La mostra di Pancrazzi a Villa Pacchiani: un’indagine tra realtà e percezione

A cura di Ilaria Mariotti, sarà inaugurata sabato (17 ottobre)

Luca Pancrazzi torna in Toscana per una mostra personale pensata per gli spazi di Villa Pacchiani e che intende essere un percorso attraverso opere che appartengono a periodi diversi della carriera dell’artista e che si focalizza su alcuni aspetti della sua amplissima produzione rappresentati da lavori germinali che hanno generato nel tempo lunghe serie e complesse circonvoluzioni. Sabato (17 ottobre) alle 16 a Villa Pacchiani l’amministrazione comunale di Santa Croce sull’Arno inaugura la mostra Ombre, proiezioni, ribaltamenti, vuoti improvvisi e inversioni a cura di Ilaria Mariotti. Una mostra che raccoglie installazioni, dipinti, fotografie, video, tappe essenziali, che, nel loro procedere, sostanziarsi, ribaltandosi e invertendo la rotta, costituiscono un percorso ricco e articolato.

Uno dei grandi temi rappresentati dal percorso è quello della costruzione di dispositivi attraverso i quali l’immagine viene costruita ex novo, tradotta da altri medium, trasferita, cancellata, proiettata. Dispositivi che costruiscono l’opera attraverso il modo in cui essa viene recepita dal nostro occhio e dal nostro cervello, attraverso mancanze e proiezioni, trasmigrazioni ed elaborazioni. Per Pancrazzi il soggetto è un punto di partenza, l’opera si fa attraverso la sua percezione, il “cosa” è un fatto soggettivo perché la percezione è personale. Il dispositivo parte dall’oggetto e trasforma l’oggettività in fatto poetico e sensibile. Pancrazzi frequenta i generi più tradizionali della pittura (la natura morta, il paesaggio) costruendo un percorso attraverso gli strumenti che consentono di mettere a fuoco il soggetto e la percezione di esso.

La mostra si apre con Città ideale (2008, mai esposto prima), una giostra di ombre, un paesaggio proiettato sulle pareti della prima sala che nasce da una serie di oggetti posati su un piano. Una tecnologia semplice, un diorama fatto di oggetti, di ombre e di luci che introduce all’idea di paesaggio, movimento, tempo, visione che sono alcuni dei grandi temi della ricerca di Pancrazzi in una mostra che si muove tra luce e ombra, tra pieno e vuoto, oggetto e immagine. L’oggetto fotografato, ritratto, rifotografato, smontato, illuminato, allontanato e avvicinato attraverso la traduzione da scatto fotografico a gesto pittorico, sottratto o ingrandito, filtrato, parzialmente cancellato, si trasforma alla nostra vista, ci spinge a interrogarci su cosa è il reale e cosa la sua immagine sedimentata attraverso il tempo di esecuzione, di lavoro, di osservazione.

La sequenza di lenti che viene usata per mettere a fuoco la polvere che si deposita progressivamente su un piano nel tempo di durata della mostra (Polvere contemporanea, 2019), una telecamera che è il soggetto del video che la vede smontata in pezzi (Skip Intro, 2003), una scala cromatica (Interno (Control Paches), 1991) sono gli strumenti effettivi, dipinti, rappresentati, ripresi che inquadrano il processo di visione di un oggetto e stabiliscono il rapporto con la sua rappresentazione.

Gli oggetti sono sottoposti a un continuo processo di trasformazione, dematerializzazione e traslitterazione: si dipingono le sole ombre proiettate (Shadowland, 2012), i vuoti (I pieni e i vuoti si assomigliano ma non nel numero, 1991) tradotti in velature bianche che compongono i paesaggi dipinti dove la natura che è anch’essa riflessione sull’artificio.

Il percorso di mostra si snoda attraverso continui rimandi interni, riguardo ai soggetti e al metodo, ricca di suggestioni che riguardano la ricerca dell’artista, il suo procedere attraverso sperimentazioni, punti di arrivo e ripartenze. In occasione della mostra verrà pubblicato il volume che accoglierà il percorso fotografico e altri lavori in stretta dipendenza con contributi di Ilaria Mariotti e Elio Grazioli. La mostra è realizzata con la collaborazione di Crédit Agricole Italia SpA.

L’artista

Luca Pancrazzi nasce a Figline Valdarno (Firenze) nel 1961. Vive e lavora tra Milano e la Finlandia. Dopo gli studi liceali e accademici a Firenze, nella seconda metà degli anni Ottanta viaggia negli Stati Uniti, dove lavora presso Jo Watanabe Studio alla realizzazione di grafiche e wall drawings di Sol Lewitt e poi a Roma nello studio di Alighiero Boetti.

Dagli anni Novanta è autore di una ricerca basata sull’analisi del medium artistico, sulle sue ramificazioni, sulle possibilità creative dell’errore e dell’uso composito di tecniche e materiali. Lo spazio metropolitano e il paesaggio, nella loro continuità con lo sguardo antropico che li definisce, sono i temi trattati con più assiduità. Si esprime attraverso la pittura, il disegno, la fotografia, il video, l’installazione ambientale, la scultura, azioni in condivisione con altri artisti e progetti editoriali.

Tra i progetti che lo vedono tra i fondatori ricordiamo: Importé d’Italie (1982), ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (1986), De-ABC (2002), dal 2010 Madeinfilandia e dal 2015 Spazio C.O.S.M.O. a Milano. Inizia a mostrare sin dalla seconda metà degli anni Ottanta e dal 1996 viene invitato a partecipare ad una serie di esposizioni internazionali tra cui la Biennale di Venezia (1997), la Triennale di New Dehli (1997), Biennal of Cetinje (1997), Triennale di Vilnius (2000), Whitney Museum of American Art at Champion (1998), Biennal of Valencia (2001), Moscow Biennal of Contemporary Art (2007), Quadriennale di Roma (2008). Alcune tra i numerosi spazi pubblici che hanno presentato il suo lavoro: P.S.1 Contemporary Art Center (1999), Galleria Civica di Modena (1999), Museo Marino Marini (2000), Palazzo delle Papesse (2001), Museo Revoltella (2001), Galerie Lenbachhaus und Kunstbau (2001), GAMEC (2001), Museo Cantonale d’Arte di Lugano (2002), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci (2002), Zentrum Fur Kunst und Medientechnologie (2003), PAC (2004), MAN (2004), MART Trento e Rovereto (2005), MAMbo (2006), Macro (2007), Vietnam National Museum of Fine Arts (2007), Fondazione Pomodoro (2010), Museo per Bambini di Siena (2010), Palazzo Te,(2016).

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