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Il Museo della Conceria, una testimonianza nel completo abbandono

Potrebbe rappresentare il principale museo sulle lavorazioni della pelle e del cuoio in epoca moderna in Toscana, ma é da tempo in stato di abbandono. Parliamo del Museo della Conceria, inaugurato nel 2013 e costato oltre 2 milioni.

Esempio di recupero architettonico di un’area industriale dismessa lungo la “gloriosa” via di Pelle, nata per raccontare e celebrare l’arte, la storia e la tradizione della locale concia delle pelli, è inutilizzata ormai dall’era pre-Covid. L’edificio, nella parte più nuova curata all’epoca dal noto architetto Massimo Carmassi, è ancora circondato dalle transenne piazzate dopo la caduta di alcuni mattoni anni fa. Le porte sono sprangate, dopo che nel 2023 fu evidente che nella struttura qualcuno di notte dormiva abitualmente, passando per le porte a vetri un tempo erano divelte. Utilizzato per molti anni come sede di iniziative educative come Amici per la Pelle, manifestazioni targate Unic, mostre, feste paesane come la kermesse sull’amaretto o per eventi di rappresentanza economica un po’ come avviene per Casa Concia sull’altra riva dell’Arno, la struttura era stata la centro anche della campagna elettorale.

“Un’edificio identitario per Santa Croce – dice il sindaco Roberto Giannoni. – Purtroppo lo abbiamo trovato in condizioni di semi abbandono, che hanno reso ancora più complessa un’eventuale attività di recupero. Abbiamo cominciato, fin dall’inizio del nostro mandato a cercare di capire come poter recuperare questo edificio e al momento abbiamo molte idee e varie ipotesi su cui riflettere”.

Investimento lungimirante per alcuni. Basti pensare a quanto anche il mondo delle grandi marche si sia evoluto rispetto a venti anni fa sul fronte dell’investimento pubblico in immagine e cultura; oggi, tanto per fare un esempio, molti marchi hanno la propria Fondazione. Eredità scomoda per altri, che l’hanno sempre considerato un’operazione azzardata e fatta senza i dovuti studi: una cattedrale nel deserto, insomma, che non si sa come utilizzare. L’ex sindaca Giulia Deidda, a suo tempo, di contraltare all’investimento pubblico per la rinascita della struttura, in realtà non eccessivamente onerosa, sperava in un impegno degli attori economici del distretto, tramite magari le rappresentanze di settore. L’interno, anche per gli stessi santacrocesi, è tutto da riscoprire.

Nato da una riqualificazione complessiva degli ex macelli e della storica conceria “Lapi”, all’interno dell’ala vecchia era stato tutto pensato per preservare i luoghi di lavoro della concia “che fu”: un grande bottale in legno, le vasche per le pelli, le stanze per l’asciugatura. Il portale affacciato sulla strada è invece quello storico dei macelli, volutamente mantenuto. Una memoria storica da reincarnare che viveva persino nelle macchie e negli schizzi delle antiche lavorazioni della pelle sui muri della conceria, che erano anch’essi stati preservati. “Abbiamo in corso interlocuzioni con diversi soggetti interessati per creare una struttura museale viva – assicura Giannoni. – È un impegno che questa amministrazione ha preso e lo perseguirà nel corso della legislatura. Abbiamo pensato di procedere con una valutazione attenta e non prendere decisioni affrettate, cercando di arrivare a una soluzione che possa essere definitiva per questo edificio. Nei prossimi mesi approfondiremo il ragionamento”.