Pieroni: “Renzi fa male al Pd”, Sonetti apre la discussione

I commenti arrivano a pomeriggio inoltrato. Per aspettare, forse, che a parlare per primi siano i leader nazionali. Parlare, oggi, non è facile, neppure per chi ha vinto perché un conto è fare opposizione, un altro è governare. Insomma, a cambiare è anche il linguaggio, oltre alla prospettiva. L’ultima parola sarà quella del presidente Mattarella, ma quel che hanno detto le urne è forte e chiaro: il dado è tratto. Oggi, nelle cronache nazionali, la provincia di Pisa è un caso, quello dove l’ex questore della Camera Fontanelli scompagina, dove l’ex ministra non passa all’uninominale, ma lo fanno, invece, almeno due candidati della Lega. Mentre è ancora giallo sulle dimissioni del segretario Renzi, le voci sulle possibili successioni si rincorrono e tra i “papabili” c’è anche Andrea Orlando, che il segretario lo aveva sfidato.

A sostenerlo, in provincia di Pisa, c’era anche il consigliere regionale Andrea Pieroni: è lui il primo a rompere il silenzio. “Attendo – dice – le dimissioni di Renzi, irrevocabili. Per il bene del Partito democratico. La sconfitta è forte, inequivocabile, traumatica. La politica giocata sul leaderismo, sui contenitori che assumono le fattezze del partito personale, implica gesti di chiarezza e di rispetto della volontà degli elettori. Nelle democrazie avanzate un leader politico che perde così nettamente non fa passare mezz’ora per dimettersi. Dopo quello del 4 dicembre, questo è stato il secondo referendum sul gradimento di Renzi quale leader e possibile premier: due sonore bocciature che rischiano di avere ripercussioni gravi sul futuro prossimo del Paese e del Partito Democratico. E’ il vulnus non è stata la scissione (la cui responsabilità sta su entrambi i fronti) perché di fatto la vera scissione dal Pd l’hanno fatta gli elettori, i cittadini. Con i quali abbiamo perso la sintonia, annientando i rapporti anche con i corpi intermedi. Non mi è piaciuto, lo ripeto, il modo in cui si è giunti alla definizione delle candidature, così come il fatto di accreditare a lungo l’ipotesi di larghe intese con Berlusconi. Ma forse il danno ormai era fatto, nonostante l’impegno strenuo di tanti militanti, dirigenti, amministratori e candidati che ringrazio di cuore. Ecco, da qui dobbiamo ripartire. Da questa sconfitta, da questa caduta, pur rovinosa, si deve ripartire. ‘Solo chi cade può risorgere’ recitava il titolo di un vecchio film americano in bianco e nero. Avremmo preferito non cadere, ma guardare avanti significa avviare una fase di profondo ripensamento e di rigenerazione, nei modi, nelle proposte, nelle strategie. E nessuno deve sentirsi escluso”.
“Abbiamo perso. Va riconosciuto” ammette il segretario del Pd Pisa Massimiliano Sonetti che aggiunge: “Ringrazio le militanti e i militanti del Partito Democratico di tutta la provincia, dal capoluogo al comune più lontano, per essersi messi in gioco con coraggio e dignità. Ringrazio le candidate e i candidati, in particolare Valeria Fedeli, per lo straordinario lavoro di ascolto svolto in ogni angolo del nostro territorio. È una sconfitta che non può essere negata e da cui dobbiamo ripartire, soprattutto in vista delle elezioni amministrative di primavera. In bocca al lupo ai nostri eletti. Li invito a non disperdere il gran lavoro di queste settimane e a dare una mano a per l’unità del centrosinistra pisano. La mia speranza infatti è proprio questa: che si apra una discussione sul valore dell’unità e dell’inclusione, che coinvolga tutti i soggetti del centrosinistra e i movimenti che vi ruotano attorno. Solo così si può ricostruire un rapporto con i cittadini”.
“Si apre una fase nuova – per Paolo Fontanellidi Leu -, in cui le forze che hanno raccolto e incanalato l’area del malessere e della protesta e con esse una certa domanda di cambiamento, si trovano a fare i conti con il problema di costruire una soluzione di Governo per il Paese”. “Dalle urne delle elezioni politiche – spiega – è uscito un risultato per certi versi sconvolgente, che comunque non determina le condizioni per dare una governabilità certa al Paese. Il contemporaneo successo del M5S, guidato da Di Maio e della Lega, guidata da Salvini, crea una situazione imprevista. Soprattutto se vista insieme alla profonda sconfitta del Pd di Renzi e del partito di Berlusconi”. “Quello che va ammesso subito – aggiunge – è il risultato estremamente deludente di Liberi e Uguali: è evidente che il progetto dal quale ha preso