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Lametta alla gola del medico per una telefonata, in carcere a Pisa

“E’ un fatto gravissimo, che poteva avere pericolosissime ripercussioni sia per l’incolumità del medico che sul mantenimento dell’ordine e della sicurezza all’interno del carcere di Pisa”. Il segretario generale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Donato Capece, racconta così quello che ha definito un sequestro lampo avvenuto lunedì nella casa circondariale di Pisa. Secondo quanto raccontato, un detenuto di 49 anni, italiano e con fine pena prevista tra 10 anni, a un certo punto ha tenuto in ostaggio un medico in servizio nel carcere di Pisa, pretendendo di fare una telefonata non consentita e la presenza immediata di un magistrato nel penitenziario.

“La professionalità – continua Capece – e l’abnegazione del personale di polizia penitenziaria del reparto, cui va il mio apprezzamento, hanno gestito al meglio un evento critico che avrebbe potuto avere drammatiche conseguenze”. Spaccio di stupefacenti, furto, rapina, ricettazione tra i reati per i quali l’uomo sta scontando la pena, con una condotta, a detto dello stesso Sappe, non proprio ammirevole, tanto da essere “trasferito in diverse carceri del Paese quasi sempre per motivi disciplinari”.

“Qualche giorno prima di questo grave episodio – aggiunge il segretario del Sappe Toscana Pasquale Salemme -, l’uomo aveva rotto nel centro clinico del carcere pisano una macchina che favorisce la respirazione ai malati e che lui stesso usava. Lunedì, poi, non avendo risposto nessuno alla telefonata da lui fatta ai familiari – che per altro aveva sentito il sabato prima e che contatta regolarmente -, pretendeva di chiamare una utenza cellulare, cosa questa che non può essere fatta senza l’autorizzazione del magistrato, come correttamente hanno fatto notare i poliziotti di servizio che pure avevano notato il suo atteggiamento aggressivo e irascibile. Fatto sta che è intervenuto un medico, che lui conosce, per calmarlo, ma questi con uno scatto repentino, impugnando una lametta e puntandola al collo del dottore, lo ha sequestrato per quindici lunghi minuti, urlando che avrebbe fatto vedere lui come si fa a far arrivare subito un giudice in carcere. L’accorrere del personale di polizia penitenziaria deve però averlo indotto a rendersi conto della gravità di quel che stava facendo e infatti ha poi buttato la lametta e lasciar andare il medico”.

“E’ stata un’esperienza allucinante, gestita con grande sangue freddo e professionalità dai bravi agenti di polizia penitenziaria e dal medico stesso”, commenta ancora Capece. “Ma conferma la tensione che continua a caratterizzare le carceri italiane, al di là di ogni buona intenzione. Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di polizia penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè. La situazione nelle carceri resta dunque allarmante. Dal punto di vista sanitario, poi, è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti, proprio quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%). Altro che dichiarazioni tranquillizzanti, altro che situazione tornata alla normalità. La Polizia Penitenziaria, i suoi uomini e le sue donne costantemente in prima linea nelle sezioni detentive delle carceri lo sanno bene: i numeri dei detenuti in Italia sarà pure calato, ma le aggressioni, le colluttazioni, i ferimenti, i tentati suicidi e purtroppo anche le morti si verificano costantemente”.

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