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Barboncini dissequestrati: la Procura non ci sta e fa ricorso in Cassazione

Il pm “smonta” punto per punto la decisione del Riesame

La battaglia legale attorno al caso del “Maleficent Kennel”, l’allevamento di cani barboncini di Castelfranco di Sotto gestito da Roberta Rubini, si sposta a Roma. Il Pubblico Ministero di Pisa, dottoressa Miriam Pamela Romano, ha infatti presentato un ricorso formale alla Suprema Corte di Cassazione per annullare l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame ha recentemente disposto il dissequestro e la restituzione degli animali.

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Secondo la Procura pisana, il provvedimento del Riesame sarebbe affetto da un “evidente vizio di motivazione” e basato su argomentazioni ritenute illogiche e contraddittorie. L’indagine delle Fiamme Gialle era culminata con il sequestro dell’allevamento dove erano state riscontrate numerose irregolarità edilizie: manufatti abusivi come platee in calcestruzzo, box, teloni e un modulo abitativo con scarichi e pozzo, tutti realizzati senza autorizzazioni e nonostante il parere contrario della Regione Toscana. Ma l’aspetto centrale dell’inchiesta aveva rigurdato soprattutto le condizioni dei 101 cani presenti nella struttura. Secondo l’accusa, gli animali sarebbero stati tenuti in forte sovraffollamento, fino a 11 per recinto, in spazi e con materiali non idonei, con una situazione descritta dai veterinari dell’Asl Toscana Centro e dai tecnici Enpa come di “sofferenza psico-fisica diffusa e non occasionale”, legata a pratiche di riproduzione intensiva. Nel capo d’imputazione si parla anche di maltrattamenti e lesioni, tra cui interventi come la conchectomia su due esemplari di cani da pastore, eseguita per finalità estetiche, oltre a casi di ferite e patologie non curate.

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La difesa del Riesame aveva invece motivato il dissequestro sostenendo che il blitz fosse stato condotto con un uso ritenuto sproporzionato di mezzi e uomini e che solo una parte limitata degli animali presentasse patologie evidenti. Tuttavia, la Procura contesta anche questo punto, sottolineando come sarebbero stati ignorati elementi rilevanti, tra cui il danno edilizio e la mancata verifica effettiva dei legittimi proprietari degli animali, alcuni dei quali risultavano intestati a terzi solo dopo i controlli della Guardia di Finanza, secondo l’ipotesi accusatoria per aggirare i sigilli. Nel ricorso firmato dalla dottoressa Miriam Pamela Romano, l’ordinanza viene quindi contestata punto per punto, chiedendo alla Cassazione di riconsiderare l’intero quadro e di ripristinare le misure di sequestro, a tutela degli animali e per impedire la prosecuzione dell’attività ritenuta irregolare. La parola passa ora alla Suprema Corte, che dovrà decidere se confermare la linea del Riesame o accogliere la richiesta della Procura pisana.