Palazzo Migliorati, il giardino guarda a Napoleone: la scoperta prima dei nuovi lavori foto

Il colpo d'occhio non è solo sulla vallata, ma secondo un'ipotesi anche alle gesta del condottiero legato a San Miniato

Una delle finalità è “allungare San Miniato”. Questo è uno degli effetti legati al restauro del giardino di palazzo Migliorati su piazza XX settembre. Il secondo lotto di lavori partirà dopo l’estate e il recupero degli spazi interni e l’inserimento del giardino nel sistema museale del comune sarà possibile riscoprire un gioiellino paesaggistico e botanico posizionato in una zona poco conosciuta. Cittadini e turisti saranno così spronati a non fermarsi a piazza Bonaparte e a proseguire. Il giardino, che secondo l’architetto che ha seguito i lavori Alessandro Baldassari è ragionevolmente collocabile tra la fine del ‘700 e l’inizio ‘800, adesso è in condizioni precarie e con vegetazione incolta. Per questo, è stato finanziato il secondo lotto grazie al contributo di 43mila della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e di Crédit Agricole e di altri 43mila euro del comune.

Per di più che un legame con Napoleone Bonaparte potrebbe esserci, da quanto emerge da alcune interpretazioni e ipotesi sulla forma del giardino e sul simbolismo delle aquile. “Lo studio – ha detto il sindaco di San Miniato Simone Giglioli – effettuato su questo angolo di paradiso per la bellezza che racchiude e la vista sulla valle dell’Arno, ci ha permesso di portare alla luce un elemento di grande rilevanza storico artistica, che sancisce ancora di più il legame di Napoleone Bonaparte con la città di San Miniato”. Tuttavia, questa è solo una delle ipotesi, e a dire il vero non è nemmeno la più accreditata. L’altra interpretazione storica, che convince maggiormente anche la sovrintendenza è che quel giardino sancisse l’unione tra le famiglie Stefani e Migliorati, data la presenza dei relativi stemmi.

I lavori

Il recupero di giardino Migliorati, come ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici Marzia Fattori, si inserisce all’interno di un masterplan del 2014 con l’obiettivo di fare una ricognizione di tutti i luoghi d’interesse del centro storico per una loro valorizzazione. “Un giardino legato da un doppio vincolo – ha spiegato Fattori -: storico-artistico e paesaggistico per la sua area panoramica. Gli interventi si sono divisi in due lotti: il primo, già concluso, ha visto il riallineamento delle colonne d’ingresso e del muro di cinta sul fronte strada, il secondo riguarda il risanamento delle componenti arboree, dei viali pedonali e dell’interno”.

L’area del giardino era già visibile dal catasto leopoldino e le prime foto risalgono a inizio ‘900. Rispetto all’area raffigurata nel catasto leopoldino il giardino è stato oggetto di notevoli riduzioni avvenute nel corso degli anni, come ha riscontrato l’architetto Alessandro Baldassari a cui è stato affidato il progetto di recupero e restauro. “Il confine ad est del giardino – spiega Baldassari – appare particolarmente degradato e scadente, mentre a nord è stato oggetto di un ampliamento. Sul confine ovest l’area del giardino ha subito una mutilazione dovuta alla cessione di una parte, per realizzare un accesso laterale al fabbricato confinante. Questo confine oggi è costituito da un’alta siepe ma, osservando la pianta, appare evidente la parziale cancellazione del disegno subita a seguito di questa operazione”.

Nel tempo il giardino ha subito diverse variazioni e aggiunte di piante, alcune che si integrano alla perfezione con il contesto, altre decisamente spurie. “È stata tagliata una fetta di siepe – ha detto l’architetto Baldassari – per consentire a un’abitazione di entrare. Noi andremo a ricostruire la siepe, cercheremo, grazie alla valutazione di un agronomo paesaggista, di recuperare le piante originali e di riformare il giardino esattamente com’era. Sarà creata, da un lato anche una spalliera rampicante che schermi l’edificio confinante che è di qualità architettonica modesta. Saranno messe in opera l’impianto di irrigazione, ripristinata la pavimentazione in ghiaino, restaurata la vasca che raccoglie con le fondazioni sotterranee l’acqua piovana e installate quattro panchine e un impianto di illuminazione per i viali”. Una volta iniziati i lavori, la durata non dovrebbe superare i tre mesi.

