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La collina di Moriolo, apre ricordando le vittime del covid il centro culturale in ricordo di don Luciano foto

Ispirandosi all'antologia di Spoon River, Mancini e don Ricciarelli hanno preparato i testi. Ci saranno anche musica e danze

Ispirandosi al poeta dell’antologia di Spoon River ma procedendo liberi, Andrea Mancini e don Francesco Ricciarelli hanno preparato i testi per fare memoria dei morti di coronavirus. Una memoria che si intreccerà con quella di Lindsay Kemp e di don Luciano Marrucci (qui), che sulla collina di Moriolo aveva creato il suo buen retiro ed è sepolto nel suo piccolo cimitero.

Domenica 28 giugno alle 17, ai morti che il covid 19 ha lasciato negli ospedali, senza funerale né l’ultimo saluto da parte dei cari, sarà dedicata una liturgia della Parola nel cimitero di Moriolo, inframezzata dalle danze di Daniela Maccari allieva di Lindsay Kemp, dalle poesie recitate dagli attori Silvia Bagnoli e Paolo Giommarelli e dalle canzoni di don Mario Costanzi.

Per un evento che è memoria e omaggio ma anche inizio, di un percorso che punta a fare de La collina di Moriolo un centro culturale costituito da una chiesa, una foresteria e da una serie di spazi chiusi e aperti, compreso il cimitero, che ospiterà eventi culturali raccogliendo l’eredità di don Luciano Marrucci e dei tanti protagonisti del teatro, della pittura, della poesia, che erano saliti sulla collina in cerca di conforto, in cerca di parole.

Don Luciano, per quasi 15 anni direttore artistico dell’Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, è vissuto proprio in questi luoghi, modificandoli secondo il suo gusto, anche come sacerdote della chiesa di San Germano.
Di don Luciano, don Ricciarelli ha raccolto il testimone, diventando tra l’altro parroco di Santa Maria in Valdegola, che oltre a Moriolo, riunisce La Serra, Corazzano e Balconevisi. Lui racconta come il suo predecessore “avesse elaborato un’idea di Teatro dello Spirito ed è proprio a partire da quell’idea e soprattutto in quelli stessi luoghi, che vorremmo costruire il nostro cenacolo. Quegli spazi, che, insieme ai colli vicini, don Marrucci considerava poeticamente come il dorso di un cammello. Un dorso con vista, sulla sua città, San Miniato, vicina, ma appunto anche lontana. Anche a noi piacerebbe allevare le nostre capre, che potrebbero chiamarsi attori o poeti e poi anche persone comuni, vogliose di testimonianze e appunto di parole”.

“In tanti – spiega Marzio Gabbanini, presidente della Fondazione Istituto Dramma Popolare che patrocinerà l’iniziativa – hanno dedicato brani lirici e teatrali all’incontro con i defunti e citiamo per tutti l’Alighieri e il suo immenso poema. Hanno in genere scelto illustri esempi, sia di persone, sia di poesia, tanti i riferimenti al passato, alla lirica classica. C’è invece almeno un poeta che ha lavorato diversamente. Stiamo parlando di Edgar Lee Masters che ha dedicato le sue liriche alla banalità del mondo con una scrittura a partire dalla lingua di tutti i giorni, vuota di artifici letterari”.

Nella foresteria verrà allestita una mostra di quadri di Stefano Renieri, il pittore di Corazzano recentemente scomparso, che tanto era legato a questi luoghi e al parroco poeta don Marrucci. Ci saranno anche altri spazi di lavoro, almeno sulla carta, cioè una fornitissima biblioteca teatrale, un luogo di proiezione, un luogo di ristoro, il tutto rispettando direttive e distanze di sicurezza.

“Da tempo ci sto pensando – dice Mancini – ma adesso, in quest’epoca di coronavirus, tutto mi è parso più urgente, a me come a don Francesco che di questo luogo è titolare”.

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