Base militare a Coltano, il comitato del parco Migliarino dice no: “È un’area protetta”

Il comitato: "La sua realizzazione avvenga su aree del territorio regionale o nazionale già urbanizzate"

Il Comitato scientifico dell’ente Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli esprime il proprio dissenso e guarda con preoccupazione alla realizzazione di una base militare nell’area di Coltano.

“Il Comitato – si legge in una nota – è venuto a conoscenza di tale provvedimento governativo solo a mezzo stampa, e ne ha ricevuto comunicazione ufficiale da parte del presidente del Parco nella riunione del 12 aprile. Ci opponiamo perchè il progetto riguarda la realizzazione di un complesso edificato che risulterebbe di 13 volte più grande rispetto all’esistente area dismessa. Si tratta di 729.340 m2 previsti di superficie urbanizzata, con volumi per complessivi 449189,5 m3 che andrebbero a ricadere entro i confini del Parco. Sulla base della conoscenza scientifica del territorio in questione e della sua biodiversità, il Comitato si dichiara fermamente contrario alla collocazione di una tale struttura all’interno di un’Area naturale protetta così delicata e dai fragili equilibri”.

“La zona selezionata dista meno di 2 chilometri dal sito tutelato dalla Rete europea Natura 2000 denominato Selva Pisana – scrive il gruppo – già fortemente impattato dalla presenza dell’area militare americana di Camp Darby. Perseguire su questa strada vorrebbe dire compromettere irreparabilmente tutta la porzione meridionale del Parco. In particolare il consumo di suolo, già problematico in qualunque contesto, appare inconcepibile in un’area protetta, dove l’incremento dell’urbanizzazione non è ammesso dalla normativa vigente. Il Comitato ricorda inoltre come nelle ultime settimane sia stato ampiamente e giustamente pubblicizzato l’inserimento in Costituzione della tutela dell’ambiente e della biodiversità, un principio di assoluta importanza che dovrebbe essere tenuto della dovuta considerazione nella valutazione del progetto in questione”.

“Il Comitato scientifico – prosegue la nota – evidenzia anche che questo progetto non sembra rispondere a nessuna delle missioni del Pnrr e del Recovery Plan europeo, che hanno tra gli obiettivi fondamentali la lotta al cambiamento climatico, la transizione verde e giusta e la protezione della biodiversità. Quello che appare inammissibile, anche sul piano scientifico, è che nella proposta di progetto si dichiari che questi lavori contribuiranno ‘a sostenere la transizione verde’, lasciando intendere che i decisori politici stiano usando il Pnrr e la narrativa ad esso collegata per legittimare opere di ben altra finalità”.

“Per concludere – termina il comitato – comunichiamo che porteremo questo caso all’attenzione della Commissione Europea, giustificando su basi scientifiche e tecniche l’inammissibilità di questa opera in un Area naturale protetta. Nel frattempo, ci rivolgiamo a tutte le forze politiche competenti e in primis all’attuale presidente del Consiglio, affinché questa decisione possa essere rivalutata. Si chiede con forza che, se necessario per l’interesse nazionale, questo progetto venga finanziato con fondi diversi da quelli del Pnrr e la sua realizzazione avvenga su aree del territorio regionale o nazionale già urbanizzate, andando a recuperare e riqualificare zone industriali o artigianali dismesse, senza nocumento per le aree protette e la biodiversità”.

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