Il principale elemento architettonico del giardino è la vasca di raccolta dell’acqua, circondata da un anello in pietra chiara e chiusa da una cancellata moderna, realizzata per motivi di sicurezza, che ripete lo schema del cancello. Al centro della vasca, in cattivo stato di conservazione, si trova una colonna intonacata, sulla quale è posta una statua in terracotta che rappresenta la flora tipica all’interno dei giardini. Sul bordo della figura è presente un bollo impresso dalla manifattura che l’ha realizzata, la Fornace Altoviti di Rignano sull’Arno che, con molta probabilità, ha realizzato anche le maestose aquile poste sui pilastri del giardino e quella sulla facciata del Palazzo Migliorati, al disotto dello stemma di famiglia.

Le ipotesi

Dalla volontà di recuperare un bene prezioso da un punto di vista paesaggistico sono emerse delle rilevazioni di carattere storico non indifferenti. Al momento sono tutte ipotesi che derivano dallo studio della piantina del giardino, ma comunque plausibili. È lo studio della forma delle aiuole ha svelato una lettura che, fino ad ora, non era mai stata fatta. “Orientando la pianta in direzione nord sud col Palazzo Migliorati a fare da sfondo, è possibile ipotizzare un particolare disegno del giardino – spiega l’assessore Fattori -. La presenza di aquile nel palazzo Migliorati e nei suoi annessi è nota: un’aquila è posta sul portale di accesso al Palazzo, al disotto dello stemma della famiglia, altre due sui pilastri che costituiscono l’accesso al giardino. È difficile pensare che si tratti di interventi decorativi, basti pensare che le aquile sono presenti nelle prime immagini fotografiche del giardino. Tra tutte le ipotesi che è possibile mettere in campo – continua l’assessore ai lavori pubblici -, una prende in considerazione un interesse specifico di un membro della famiglia Migliorati agli intenti politici di Napoleone Bonaparte: da qui si deduce l’importanza dell’aquila che ritroviamo non solo nello stemma e sui pilastri, ma anche nella disposizione delle aiuole, all’interno del giardino, disegno fino ad oggi rimasto nascosto”. Di qui la teoria del legame con Napoleone. In sostanza, capovolgendo la piantina, si nota che le siepi e le aiuole formano apparentemente un’aquila. La seconda ipotesi, meno plateale, ma forse più credibile è che il rapace sia il simbolo del rapporto di matrimonio tra la famiglia Migliorati e Stefani: nel 1736, infatti, si unirono in matrimonio Vincenzo Migliorati e Maria Maddalena Stafani. Lo stemma della famiglia Stefani è costituito da un’aquila bicipite e all’archivio di Stato di Firenze è conservata la prova dello stemma partito contenente sia l’emblema della famiglia Migliorati sia quello degli Stefani.

“Quale che sia l’ipotesi più veritiera – ha detto l’architetto – è un fatto importante e questo ci ha condotto alla conservazione di tutte le specie all’interno del giardino e a una valorizzazione del suo disegno. Dalla rilevazione di un agronomo paesaggistico è stato possibile distinguere quelle originali da quelle introdotte dopo, per esempio l’unica palma presente, magari soltanto per il semplice vezzo di qualcuno”.

“Questa scoperta sottolinea – per Giglioli -, una volta di più, la necessità di recuperare questo spazio, un piccolo polmone verde nel cuore del nostro centro storico che vogliamo restituire alla cittadinanza ed inserire, appena possibile, nel nostro percorso museale, in modo da valorizzare anche l’altra parte del centro storico. Ringrazio la Fondazione Cassa di risparmio di San Miniato e Crédit Agricole per la sensibilità che dimostrano ancora una volta nel sostenere le bellezze storico artistiche del nostro territorio e sono sicuro che, recuperare questo spazio, sia anche il modo migliore di valorizzare piazza XX settembre e tutta l’area circostante così ricca di storia”.

“Siamo felici – ha detto il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di San Miniato Antonio Guicciardini Salini – di contribuire al recupero di un bene storico della città di San Miniato. La Fondazione ha come obiettivo di sostenere l’arte e la cultura e sono anni che interveniamo a tutela di beni artistici e architettonici del territorio, ai quali siamo orgogliosi di poter aggiungere anche questo gioiello. Siamo felici che Crédit Agricole abbia accettato di mettere risorse a disposizione della comunità, dando alla Fondazione la possibilità di vigilare i progetti sui quali intervenire: investire in arte e cultura significa rimettere in moto il Paese”. Leggi anche Guicciardini Salini: “Saremo a disposizione quando servirà creare lavoro”

“Crédit Agricole – aggiunge Alberto Pedani responsabile commerciale Toscana centro nord di Crédit Agricole – è accanto ai territori e incoraggia la valorizzazione di spazi da vivere, proprio come il Giardino Migliorati. L’erogazione di un contributo a sostegno di questo progetto è un’ulteriore conferma della nostra volontà di essere vicini ed investire in questo territorio”.

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