le mosse la nascita di questo nuovo soggetto politico non ha preso il volo. Siamo rimasti sulla pista di lancio. Eppure nell’analisi della situazione italiana, nella crescita del malessere sociale e nella necessità di rimettere in campo politiche di sinistra improntate alla lotta alle diseguaglianze, avevamo visto per tempo anche il rischio di una forte presa delle posizioni populiste. E avevamo parlato dell’esigenza di indicare una proposta visibile sul piano del cambiamento. Ma non siamo riusciti a farlo. In qualche modo, sia sulle liste che sulla radicalità delle proposte, siamo rimasti impigliati in una trama, che ci teneva dentro il vecchio sistema politico. Esattamente come è successo a molta parte della sinistra europea, travolta o ridimensionata dal vento della politica antisistema. Il nostro messaggio non è riuscito ad uscire da quel recinto. Ma tuttavia ciò non impedisce la possibilità e anzi direi la necessità, di rilanciare quel discorso attraverso una riflessione ed un confronto serio e approfondito. Come abbiamo detto prima del voto per noi di Liberi e Uguali il 4 marzo era e resta un punto di partenza e non di arrivo. Per questo dobbiamo aprire la discussione il prima possibile, anche in vista delle scadenze ormai prossime, come le elezioni comunali, con l’obbiettivo di sbarrare la strada ad una destra che dopo queste elezioni si presenterà agguerrita nel tentativo di conquistare il Comune. E con l’idea che per riuscirci dobbiamo lavorare ad una proposta in grado di intercettare almeno una parte di quel malessere e di quella domanda di novità e di cambiamento, che ha soffiato nelle vele del populismo nelle elezioni politiche”.
“Ogni volta che una classe politica è chiamata a leggere e prendere atto della volontà sovrana del popolo – per Floriano della Bella, segretario Pd Pontedera – deve sedersi al tavolo dei risultati con più attenzione e umiltà di sempre per capire cosa gli elettori hanno detto. Il solito esercizio non può non esser fatto nel commentare gli esiti delle elezioni politiche del 4 marzo, sia a livello nazionale che locale. Qui a Pontedera il Partito Democratico, pur all’interno dell’evidente sconfitta del centrosinistra nel paese, comunque tiene e si conferma il primo partito della città arginando la deriva estremista alimentata sia dal Movimento 5 Stelle, che a differenza di quanto accaduto ovunque non guadagna consensi, che dalla destra in cui la Lega mantiene il consenso già registrato alle regionali 2015 e Forza Italia che dimezza i consensi. Ciò non toglie nulla alla necessità che anche il PD di Pontedera debba aprire una discussione seria ed approfondita confrontandosi con i propri iscritti e, soprattutto, con l’intera città ascoltandone la voce, i suggerimenti, i bisogni e le istanze secondo il proprio metodo di ascolto e partecipazione democratica. Sarà un percorso che può poggiarsi sulla credibilità di un lavoro serio, affidabile e decennale fatto grazie all’azione amministrativa del Sindaco e degli amministratori del PD che hanno consentito a Pontedera di attraversare la più devastante crisi sociale ed economica del mondo occidentale dal dopoguerra ad oggi con politiche di sviluppo, sostegno ed attenzione alle disuguaglianze ed ai bisogni dei cittadini. Occorrerà certamente lavorare a tutti i livelli per ripartire nella costruzione di un centrosinistra unito, capace di parlare alle difficoltà della gente, in grado di approntare percorsi e soluzioni concrete, inclusivo e pronto ad accogliere le migliori energie, forze e competenze del paese. Le dimissioni del Segretario Matteo Renzi sono il punto di avvio di questo nuovo percorso ma guai se l’intera classe dirigente della sinistra le ritenesse sufficienti ad archiviare questo passaggio storico ed a voltare pagina senza avere inchiostro e carta per scriverne nuove e diverse. A Pontedera il Partito Democratico continuerà ad esercitare il proprio ruolo di riferimento per la città con proposte serie, puntuali ed efficaci a dare risposte alle speranze di futuro. Continuerà a farlo senza cavalcare le paure, senza limitarsi a grattare le legittime preoccupazioni dei cittadini, con la credibilità delle persone e tra le persone. Il campo della propaganda, dei populismi, delle ricette facili e senza proposte lo lasciamo, volentieri, ai rappresentanti locali di quelle forze politiche che oggi si gongolano di successi di cui non possono che esser definiti millantati artefici”.

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