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Convocateci dal vivo, lavoratori dello spettacolo in piazza

Iniziativa trasversale perché "la Cultura è di tutti e tutte e non può essere elitaria"

Convocateci dal vivo. Con questo slogan, sabato 30 maggio scendono in piazza i lavoratori dello spettacolo. “Lo stato di emergenza determinato dalla pandemia da covid 19 – spiegano – ha dato prova inequivocabile della precarietà strutturale in cui versano lavoratrici e lavoratori legati al mondo dello spettacolo dal vivo, non riconosciuti come categoria, costantemente definanziati e marginalizzati, confinati in una forma di emergenza continua.

Questo comparto lavorativo, troppo spesso considerato superfluo e meno rilevante in termini economici, oggi come ieri soffre perché privo di forme di tutela sociale che preservino e remunerino dignitosamente le competenze artistiche e tecniche che concorrono alla realizzazione di spettacoli ed eventi culturali. Non esistono ammortizzatori sociali né forme contrattuali adeguate e alla maggior parte dei lavoratori è negata la possibilità di sospensione dal lavoro in caso di maternità, infortunio o malattia.

La fase emergenziale ha così svelato una profonda contraddizione. Se da una parte la reclusione ha accresciuto la fame d’arte dimostrando a tutti quanto sia indispensabile la fruizione di musica, danza, poesia, cinema e teatro, dall’altra i tanti equivoci ed errori attorno alla cassa integrazione in deroga, alle indennità, ai contributi versati senza avere diritto alle politiche a sostegno del reddito hanno reso evidente la necessità di un cambiamento radicale nel codice normativo a che ci siano tutele adeguate a sostegno di un settore che è per sua natura dominato dall’intermittenza.

Mentre le attività culturali sono state sospese, i professionisti dello spettacolo sono usciti dall’invisibilità del ‘dietro le quinte’ organizzandosi in un coordinamento nazionale, diramato in coordinamenti regionali, per discutere lo stato di emergenza permanente del settore in Italia e affrontare tutte le contraddizioni e i problemi che si sono accumulati nella cosiddetta normalità e che adesso rischiano di esplodere, come lascia presagire la riapertura dei luoghi di cultura e spettacolo dal vivo prevista per il 15 giugno.

L’ultimo Dpcm sulle misure anticontagio, infatti, regolamenta tecnicamente l‘impossibilità di realizzare attività culturali e facilita la ripresa del settore solamente per i grandi organizzatori, rischiando così di rimarcare ipersfruttamento, lavoro nero e risparmio sulle norme di sicurezza. Di risposta a ciò il Coordinamento ha chiesto formalmente e ora pretende un incontro con Governo, sindacati e istituzioni per l’attivazione di un reddito di continuità che tuteli e garantisca i singoli settori fino alla piena ripresa e di un tavolo immediato di confronto tecnico-istituzionale sulla riapertura che abbia come prioritari i temi della salute per lavoratori, lavoratrici e pubblico, dei protocolli di sicurezza, dei finanziamenti pubblici e degli strumenti di riforma, sia per la ripartenza in presenza, che per una virtualità effettivamente sostenibile e democratica.

Dopo aver inviato, il 19 maggio scorso, il Documento Emergenza alle Istituzioni, i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo lanciano ora una mobilitazione nazionale dando appuntamento a tutte le figure lavorative che operano nella cultura e nello spettacolo e a tutta la società civile sabato 30 maggio nelle principali città italiane. L’iniziativa, è aperta e trasversale per ribadire che la Cultura è di tutti e tutte e non può essere elitaria, che la cultura è un bene sociale, civile ed economico, è un bene primario e proprio poiché la Cultura e lo Spettacolo sono un servizio e una funzione fondamentale delle comunità e della società, sono anche un lavoro”.

La manifestazione toscana a sostegno della cultura, dello spettacolo e delle sue maestranze si terrà a Firenze in piazza della Repubblica alle 17. Tutte le persone che intendono partecipare sono invitate ad indossare la mascherina e ad adottare tutti i dpi necessari per garantire la riuscita del presidio in totale sicurezza.

Le maestranze dello spettacolo e della cultura sono invitate a portare in piazza i “simboli” della propria professione, “resteremo immobili con i nostri strumenti di lavoro. Siamo sempre stati invisibili. Approfittiamone per renderci visibili e per dimostrare che la nostra è una professione e come tale va trattata, tutelata e considerata”.

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