Pesce toscano, Camere di commercio unite per il marchio

E’ nato ufficialmente questa mattina il marchio Costa Toscana che certificherà d’ora in avanti il pescato della nostra regione. La presentazione è avvenuta a Pisa, nella sede della Navicelli Spa, nel corso di un seminario organizzato dalla Camera di Commercio e rivolto a tutte le componenti della filiera (dai produttori ai consumatori finali).

“Il pesce è un alimento importante della dieta toscana – ha affermato il presidente della Camera di Commercio Valter Tamburini – ma il mondo della pesca ha difficoltà nel comunicare nel modo più efficace e trasparente la qualità del prodotto commercializzato. Per rispondere alle richieste dei consumatori e del mercato, assieme alle Camere di Commercio della costa e alla Regione Toscana, stiamo dando vita ad un marchio che aiuti a caratterizzare le nostre produzioni”.
Nel corso del seminario sono stati illustrati i risultati di due analisi realizzate nelle fasi preliminari di studio e “disegno” del nuovo marchio: la mappatura delle esperienze precedenti o similari in ambito regionale e nazionale e l’analisi della sostenibilità economica organizzativa del sistema di tracciabilità e del marchio collettivo. I dati dell’indagine segnalano un notevole interesse per l’iniziativa: l’83,7% degli operatori della pesca giudica il marchio utile per valorizzare le produzioni locali e sostenere lo sviluppo del settore. Ma l’atteggiamento è addirittura migliore tra i destinatari: il 91,7% tra i consumatori e il 95,5 % dei ristoratori. E, dato importantissimo, i vantaggi di un prodotto a marchio sembrano essere superiori rispetto ad un eventuale aumento del costo, purché contenuto: il 29,5% dei consumatori acquisterebbe i prodotti indipendentemente dall’aumento di prezzo, mentre il 32,9 percento sarebbe disposto ad accettare un aumento del costo del prodotto fino ad un massimo del 10%. Ancora più chiara l’opinione dei ristoratori: il 43,8% accetterebbe un aggravio dei costi di produzione fino ad un massimo del 5%, ai quali si somma un ulteriore 50% che accetterebbe un aumento dei costi fino al 10%.
“L’indagine si è rivelata utile a disegnare l’atteggiamento e i margini di crescita del marchio sia tra gli operatori che tra i destinatari del prodotto – spiega Fabio Ferretti, ricercatore dell’Università degli Studi di Siena che ha curato l’indagine – ma è servita anche a individuare indicazioni condivise dagli operatori su come orientare i contenuti del disciplinare, ad esempio a individuare i confini geografici per l’attribuzione del marchio per il prodotto e l’identificazione di un intervallo di tempo massimo dei prodotti a marchio che deve intercorrere dalla cattura del pesce alla consegna al primo acquirente”.
Uno specifico spazio, nel corso del seminario, è stato riservato al soggetto privato candidato alla futura gestione operativa dell’intero sistema e del marchio: Cesit – Centro di Sviluppo Ittico. “E’ di pochi giorni fa la notizia – ha annunciato Roberto Manai, rappresentante di Cesit – che la Regione Toscana ha emesso il decreto per l’attuazione degli aspetti tecnici per l’attuazione del Marchio incaricando Cesit: da oggi quindi il Marchio si trasforma in realtà, contando anche sulla nostra esperienza, ricordo che Cesit ha sperimentato i primi sistemi di tracciabilità fin dal 2006. Le iniziali 55 adesioni da parte dei produttori in questi giorni sono state incrementate dalle quelle delle organizzazioni dei produttori di Livorno e dalle cooperative di Viareggio. Altre sono in corso, nell’intento di dare un unico marchio a tutta la produzione ittica della Toscana”.
“Il Marchio è uno strumento di grande valore per tutta la filiera, in grado di garantire vantaggi sia per gli operatori della filiera ittica, sia per i destinatari finali, i consumatori – spiega Antonio Romeo, responsabile area di DINTEC, la società del sistema camerale che ha costruito il disciplinare del Marchio – Per questo, nel disegnare il sistema di tracciabilità, si è tenuto conto della necessità di valorizzare maggiormente l’origine locale del pescato, agevolare le operazioni di etichettatura da parte degli operatori e individuare esclusivamente informazioni ad alto valore aggiunto per il consumatore, come la freschezza e l’origine.”

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