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Dall’olio di frittura alle auto e alle case: la scoperta dell’UniPi trasforma uno scarto in materiali del futuro

I ricercatori trasformano l’olio esausto in schiume poliuretaniche

Trasformare l’olio di frittura esausto in materiali per automobili, edifici e sistemi industriali. È la sfida vinta da una serie di studi coordinati dall’Università di Pisa che dimostrano come uno scarto domestico possa diventare una risorsa tecnologica capace di sostituire prodotti di origine fossile. Le ricerche, pubblicate su Scientific Reports, Materials Today Sustainability e Chemical Engineering Journal, sono guidate da Maurizia Seggiani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale e si inseriscono nelle attività del Centro Nazionale PNRR MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Il punto di partenza è semplice: recuperare l’olio usato in cucina e trasformarlo in poliolo, una delle componenti fondamentali delle schiume poliuretaniche. Da qui i ricercatori hanno sviluppato tre applicazioni principali: schiume poliuretaniche biobased, materiali a cambio di fase capaci di immagazzinare e rilasciare calore e biolubrificanti per sistemi idraulici industriali. Nel settore automobilistico queste nuove schiume possono essere utilizzate nei pannelli interni degli sportelli e in altri elementi dell’abitacolo. Oltre ad attenuare le vibrazioni, contribuiscono a stabilizzare la temperatura interna. L’integrazione con materiali a cambio di fase consente infatti di assorbire il calore quando l’auto è esposta al sole e di rilasciarlo quando la temperatura esterna diminuisce, migliorando il comfort e riducendo il ricorso alla climatizzazione. Applicazioni analoghe sono previste anche nell’edilizia. Inserite nelle pareti o nelle intercapedini degli edifici, le schiume multifunzionali ottenute dall’olio esausto possono migliorare l’isolamento termico e acustico, contribuendo all’efficienza energetica degli edifici.

“In uno scenario geopolitico instabile – sottolinea Seggiani – investire in alternative al petrolio non è solo una scelta ambientale ma anche industriale e politica”. Secondo la ricercatrice, valorizzare uno scarto locale come l’olio da cucina rappresenta una delle strategie per ridurre la dipendenza dalle risorse fossili e rafforzare l’autonomia tecnologica delle filiere produttive.Il lavoro è stato realizzato dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’ateneo pisano in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni, il Centro interdipartimentale Ciress, il Politecnico di Bari e l’Università di Bologna.

Le ricerche rientrano nei progetti finanziati dal programma Pnrr dedicato alla mobilità sostenibile e sono state presentate nello Spoke 11, focalizzato sui materiali innovativi e sull’alleggerimento delle tecnologie.