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Cgil su Multicons: “Contratti da cooperazione sociale ma per i servizi”

“E’ possibile che per gestire magazzini, trasporti, logistica, processi produttivi eccetera si debbano impiegare aziende in appalto che utilizzano il Contratto nazionale della Cooperazione Sociale?”. Se lo chiede Paolo Aglietti, coordinatore della Cgil Empolese Valdelsa, augurandosi “che l’indagine della Procura della Repubblica su Servizi Toscani riesca rapidamente a far chiarezza” e annunciando che “Per quanto di nostra spettanza provvederemo a chiedere le opportune verifiche su questo sistema ai servizi ispettivi dell’Inps e del Ministero del Lavoro”. La vicenda è quella dei circa 150 lavoratori di Servizi Toscani del Consorzio Multicons, che per la Cgil, “rappresenta in modo plastico le contraddizioni di un sistema di sviluppo territoriale basato sulla compressione dei costi pagata dai lavoratori in appalto”.

“Anche dove – continua il sindacato – l’appalto fosse qualificato come genuino e senza intermediazione di manodopera, e spesso non ci siamo trovati davanti a questa fattispecie, perché non utilizzare i regolari contratti nazionali di lavoro quali, merci e logistica, agroindustria, multiservizi, metalmeccanico, igiene ambientale? Piccole e grandi imprese, in qualche caso anche identificative di un territorio, hanno usato un sistema di appalto malato per garantirsi risparmi sui costi e flessibilità organizzative caricandoli sulle condizioni sociali, economiche e lavorative di quei lavoratori. Anzi, pur uscendo dall’appalto di Servizi Toscani, mentre alcune aziende stanno stabilizzando i lavoratori all’interno del proprio ciclo produttivo, altre, importanti e identificative dell’apparato produttivo territoriale, cercano di rimanere ancorate o al sistema delle cooperative sociali, oppure a meccanismi di sottoinquadramento e part time involontario assoggettando lavoratori che operano da anni in azienda a nuovi periodi di prova.
Siamo davanti a forme di sfruttamento viste quasi un secolo fa e poi ci si sciacqua la bocca di termini quali ‘responsabilità sociale dell’impresa’, ‘capitale umano’, ‘coesione territoriale’ e, caso mai, anche di filantropismo a buon mercato. D’altra parte quando la Cgil di Pisa e quella dell’Empolese Valdelsa denunciavano l’aggressività e la spregiudicatezza commerciale di un soggetto che perdeva e snaturava le caratteristiche del mutualismo cooperativistico determinando un complessivo abbassamento delle condizioni lavorative, salariali e dei diritti dei dipendenti, soltanto Unicoop Firenze e Revet decisero di uscire da quegli appalti. Questi rapporti sono continuati ad esistere, anche se preavvertite dei rischi, con importanti aziende del territorio con cui questa organizzazione intrattiene normali ed evolute relazioni sindacali. Nel silenzio della politica locale, pur con alcune importanti e significative eccezioni.
C’è qualcosa che non torna e che interroga il sistema della rappresentanza sociale e d’impresa, la rappresentanza politica territoriale e gli organismi ispettivi preposti a un mercato del lavoro regolato, regolare e senza dumping sociale”.

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