Logo
L’ombra del neonazismo tra i banchi di scuola: armi, pedopornografia e odio razziale

Blitz a Siena, 13 minorenni nei guai

Massiccia operazione della Digos nel senese: perquisizioni a tappeto e sequestri shock. Tra le accuse anche l’apologia del fascismo e del nazismo. Un terremoto silenzioso ha scosso all’alba le tranquille colline del senese, svelando uno scenario torbido e inquietante sotterrato nelle stanze, reali e virtuali, di un gruppo di giovanissimi. Tredici ragazzi, tutti minorenni e residenti nella provincia di Siena, sono stati denunciati a piede libero dalla Polizia di Stato al termine di una complessa e fulminea attività investigativa battezzata in codice Operazione “Format 18”. Le accuse formulate dagli investigatori della Digos pesano come macigni e disegnano una deriva ideologica e criminale che lascia sgomenti: si va dalla detenzione illegale di armi alla detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, fino alla propaganda di idee fondate sull’odio razziale ed etnico, nonché all’apologia dei movimenti fascista e nazista. Un mix letale di estremismo politico, violenza simbolica e reati telematici consumati all’ombra della spensieratezza adolescenziale.

Il nome in codice del blitz, “Format 18”, evoca tra l’altro sinistri richiami ideologici: nella simbologia dell’estrema destra neonazista, infatti, i numeri 1 e 8 corrispondono alla prima e all’ottava lettera dell’alfabeto (A e H), acronimo e firma cifrata che rimanda direttamente al nome di Adolf Hitler.

L’operazione è scattata nelle prime ore del mattino con l’esecuzione di decreti di perquisizione locale e personale emessi dalla competente Autorità Giudiziaria per i minorenni. Gli agenti della Digos hanno setacciato le abitazioni degli indagati, procedendo al sequestro di materiale ritenuto di fondamentale importanza investigativa.

Secondo quanto emerso nel successivo aggiornamento della Questura di Siena, nelle abitazioni di due dei minorenni sono stati trovati e sequestrati un fucile a doppia canna perfettamente funzionante e cartucce calibro 9. Gli investigatori hanno inoltre acquisito smartphone, computer e supporti informatici dai quali sarebbero emerse chat di gruppo dal contenuto suprematista e neonazista, oltre a numerosi file e immagini di carattere pedopornografico.

Nel materiale analizzato dagli agenti comparirebbero anche video di aggressioni, messaggi d’odio contro immigrati e persone Lgbtq+, riferimenti a Hitler e Mussolini, immagini di armi e discussioni sulla possibilità di reperire pistole, tirapugni, balestre ed esplosivi artigianali. In alcune conversazioni sarebbe stata persino ipotizzata l’organizzazione di ronde punitive contro stranieri, progetto che però — secondo gli inquirenti — non sarebbe mai stato concretizzato.

La Questura di Siena mantiene al momento il massimo riserbo sulle dettagli personali dei tredici indagati per tutelare la loro minore età, ma la gravità del quadro indiziario ha spinto i vertici della Polizia di Stato a rendere nota la vicenda.

Ciò che emerge con chiarezza, in attesa dei riscontri tecnici sui dispositivi sequestrati, è la capillarità di un fenomeno di radicalizzazione giovanile che ha trovato terreno fertile nel web e nelle chat private. La comunità senese si risveglia attonita di fronte a un’inchiesta che squarcia il velo su una realtà sommersa, dove simboli storici di morte e discriminazione erano diventati il collante identitario di una banda di ragazzini.