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FestiValdera, nell’anfiteatro di Peccioli la prima nazionale di ‘Greta’ con Vittoria Puccini foto

L'appuntamento lunedì (5 luglio) alle 21,30

Lunedì (5 luglio) alle 21,30 nell’anfiteatro Fonte Mazzola di Peccioli andrà in scena la prima nazionale dello spettacolo Greta. Prosegue così la rassegna 11Lune all’interno della terza edizione del FestiValdera intitolata Poco più che persone.

Vittoria Puccini sarà sul palco nel monologo con soggetto e drammaturgia di Michele Santeramo, musiche originali di Marco Zurzolo, eseguite dal vivo dallo stesso Zurzolo al sax e da Piero de Asmundis al piano, regia di Marco D’Amore, produzione della Fondazione Teatro della Toscana.

Greta è la mamma di Salvo. Si chiede da tempo se davvero si è madre per sempre. O se invece deve dimostrare a sé stessa di esserlo ogni giorno. A volte la solitudine è l’unica compagnia di cui si ha necessità. Greta ha bisogno di pensarsi, di ritrovare anche lei, da qualche parte nascosta, l’innocenza della spensieratezza, la voglia di dirsi ancora viva.

Dopo Vittoria Puccini, negli spazi dell’Anfiteatro Fonte Mazzola è la volta di Marco D’Amore in Salvo l’8 luglio. Gran finale all’anfiteatro del Triangolo Verde a Legoli con Toni Servillo in Candido il 12 luglio.

Tutti gli spettacoli in cartellone sono produzioni originali della Fondazione Teatro della Toscana con la drammaturgia di Michele Santeramo, autore di riferimento per gli spettacoli del Csrt, le musiche di Marco Zurzolo, e sono tutti rappresentati in prima assoluta con la direzione artistica e regia di Marco D’Amore. I testi sono scritti tenendo conto di un tema generale, dei personaggi che lo abitano, e del territorio per cui vengono prodotti: non esisterebbero se non fossero “cullati” dalla Valdera che ne ospita il debutto

Note di drammaturgia

Qui si raccontano cinque personaggi che appartengono alla stessa vicenda. Ciascuno spettacolo è fruibile in sé, ma è anche parte di un disegno narrativo più ampio. La vicenda inizia esattamente dove l’avevamo lasciata nell’estate del 2019. Angelo ha con sé un bambino, Salvo, di nove anni, e deve decidere il suo destino. Ha una caratteristica particolare questo bambino: ha occhi pieni di una quiete accesa. Ti guarda, soltanto questo, e dentro quegli occhi c’è uno sprofondo di innocenza che ti costringe a cercare la tua, che da qualche parte hai nascosto, forse, chissà quanto tempo fa, oppure hai dimenticato. Così conosciamo Angelo, Italo, Greta, ascoltiamo il punto di vista di Salvo, approdiamo a Candido.

Al centro di tutto questo c’è la volontà di interrogarsi sull’innocenza. Su cosa ne abbiamo fatto. C’è forse un pomeriggio o una mattina di tanti anni fa in cui ci siamo sentiti costretti – dalle cose della vita, dall’età che avanzava, da uno sguardo, da una necessità, da qualunque scusa – c’è una mattina o un pomeriggio di molti anni fa in cui abbiamo perduto l’innocenza con la quale guardavamo le cose. È con profonda nostalgia, con estrema malinconia, che ogni tanto ci volgiamo indietro e cerchiamo di riconoscere noi stessi in un’immagine che però è molto sfocata, in un ricordo vago, in un sentimento quasi perduto.

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