Questo pomeriggio i funerali dell’alpinista morto sul Castore.
Parole strazianti e commozione corale questo pomeriggio nell’ultimo addio a Marco Stagi, il giovane alpinista di Cerretti che ha perso la vita sul Castore lo scorso 13 agosto, con un’intera comunità riunita di quel ragazzo “spensierato”, “ribelle”, ma anche “molto generoso” tradito dall’amore incondizionato per quella montagna in cui “si sentiva vivo”.
Proprio la passione per le scalate è stato il filo conduttore di un ricordo collettivo del giovane. Lo ha fatto padre Giuseppe Brocchi, che nel leggere le parole del Vescovo Giovanni Paccosi ha ricordato quel Creato “più facile da apprezzare lassù, in quel silenzio che avvicina a Dio” e nel porsi “la domanda più difficile”, il “perchè” di una morte come quella di Stagi, nel fiore degli anni, ha ricordato “quel ragazzo pieno di vita che non si negava mai agli altri e donava il sangue, sempre, compiendo un atto di assoluta carità, quello di chi dona a chi non si conosce”. Ad ornare la bara nella gremita Chiesa del Cuore immacolato di Maria, una foto di Marco in uno dei sui momenti più felici, sorridente, col caschetto da arrampicata. A spendere qualche parola rotta dalle lacrime oltre alla sorella Jessica anche l’amico di scalata, i parenti di Cerretti, una collega di Bergamo dove da qualche tempo Marco lavorava, ma anche l’amica di famiglia e sindaco del comune Manuela Del Grande, che ha voluto dedicare un pensiero “alla famiglia per bene in cui Marco è cresciuto” e dove si trova sola oggi Jessica, la sorella “che ha dimostrato l’incredibile forza d’animo di venire a sapere per prima, da sola, la terribile notizia, col dovere di comunicarlo a babbo e mamma”. Molte le parole spese da amici e parenti, toccando col pensiero la spensieratezza di quel ragazzo “ribelle”, “sempre a caccia di cose nuove” e quei viaggi che lo avevano portato per tanto tempo a vivere in Spagna. “Marcolino mio, che brutto scherzo stavolta che mi hai fatto – le parole, strazianti, della sorella Jessica – Quei quattro anni che ci separavano talvolta creavano piccole barriere, ma quella squadra che eravamo io non la posso dimenticare. Non posso scordare Barcellona, quella città che amavi e che mi hai fatto scoprire in tutti i suoi angoli nascosti, né quel tuo cuore grande e quell’orgoglio con il quale mi portavi in giro e come sempre, mi proteggevi. Anima della festa, contagioso con la tua voglia di vivere, so che stavi facendo ciò che amavi di più. E so che ci sarai ancora, con tutti noi, per insegnarci a convivere con questo dolore immenso”.


