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|“Viaggio” in Cittadella sbirciando negli hangar le opere del Carnevale
Famiglie e bambini con il naso all’insu’ per scoprire i giganti di cartapesta
Appena varchi i cancelli della Cittadella del Carnevale, l’aria cambia: c’è un brivido di festa che si mescola al freddo di gennaio, un’energia che ti fa alzare gli occhi al cielo. Bambini che corrono, occhi spalancati verso gli hangar, famiglie che si fermano a osservare, tutti col naso all’insù. Si sente l’attesa, il desiderio di Carnevale, ma anche un piccolo bisogno di serenità, di una parentesi di allegria prima della quotidianità.
Camminando tra i capannoni, si nota subito la differenza: alcuni hangar sono chiusi, non tutti i carristi amano che la gente sbirci, vogliono preservare l’effetto sorpresa e che le loro opere – in particolare quelle nate dalla fantasia più sfrenata – vengano svelate solo al primo corso mascherato. Il mistero aleggia tra le travi di ferro e le impalcature, mentre fuori la luce filtra appena tra i capannoni.
Altri hangar, invece, sono aperti. Qui la magia è visibile: figure gigantesche di cartapesta prendono forma, alcune ancora grezze, altre già colorate a metà. Mani che sfiorano il giallo, il blu e il rosso, teste di personaggi che spuntano timide, pronte a muoversi nei meccanismi elaborati che i carristi stanno ancora testando. È un lavoro di pazienza e precisione, un’arte che mescola ingegno e creatività.
I bambini si fermano, rapiti. Un braccio che sembra danzare, un occhio che prende vita, un sorriso che spunta sotto un grande naso di cartapesta. Si scattano foto, si fanno domande, si indicano particolari impossibili da ignorare. E tra le figure allegoriche e i colori sfavillanti, spunta anche Donald Trump, satira vivente di un mondo che si guarda con ironia e meraviglia.
Camminare tra gli hangar è come entrare in un racconto in divenire. Ogni angolo ha un rumore diverso: il martello che batte, il pennello che sfiora la carta, la voce degli artisti del Carnevale che discutono di proporzioni e movimenti. Ogni passo rivela dettagli nascosti: una mano sospesa a metà, una ruota pronta a girare, un dettaglio di espressione che cambierà la storia del carro quando verrà svelato.
E mentre ci si muove tra questi spazi sospesi tra arte e fatica, si percepisce qualcosa che va oltre la costruzione dei carri: la comunità, la passione e la voglia di regalare emozioni, di trasformare Viareggio in un grande palcoscenico di colori e sorrisi. Perché qui, tra hangar chiusi e aperti, tra bambini curiosi e adulti che guardano incantati, il Carnevale è già iniziato, prima ancora dell’alzabandiera sul pennone di Piazza Mazzini e del primo corso mascherato in programma per il 1 febbraio.
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