Sette pietre d’inciampo per non dimenticare gli operai della Saffa foto

Spinelli: "Bisogna tenere la guardia alta, crescere con i valori dell’uguaglianza e non voltarsi di lato quando si assiste ad un sopruso"

“La memoria illumina il nostro futuro”. Con questa frase pronunciata dal palco del Nuovo Teatro Pacini da Linda Fondelli del gruppo Fucecchio è Libera si è aperta questa mattina (27 gennaio) la celebrazione del Giorno della Memoria a Fucecchio che si è chiusa con il richiamo del sindaco, Alessio Spinelli, che citando Primo Levi: “è successo ma può risuccedere”, ha lanciato il  munito ad abbassare l’indifferenza e a non voltarsi di lato di fronte ad un sopruso citando l’episodio di antisemitismo avvenuto a Venturina proprio in questi giorni.

Parole pesanti come pietre, proprio come le pietre di inciampo presentate dall’assessore alla memoria Daniele Cei, dedicate ai sette operai della Saffa che furono prelevati e radunati davanti l’azienda, portati a Firenze, e dal binario 16 tradotti nei campi di sterminio nazisti da dove non fecero ritorno. Le sette pietre che a breve verranno posizionate,  serviranno ha chiosato Cei, a farci ‘inciampare’ ogni giorno nella nostra memoria per mantenere vivo il ricordo perché  quelle brutte pagine di storia  non abbiano a ripetersi.

“Queste persone non hanno una lapide perché non fecero ritorno a casa, si sa solo che provenivano da Livorno e dintorni ed erano operari dell’industria di fiammiferi – precisa Daniele Cei – verranno ricordati con sette pietre ricoperte in ottone con indicati i loro dati anagrafici per tenere alta la memoria  della loro storia perché non si ripeta ad altri”.

E’ stata poi la volta di Roberto Pellegrini, attuale presidente delle pro loco di Torre collegato da remoto che, intervistato dal professor Alberto Malvolti, ha parlato del libro che ha scritto che racconta di suo padre Gino, prigioniero nel campo di lavoro di Chemnitz in Germania  fece ritorno a casa un po’ in bicicletta ed un po’ in treno attraverso una lunga odissea. Un racconto inteso ed emozionante. E’ stata ricordata da Vittorio Nencioni la storia del fratello Nedo che all’età di quattordici anni, insieme al padre Giuseppe venne portato nel campo di sterminio di Ebensee da dove riuscì, grazie all’aiuto di un coetaneo tedesco custode del magazzino degli attrezzi, che lo tenne lì nascosto per circa un mese dove riuscì a riuscì  a sopravvivere, a differenza del padre, al giogo nazista, riuscendo a tornare a casa, per le sofferenze subite, con soli 32 chili di pelle attaccate alle ossa.

Con la deposizione di una corona di alloro in onore dei due Nencioni nella strada a loro dedicata, si è conclusa la celebrazione con l’invito del sindaco, Alessio Spinelli, rivolto soprattutto ai più giovani a mantenere vivo il ricordo dei 6 milioni di morti perché, citando Arrigo Levi, ciò non si ripeta.

Ed è per questo, ha chiosato Spinelli, “bisogna abbassare l’indifferenza, tenere la guardia alta, crescere con i valori dell’uguaglianza e non voltarsi di lato quando si assiste ad un sopruso”. Il primo cittadino  si è soffermato anche sul recente episodio di antisemitismo verificatosi in provincia di Livorno, lanciando un monito perché grazie all’educazione familiare ed a quella scolastica certi eventi non debbano ripetersi.

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