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Processo Keu, i primi proscioglimenti perché “il fatto non sussiste”

Uscite le prime motivazioni della sentenza di marzo, primo giro di boa e sospiro di sollievo per molti protagonisti coinvolti nell’indagine.

“Non luogo a procedere”. E’ questa la locuzione più usata nelle oltre 160 pagine di motivazioni allegate alla sentenza con la quale il giudice dell’udienza preliminare Gianluca Mancuso, nel marzo scorso, aveva dichiarato che “il fatto non sussiste” per una fitta rosa di accuse a indagati in rito abbreviato nel processo Keu.

Un profluvio di proscioglimenti che avevano investito alcuni dei principali imputati, con la caduta dell’ipotesi di associazione per delinquere anche per l’ex sindaca di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda, ma non solo. Prosciolti infatti anche l’ex capo di gabinetto del presidente della Regione Toscana, Ledo Gori, ed il funzionario della direzione ambiente Edo Bernini. In questi giorni, con la pubblicazione delle motivazioni, si fa chiarezza sui dettagli di quelle decisioni. In particolare per quanto riguarda la ex sindaca, della quale si richiamano le ormai note intercettazioni, il giudice evince come “da tali conversazioni risulti in maniera abbastanza chiara che la piena consapevolezza della non conformità dell’utilizzo del Keu e della sua effettiva destinazione si formi solo a seguito della contestazione amministrativa”.

In altre parole, ebbe contezza di quanto stava accadendo solo dopo il lavoro degli inquirenti. Importante, nelle motivazioni, il ruolo di quanto appurato anche nelle premesse della sentenza del Tar del maggio scorso, che aveva escluso responsabilità di Aquarno e Consorzio Depuratore per l’inquinamento del sottofondo della strada 429. Quanto alle azioni dei singoli attori, politici e non solo, “tutti i provvedimenti sono giustificati”. Cade inoltre la prospettazione accusatoria secondo la quale Aldo Gliozzi e Piero Maccanti, di Assoconcia, anche per conto dei altri sodali come Donati, Francioni, Andreanini e la stessa Deidda, avrebbero promesso all’allora capo di gabinetto del presidente della Regione Eugenio Giani, Ledo Gori, specifiche utilità di carriera. “La mera disponibilità mostrata da Gori nei confronti degli operatori del settore conciario non appare, di per sé, sintomatica dell’asservimento della funzione pubblica ad interessi privati – si legge. Egli ha sicuramente dimostrato disponibilità verso le problematiche dei conciatori, attivandosi anche a livello politico per cercare di risolverle – si trova in un ulteriore passaggio, dove si parla dell’ex capo di gabinetto come di un soggetto posto in una posizione tale da collocarsi «fisiologicamente nell’ambito delle interlocuzioni tra amministrazione e soggetti portatori di interessi”. Quanto, infine, al dato relativo al gradimento espresso dai conciatori verso Gori “manca, infatti, qualunque evidenza che tale apprezzamento si sia tradotto in un intervento effettivo presso i competenti organi decisionali, né risulta che la riconferma di Gori sia stata in alcun modo condizionata”.