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Scoperti altri due telefonini con sim nel carcere La Dogaia

Da settembre 2024 sequestrati 70 dispositivi

Non si interrompe il flusso di rinvenimenti all’interno della casa circondariale della Dogaia di Prato, dove continuano a emergere dispositivi telefonici occultati nelle celle. L’ultimo intervento risale alla mattina di martedì 28 aprile, quando la polizia penitenziaria ha sequestrato altri due telefoni cellulari, entrambi dotati di Sim attiva. Il ritrovamento è avvenuto nel reparto di Media sicurezza grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici in grado di intercettare segnali radio riconducibili ad apparati di comunicazione. Uno degli smartphone è stato individuato all’interno di una piccola botola tecnica situata tra due celle, mentre un secondo dispositivo, di dimensioni ridotte, era nascosto in un incavo ricavato alla base di una parete, all’interno della cella occupata da due detenuti italiani. A fare il punto è la Procura della Repubblica di Prato, guidata dal do Luca Tescaroli, che in una nota evidenzia la dimensione del fenomeno. Dal settembre 2024 ad oggi, all’interno dell’istituto sono stati sequestrati complessivamente 70 telefonini, di cui 43 solo nel corso del 2025. Restano inoltre attivi diversi codici IMEI riconducibili a dispositivi presenti nei reparti di Alta e Media sicurezza, a conferma della possibile circolazione di ulteriori apparecchi non ancora individuati. Le verifiche avrebbero inoltre fatto emergere la disponibilità di connessioni internet non autorizzate in capo ad alcuni detenuti. In più casi, secondo quanto riportato dalla Procura, sarebbero stati riscontrati profili attivi sulla piattaforma TikTok gestiti dall’interno del carcere.

Il quadro investigativo non riguarda soltanto i telefoni. Nel medesimo periodo sono stati sequestrati anche ingenti quantitativi di stupefacenti: circa due chili e mezzo di cannabinoidi, due etti e mezzo di cocaina, cinque grammi di eroina, due grammi di ecstasy e una quantità minima di anfetamina. La droga, secondo quanto ricostruito, sarebbe stata introdotta attraverso modalità differenti: durante i colloqui familiari, al rientro dai permessi dei detenuti, tramite spedizioni postali e persino con lanci dall’esterno mediante fionde, frecce e droni.

Le attività di controllo proseguono con il supporto della polizia penitenziaria e anche grazie alle collaborazioni interne, in un contesto investigativo che punta a ricostruire l’intera rete di introduzione e gestione dei dispositivi illeciti all’interno dell’istituto.