Mercato del credito: più liquidità ma investimenti sottotono

Il rapporto fra banche e imprese appare più sereno rispetto agli anni scorsi, con una maggiore disponibilità a concedere liquidità alle aziende. Allo stesso tempo, però, gli investimenti ristagnano, a testimonianza delle incertezze sul futuro e delle nuove sfide che istituti di credito e Confidi saranno chiamate ad affrontare. Lo dicono i dati dell’Osservatorio sul mercato del credito diffusi oggi (14 febbraio) dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pisa, realizzato in collaborazione con Unioncamere Toscana.

Lo studio, che la Camera realizza da oltre dieci anni, è frutto di un’indagine su di un campione di 400 imprese operanti in provincia di Pisa arricchita da due focus group, uno con le banche ed uno con i Consorzi Fidi, che è stato utilizzato per confermare gli esiti della rilevazione e condividere le preoccupazioni emerse sul fronte dell’offerta, in un mercato che si è fatto sempre più complesso e competitivo tanto per le banche quanto per i Confidi.

Dall’economia solo timidi segnali di miglioramento
L’indagine è stata realizzata nel corso di una fase contraddistinta da diffusi segnali di rasserenamento: la quota di imprenditori pisani che hanno registrato un calo del proprio fatturato continua a scendere passando dal 33% del 2015 al 19% del 2016. Il miglioramento del “clima di fiducia” è però da attribuire ad una diminuzione della quota di imprese con fatturati in diminuzione mentre la quota di imprese che prevedono di registrare un fatturato in crescita passa dal 18% al 20%. Lo slancio della ripresa in corso appare quindi modesto, ed il relativo grado di diffusione fra le imprese di entità limitata.

Si riducono le difficoltà sul fronte finanziario
Il rasserenamento del ciclo economico ha fatto sì che, fra le imprese pisane, sia diminuita la quota di coloro che non riescono a far fronte al proprio fabbisogno finanziario passata dal 17% del 2015 al 3% del 2016. Le motivazioni legate a tali difficoltà dipendono principalmente dall’instabilità dei mercati (entrate irregolari o imprevedibili per il 68% degli imprenditori che hanno dichiarato di non riuscire a far fronte al proprio fabbisogno finanziario), al contrario della precedente rilevazione nel corso della quale la prima causa era costituita dal fatturato insufficiente.

Investimenti ancora sottotono, molto utilizzati gli strumenti a breve termine
La larga maggioranza delle imprese pisane, se in difficoltà in termini di copertura finanziaria, continua ad utilizzare strumenti a breve termine come lo scoperto bancario (56% dei casi era il 60% nel 2015) mentre si è stabilizzata la quota di quanti ricorrono ai ritardati pagamenti dei fornitori: 24% nel 2015, 25% nel 2016. La richiesta di credito, rispetto al recente passato, si rivolge sempre più alla gestione dell’attività ordinaria: la percentuale di quanti utilizzano aperture di credito in conto corrente compie un balzo di oltre 20 punti: dal 46% del 2015 al 67% del 2016. Da segnalare inoltre che per il 93% delle imprese pisane il principale motivo di mancato ricorso al credito è dovuto al fatto che l’azienda non necessita di ulteriori risorse finanziarie, ad ulteriore testimonianza del miglioramento delle condizioni economico-finanziarie, della maggiore capacità di autofinanziamento e dalla riduzione dell’attività di investimento.
L’entità del credito concesso rispetto all’anno precedente, segnala un equilibrio tra chi dichiara aumenti e chi, invece, diminuzioni. A livello dimensionale, tuttavia, a fronte di un saldo positivo della classe 6-9 addetti e tra le aziende con dieci e più addetti, le classi inferiori (1-2 addetti e 3-5 addetti) segnano il prevalere delle aziende che hanno ridotto l’entità del credito ricevuto denotando, quindi, maggiori difficoltà per le piccole realtà.

Più disteso, sul fronte dell’accesso, il rapporto banche imprese
A conferma di un clima più disteso fra banche e imprese, le aziende pisane hanno anche segnalato che, in nove casi su dieci, nel 2016 la richiesta di garanzie non è cresciuta. Soltanto il 4% delle aziende ha invece osservato un aumento: una quota residuale in confronto con le percentuali acquisite dal 2013 (18%) a seguire. Un altro indice positivo, sotto tale profilo, è dato dal costo delle commissioni applicate dagli istituti di credito. Tale indicatore, nel 2016, è infatti risultato invariato per l’84% delle imprese, anche in questo caso una svolta visto che nel 2015 la stabilità era stata indicata soltanto dal 57% delle imprese (mentre il 36% segnalava aumenti) e nel 2014 prevalevano addirittura gli incrementi. I dati relativi alla frequenza di richieste di rientro da parte delle banche segnalano anch’essi un netto miglioramento: negli ultimi 12 mesi soltanto il 3% delle imprese ha ricevuto indicazioni in tal senso, valore inferiore di dieci punti percentuali rispetto al corrispondente dato del 2015 e di quattordici sul 2014.

Banche e Confidi di fronte ad uno scenario che sta cambiando
In un clima di generale miglioramento congiunturale, di bassi tassi di interesse, di abbondanza di liquidità, di miglioramento delle condizioni di accesso al credito, le banche stanno attraversando una delle fasi più difficili della loro storia, in una transizione verso nuovi servizi e modelli organizzativi che devono portarle a recuperare redditività.
In particolare le banche segnalano l’esigenza di accrescere l’utilizzo di strumenti innovativi e di sfruttare maggiormente le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie per acquisire ed interfacciarsi con i clienti e cercare di recuperare sul fronte della redditività. Non di poco conto neppure le questioni legate alle crisi di alcuni grossi istituti di credito, ma anche quella dei volumi di crediti deteriorati ancora presenti nei bilanci delle banche.
Il focus con i Confidi locali ha messo in luce l’esigenza di proseguire il percorso di riposizionamento sul mercato, accrescendo la consapevolezza sul ruolo e sugli specifici servizi attivabili nell’intermediazione, estendendo il grado di conoscenza dell’attività dei Consorzi che, dall’indagine, risulta finalmente in recupero dopo anni di risultati in calo. La conoscenza dei Confidi è infatti passata dal 76% del 2015 all’84% del 2016. Tuttavia, il 2016 presenta un calo di quattro p.p. del loro utilizzo: soltanto il 6% delle imprese pisane vi ha fatto ricorso a fronte del 10% del 2015. Una nuova contrazione maturata in un contesto provinciale in cui è aumentata significativamente la capacità delle imprese di far fronte al proprio fabbisogno finanziario.

Il commento del Presidente Valter Tamburini
“L’indagine dell’Osservatorio – commenta il presidente Valter Tamburini – evidenzia come le imprese stiano vivendo una fase di transizione caratterizzata da profonda incertezza. Nonostante che il rapporto banca impresa stia rasserenandosi, grazie all’enorme disponibilità di liquidità messa a disposizione delle banche, gli investimenti continuano a ristagnare minando le future possibilità di sviluppo del sistema economico. Se fino allo scorso anno la Camera di Commercio metteva a disposizione contributi a fondo perduto per incentivare i piccoli investimenti, i tagli alle entrate ci impediscono oggi di svolgere questa attività che le imprese pisane, nel corso dell’indagine, hanno valutato positivamente. Chiediamo quindi a chi di dovere di continuare a sostenere gli investimenti e l’accesso al credito alle piccole realtà commerciali e produttive”.

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