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Gronchi e Susini, così Capanne ritrova la memoria un secolo dopo foto

Un cippo e uno spettacolo per ricordare i due "fornaciai" uccisi

Un cippo commemorativo e uno spettacolo, per squarciare la polvere degli anni e celebrare la memoria di un evento quasi rimosso di 100 anni fa, quando col fascismo alle porte a Capanne di Montopoli Valdarno persero la vita in due: Artibano Gronchi e Mario Susini, socialisti e mattonai, anzi “fornaciai”.

Il progetto è curata da Anpi e si svolgerà dal prossimo 25 settembre. “Tutto parte – spiega il sindaco Giovanni Capecchi – da due strade intitolate a loro a Capanne da sempre, delle quali avevamo però perso la memoria. Via Gronchi e Via Susini, che da decenni ci raccontavano una vicenda che Anpi ha voluto approfondire”.

Era il primo dopo guerra, “la durissima realtà fatta di lavoratori che si costituivano in cooperative e cominciavano a lottare contro latifondisti e proprietari terrieri. Nacquero le leghe delle cooperative dei braccianti, che qui a Montopoli erano anche prevalentemente legate a chi faceva mattoni per edilizia e a Capanne ce n’era una molto importante. Alla tensione, i proprietari spesso reagirono spostandosi verso un potere sempre più autoritario. È così che in giro per l’Italia nascono i fasci di combattimento e una serie di azioni paramilitari contro i lavoratori. Una di queste si verificò, 100 anni fa, proprio a Capanne“.

Una sparatoria in cui morirono in due, 54 e 18 anni, che sorprese un’assemblea di costituzione di una cooperativa. “Questi eventi – quindi -nascono dalla necessità di ricordare e raccontare questa storia alle nuove generazioni“.

L’obiettivo, poi, è quello di portare avanti il progetto anche nel corso dell’anno, fino alla pubblicazione dei risultati ultimi della ricerca storica portata avanti con scrupolosità dallo storico locale e archivista Roberto Boldrini, che ha funto da base anche dello spettacolo che sarà messo in scena il 3 ottobre. Progetto che vede comune e Anpi collaborare insieme anche all’associazione Fiera del Liro Toscano, presieduta da Fabrizio Mandorlini.

“L’unica cosa – spiega Giorgio Parlanti, presidente della sezione Anpi di Montopoli e San Miniato – che ancora testimoniava di questa vicenda era nelle due vie di Capanne, che erano intitolate senza nomi, solo i cognomi. Gli stessi abitanti di quelle due strade non sapevano bene a chi fossero intitolate. Fondamentale è stata la memoria tramandata della famiglia Susini, arrivata fino a noi dal parente di uno dei due assassinati. Un periodo molto particolare, quello in cui si svolsero i fatti, con un fascismo ancora non al potere ma che già, con la complicità dei proprietari terrieri e delle istituzioni regie, seminava violenza in lungo e largo nel paese, con squadre di militanti paramilitari che davano l’assalto alle case del popolo e alle sedi dei sindacati”.

“Una memoria che spetta a noi far rivivere – spiega l’assessora alla cultura Cristina Scali –. In un’epoca, la nostra, in cui tanti ragazzi e ragazze non hanno la possibilità di sentirsi raccontare questi eventi neppure più dai nonni, tanto il tempo che ormai ci separa dai fatti. Violenze che invece accaddero anche fra noi, fra le nostre case, nei nostri paesi. Per questo nel percorso saranno coinvolte anche le scuole”.

“Erano anni difficili – aggiunge Delio Fiordispina, di Anpi –, che con il lavoro di Boldrini riusciremo ad inquadrare bene. Una riunione come quella era malvista dai primi fascisti. In quei mesi c’erano stati già grandi comizi socialisti a Marti e Capanne. Le leghe erano sempre più forti ed il loro peso si sentiva anche alle elezioni, con ben 5 consiglieri originari di Capanne eletti alle consultazioni del 1920. Il comune nel frattempo era stato commissariato dal prefetto dopo che il sindaco era stato accusato, in modo strumentale, di aver detenuto e nascosto delle armi. I fascisti partirono in 12, da Santa Croce, fino al luogo della riunione, una ‘stanza senza finestre e senza porte’, probabilmente poco più di una tettoia, che stava a metà strada fra la chiesa ed il teatrino Terreni di Capanne”.

Riunione che probabilmente riguardava una raccolta fondi per la costruzione di abitazioni per i lavoratori del settore dei mattoni. Dopo i colpi di pistola, caddero in 2, mentre in 6 furono feriti. “Il più sanguinoso evento del genere in provincia quell’anno – precisa Simone Ricotta, Anpi –. Fra gli anni 20 e 25 furono 28 le uccisioni. Quell’anno, nel 1921, in provincia furono 10, di cui 2 a Capanne”.

Gli eventi

Di qui la necessità di ricordare, che troverà nei due eventi del 25 settembre e del 3 ottobre i momenti clou, salvo poi proseguire durante l’anno. Il 25 l’appuntamento è in piazza Guido Rossa con l’inaugurazione del cippo alla memoria al monumento ai mattonai. Evento al quale parteciperanno il sindaco Giovanni Capecchi, il presidente della locale consulta Paride Fogli, il presidente Anpi Giorgio Parlanti, il cittadino capannese e parente di una delle vittime Fabrizio Susini e l’archivista Boldrini. Il 3 ottobre, invece, alle 21,15 appuntamento al teatro Terreni di Capanne per lo spettacolo dedicato a quei fatti, con ideazione e regia di Raffaella Micelli e Sabina Marmeggi e la partecipazione della locale compagnia teatrale ‘No Grazie”, composta anche da Alessandro Lo Conte, Franco Giunti, Laura Ramerini e Riccardo Sgherri.

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