L'operazione
|L’euro falso che ingannava le macchine: blitz a Prato contro la zecca clandestina
I fermati sono in carcere
Monete da due euro praticamente perfette, capaci di superare anche i controlli elettronici dei cambia-monete e delle slot machine. Dietro, secondo gli investigatori, un’organizzazione transnazionale radicata nel Pratese, con collegamenti tra Italia, Cina, Germania e Belgio.
È il quadro emerso dall’operazione coordinata dalla Procura di Prato che ha portato al fermo di cinque persone, tutte ritenute coinvolte, a vario titolo, in una vasta attività di produzione e distribuzione di monete contraffatte.
L’indagine, avviata nel novembre 2025, ha già consentito di sequestrare circa 20 mila monete false da due euro, rinvenute soprattutto nei cambia-monete delle sale slot-video lottery della provincia. Secondo la Procura, il livello della contraffazione era “straordinario”, tanto da riuscire a eludere anche i più sofisticati dispositivi elettronici di controllo.
Determinanti gli accertamenti del Centro nazionale analisi monete della Zecca dello Stato, che hanno individuato una nuova e particolarmente insidiosa tipologia di falso. Le monete, spiegano gli investigatori, erano realizzate con componenti industriali prodotti in Cina — gli “inner” e “ring” che compongono le monete bimetalliche — importati poi in Europa attraverso hub logistici in Germania e Belgio.
Una volta assemblate, le monete riproducevano peso, dimensioni e caratteristiche magnetiche degli originali. Tra le riproduzioni figuravano anche diverse versioni commemorative italiane ed europee, comprese emissioni dedicate all’Aeronautica Militare, alla Coppa del Mondo di rugby e al trentesimo anniversario della bandiera dell’Unione europea.
Le indagini, condotte con il supporto del Nucleo operativo antifalsificazione monetaria dei Carabinieri e con la collaborazione di Europol e della Zecca dello Stato, hanno portato alla scoperta di due zecche clandestine: una all’interno di un’officina metallurgica nell’area rurale di Quarrata e un’altra in via Paoli, a Prato.
Secondo gli inquirenti, tre dei fermati avrebbero avuto un ruolo diretto nella produzione delle monete e nella gestione delle basi operative, mentre altri due si sarebbero occupati della distribuzione verso i canali dello smercio.
La Procura ha disposto i provvedimenti urgenti ritenendo concreto il rischio di fuga degli indagati, alcuni dei quali avrebbero manifestato l’intenzione di trasferirsi all’estero. I fermati sono stati associati al carcere di Prato.
Restano ora aperti gli sviluppi internazionali dell’inchiesta: sono infatti in corso attività investigative e di cooperazione con altri Paesi europei e con la Repubblica Popolare Cinese per ricostruire l’intera rete di approvvigionamento e distribuzione delle monete false.
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