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Alba di manette a Pisa e Vicenza: smantellata la banda delle rapine

Impegnati oltre 100 Carabinieri

Un’operazione scattata alle prime luci del giorno ha portato a una raffica di arresti e perquisizioni tra Toscana e Veneto, con particolare attenzione alle province di Pisa e Vicenza. Nel mirino degli investigatori un presunto gruppo criminale, ritenuto responsabile di furti e rapine messi a segno nelle due regioni negli ultimi mesi. l blitz, coordinato dalla Procura di Vicenza, ha visto impegnati circa cento Carabinieri supportati da reparti speciali dell’Arma per eseguire diverse misure di custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la banda avrebbe agito con modalità organizzate e collaudate, colpendo abitazioni e attività commerciali nelle due regioni. Durante le perquisizioni domiciliari, i militari hanno cercato armi, strumenti utilizzati per i colpi e parte della refurtiva accumulata dal gruppo.

All’operazione hanno preso parte anche le Aliquote di Primo Intervento (Api), le Squadre Operative di Supporto (Sos) e le unità cinofile, impiegate per garantire la sicurezza delle operazioni e per il controllo capillare degli obiettivi individuati dagli inquirenti.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza, ha portato ad emettere diverse ordinanze di custodia in carcere nei confronti di altrettanti indagati: “L’inchiesta, si legge in una nota, punta a disarticolare un radicato e pericoloso sodalizio criminale di matrice sinta, dedito in maniera sistematica alla commissione di rapine e furti”.

I dettagli 

Un’articolata indagine dei Carabinieri ha portato all’arresto di quattro persone ritenute responsabili di una violenta rapina in abitazione avvenuta nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2025 a Malo, nel Vicentino. Un’operazione complessa che ha coinvolto più territori e che, secondo gli investigatori, ha fatto emergere un gruppo criminale strutturato con base logistica tra Toscana e Veneto. Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza, dottor Matteo Mantovani, su richiesta del sostituto procuratore dott. Hans Roderich Blattner, che ha coordinato le indagini. L’operazione è scattata all’alba tra Torrebelvicino (Vicenza), Pontedera  e Pisa, con un imponente dispiegamento di forze: oltre 100 Carabinieri dei Comandi Provinciali di Vicenza e Pisa, supportati da unità cinofile, Aliquote di Primo Intervento e Squadre Operative di Supporto.

L’irruzione nella villa e la violenza sui coniugi
Secondo la ricostruzione, il commando — composto da quattro uomini con abiti scuri e volto coperto — avrebbe fatto irruzione intorno alle 23:40 nella villa di Malo, sorprendendo il proprietario mentre si trovava in giardino con il cane. Le vittime sarebbero state immobilizzate e legate con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito sarebbe stato sottoposto a violenze, tra cui getti d’acqua gelata, mentre la donna minacciata con un bisturi puntato al volto. Sotto minaccia, i rapinatori si sarebbero fatti consegnare le chiavi delle casseforti, portando via un bottino stimato in almeno 50.000 euro tra orologi di lusso (Piaget, Baume & Mercier, Longines), gioielli e pietre preziose degli anni ’60.

Il piano: Pisa, documenti falsi e auto a noleggio
Le indagini indicano una pianificazione accurata. Il gruppo sarebbe partito dalla provincia di Pisa utilizzando una DR5 noleggiata presso lo scalo aeroportuale toscano. Per il noleggio sarebbero stati utilizzati documenti e patenti serbe contraffatte intestate a una falsa identità, “Elia Simic”, con foto riconducibile a un soggetto latitante. Per eludere i controlli, i membri del commando avrebbero utilizzato telefoni con schede dedicate intestate a prestanome stranieri. Una volta arrivati nel Vicentino, avrebbero sottratto le targhe di un’auto in sosta a Schio, applicandole con fascette da elettricista al veicolo a noleggio.

Gps celle e videosorveglianza: la ricostruzione
Fondamentali per l’indagine i sistemi di videosorveglianza, i tracciati GPS del veicolo e l’analisi delle celle telefoniche, che hanno permesso di ricostruire con precisione gli spostamenti del gruppo tra Toscana e Veneto.

La svolta del Ris di Parma
Decisivo l’intervento del Ris di Parma, che ha isolato e identificato impronte digitali di due indagati sulla scena del crimine, ritenute elemento centrale per il quadro accusatorio.

Il basista in Veneto
Gli investigatori hanno individuato un uomo residente a Torrebelvicino come basista locale: avrebbe fornito supporto logistico, ospitalità e assistenza negli spostamenti prima e dopo il colpo.

Il collegamento con la villa di Verona
Durante le indagini è emerso anche un episodio precedente: due degli arrestati, con altri complici toscani, si sarebbero introdotti il 18 marzo 2025 in una villa di Verona sottoposta a sequestro giudiziario, dove erano stati rinvenuti i cadaveri mummificati di due coniugi. L’intervento dei cittadini avrebbe fatto scattare l’allarme, costringendo il gruppo alla fuga e all’abbandono di attrezzi da scasso e di un’auto poi denunciata come rubata dal padre di uno degli indagati. Successivamente, il basista avrebbe organizzato il recupero dei fuggitivi e il rientro verso la Toscana con un’auto di staffetta. Secondo gli inquirenti, non è stato possibile accertare eventuali furti nella villa di Verona, anche per l’assenza di un inventario dei beni e l’isolamento delle vittime decedute.

Custodia cautelare in carcere
Il Gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e concreto rischio di reiterazione dei reati, disponendo la custodia cautelare in carcere per tutti gli indagati.