Quantcast

Italia penultima in Europa per apprendimento multilinguistico

Il primato spetta ai paesi del nord: Lussemburgo guida la classifica

Più informazioni su

Dati alla mano, l’Italia non è il paese migliore dove imparare una o più lingue straniere nonostante il multilinguismo che caratterizza il suo tessuto sociale. Lo rileva un’indagine realizzata da Preply, piattaforma di apprendimento digitale, che ha analizzato attentamente 18 indicatori in 27 paesi europei per stilare una classifica finale che fornisce una panoramica eloquente relativa all’ambiente più adatto per l’apprendimento delle lingue. Ecco cosa mostrano i dati.

accessi tv

Secondo lo studio elaborato da Preply, il primo posto di questa speciale graduatoria europea è occupato dal Lussemburgo, seguito immediatamente da Svezia e Danimarca, rispettivamente al secondo e al terzo posto. In sintesi, l’Europa del centro-nord offre ai propri cittadini le condizioni migliori per acquisire o semplicemente perfezionare le competenze in una o più lingue straniere: competenze che consentono di ottenere un indubbio vantaggio competitivo in termini di opportunità lavorative e progressione di carriera. Ad affermarlo è Kirill Bigai, CEO di Preply.

L’Italia è fuori dal podio. Il suo piazzamento nella classifica realizzata dalla piattaforma digitale è al penultimo posto: 26° in graduatoria, preceduta dalla Polonia e seguita dalla Bulgaria che occupa l’ultima posizione. Sebbene il tessuto del bel paese sia intriso di piccole e grandi comunità multiculturali, il livello di apprendimento di nuove lingue da parte degli italiani risulta piuttosto basso e non incoraggiato a sufficienza in ambito pubblico e privato.

I 18 indicatori utilizzati da Preply per monitorare il posizionamento dei 27 paesi europei sono raccolti in sette categorie: il numero delle lingue ufficiali, il grado di multilinguismo, lo studio delle lingue a scuola, la padronanza della lingua straniera più conosciuta, la possibilità di apprendere nuove lingue attraverso i mezzi digitali, l’uso di sottotitoli e voiceover in programmi televisivi o prodotti cinematografici stranieri e la diversità linguistica.

Lo studio rileva inoltre luci e ombre del panorama tricolore. Ad esempio, il sito ufficiale del Governo Italiano è consultabile esclusivamente in lingua italiana nonostante la presenza sul territorio nazionale di numerose comunità multiculturali. D’altro canto, esistono anche numeri positivi. Da un lato la quantità di lingue parlate – l’Italia si classifica infatti al terzo posto in Europa – e dall’altro l’elevata percentuale di studenti che imparano una lingua straniera a partire dalla scuola primaria. In Lussemburgo, invece, questa percentuale è massima: ossia il 100% dei bambini apprende una lingua straniera fin dalla scuola primaria. Tuttavia, è importante considerare come la struttura sociale e linguistica di un paese come il Lussemburgo sia caratterizzata da una fortissima frammentazione identitaria, sotto certi punti di vista addirittura inesistente.

Per restare in tema identitario e geografico, la classifica conferma il trend delle prime tre posizioni: fino al decimo posto figurano infatti prevalentemente i paesi dell’Europa del nord, ossia Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Slovenia, Belgio ed Estonia, ad eccezione del quinto e del settimo posto dove troviamo rispettivamente Cipro e Malta, nazioni con una forte componente di lavoratori provenienti da altri paesi. Il caso emblematico è Malta, paradiso fiscale per eccellenza.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Cuoio in diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.