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Profughi altri 17 arrivi. Guidi: “Governare il fenomeno per evitare che lo gestisca il prefetto”

Malgrado la sitauzione che si è venuta a creare con le nuove posizioni assunte dagli amministrtori di Cascina in fatto di accoglienza di stranieri continuano gli arrivi: sono 17 i profughi giunti neppure tre giorni fa in provincia di Pisa, già in parte sistemati con il consueto equilibrio fra comuni e prefettura. Il segno tangibile che i tafferugli fra sindaci il prefetto che diserta i tavoli fanno da sfondo ad un sistema che impassibile muove nella stessa direzione e au na problematica che non si risolve solo dicendo ‘noi non li vogliamo’

Proprio questo, il contesto, viene oggi rinfacciato a gran voce alla neo sindaca Susanna Ceccardi, accusata di aver tentato di far saltare un “sistema”, quello della collaborazione fra enti in vista di una equa distribuzione di oneri e onori dell’accoglienza, la cui venuta meno spaventa i fautori del “modello toscano”, vale a dire la gestione dei profughi a piccoli gruppi, ma anche gli stessi sindaci (leggi anche: Profughi fumata nera, salta il tavolo. Dopo Ceccardi è crisi). “Avremmo deciso di non decidere, venendo meno al mandato autentico che ci hanno consegnato gli elettori, senza contare i gravi rischi che tutto questo potrebbe comportare” dice il presidente dell’Unione Valdera e primo cittadino bientinese Corrado Guidi che segue da vicino ormai da anni i meccanismi dell’accoglienza e che avverte: “In Valdera non accetteremo mai una gestione calata dall’alto, che metta in crisi il nostro modello”. Il futuro è ancora nei “piccoli gruppi” quindi? “Assolutamente – continua – Il futuro lo è in virtù di un passato a cui nulla si più recriminare. In Valdera ospitiamo da anni e anni profughi e persone in difficoltà in arrivo da altri paesi e non abbiamo mai avuto problemi, questa è una ricchezza legata profondamente al modello che abbiamo messo in piedi, nel quale si tende a far prevalere l’aspetto sociale. Costa maggiore impegno, è vero, ma da anche i migliori risultati. L’alternativa rischia di essere nelle mani del Prefetto, che da solo va a trattativa privata con i proprietari di edifici che ci stanno: ma questo significherebbe anche rischiare di avere grandi gruppi, di decine e decine di persone, nello stesso sito: un disastro”.
Una sitauzione quindi descritta bene dal sindaco della vicina Bientina e che prospetta scenari assolutamente identici a quelli del comprensorio del Cuoio, dove però se non fosse per qualche intervento diretto del sindanco di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda e del dell’assessore regionale all’immigrazione Vittorio Bugli arrivato San Miniato alcuni mesi fa per fare un report puntuale e preciso della sitauzione (leggi anche: Profughi, respinte 15 richieste di asilo dal ministero e Stranieri, 8mila il 12,8% della popolazione del Comprensorio), anche di fornte alla nuova questione che si è aperta dopo le elezione a sindaco di Susanna Ceccardi si continua a fare finta che il problema non ci sia e si cerca di non parlarme quasi adottando la logica del ‘Se sto zitto forse non si accorgono che ci sono anche io’.
Eppure Ceccardi è stata chiara e intanto la paura di molti è che altri comuni a questo punto dicano “Se lei dice di no lo faccio anche io”. Tutto questo mentre c’è anche chi, laicamente, pensa che in realtà si sia di fronte ad una boutade tutta politica, fra chi dice di non prenderseli per motivi ideologici e chi, invece, sul filo della polemica politica tout court, lancia l’allarme sulla fine del “modello Toscano”.
“Il Prefetto è stato chiaro e io sto alle sue parole – continua Guidi – se sarà deciso che a Cascina toccheranno altri profughi perché vi sono le condizioni, a Cascina dovranno andare. Ceccardi avrebbe potuto fare un altro discorso, avrebbe ad esempio potuto fare leva sul fatto che Cascina già ha all’interno del territorio comunale dei profughi, anche se a differenza di quanto si dice non è il comune che ne accoglie di più: Bientina è molto più avanti, ad esempio, e cominciò ad avere i primi migranti quando l’ordine di dargli ospitalità veniva dal ministro Roberto Maroni, non so se mi spiego. In ogni caso trovo grave il fatto che si dia un diniego a partire da posizioni demagogiche. Cosa ne sarebbe del mandato del popolo, al quale Ceccardi spesso si richiama, se i sindaci di punto in bianco decidessero di non voler governare? Quello è il mandato”. L’alternativa: la trattativa privata da parte della stessa Prefettura con i privati. “Prefettura che, è sempre bene ricordarlo, ha anche il potere di requisire stabili sfitti se si arriva al punto di non ritorno” continua il presidente dell’Unione. “Detto questo la prima opzione che si troverebbe di fronte il prefetto è quella di andare a trattare. Opzione che in Valdera non è mai mancata. Spesso i privati sono venuti a cercarci per offrire strutture in cui ammassare grandi gruppi di profughi in arrivo e che non sapevamo dove mettere, sarebbe stato molto facile accettare, ma a che prezzo? Gli aspetti migliori dell’accoglienza a piccoli gruppi sarebbero svaniti e questo non vogliamo davvero che accada, in questi anni abbiamo assistito a comunità, spesso molto piccole, che hanno reagito molto positivamente all’arrivo di questi ospiti: perchè gettare a mare tutto questo?”.
Intanto fra i pochi comuni che in provincia di Pisa non accolgono ancora profughi vi anche una realtà del Comprensorio del Cuoio, Santa Maria a Monte dove fanno sapere però che si stanno adoperando per trovare un luogo idoneo, la cui ricerca in questi mesi vede impegnata l’amministrazione.

Nilo Di Modica

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