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Venti ettari di “specchi” in via del Castellare, cittadini incontrano il sindaco

Il sindaco: “Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per governare questo fenomeno. Intanto i cittadini si costituiranno in un comitato che seugiremo da vicino”. Intanto i cittadini pensano ad un comitato.

“Questa mattina insieme all’assessore all’ambiente Sonia Boldrini ho incontrato una delegazione di cittadini residenti in via del Castellare giustamente preoccupati per un progetto di agrivoltaico che potrebbe essere realizzato nella zona a confine con il comune di Fucecchio”. A raccontarlo è il primo cittadino di Santa Croce Roberto Giannoni, reduce dall’incontro organizzato a stretto giro con un gruppo di residenti.

C’è preoccupazione, infatti, fra le circa 30 famiglie residenti nella via di campagna in periferia del comune, che da sempre rappresenta una cerniera fra l’abitato di Santa Croce e l’area di Ponte a Cappiano. Una zona tranquilla, dove quest’anno il mais la fa da padrone e la mattina e la sera tanti santacrocesi vengono a passeggiare per sfuggire all’arsura. Campi coltivati che da qualche tempo, complice una grande società milanese dell’energia green, stanno capitolando di fronte al progetto di una serie di grandi impianti di agrivoltaico. “Si parla di di circa 20 ettari – dice Oreste Menichetti, uno dei residenti. – Che rischiano di coinvolgere tutta l’area fra via Donica ed il confine con Santa Croce”.

Nel mezzo, proprio via del Castellare, che rischia quindi di venire circondata dagli specchi. “Qui molte famiglie hanno comprato casa da poco proprio per scappare dal paese o dalla zona industriale – fa presente Carlo Gazzarrini, anch’esso abitante della strada. – Non si può cambiare adesso le carte in tavola e sacrificare un intero quartiere dopo tutte le battaglie che oltretutto abbiamo fatto in sede di discussione del piano strutturale”.

Preoccupazione che riguarda molti: qui, fra i campi, in anni recenti sono sorte anche alcune zone residenziali. Persone che hanno comprato casa sperando di godersi un po’ di campagna, e adesso hanno paura di confrontarsi con impianti che nella Zona del Cuoio stanno fioccando come funghi un po’ ovunque, avanzando sulla scorta di offerte economiche che queste grandi società fanno ai proprietari terrieri. “Da queste parti la terra si vendeva a 1 euro al metro quadro, questi arrivano e offrono fino a 8 euro. E tanti vendono” dice Menichetti, anch’esso raggiunto da un’offerta rispedita al mittente. E ci sono anche quelli che, da anni, lavorano i campi per contro dei proprietari: “ad alcuni di loro è stato già annunciato che non verrà rinnovato il contratto per lavorare la terra”. La paura, oltre alla questione puramente estetica, è quella di vedersi circondati da specchi, con tutto quello che ciò rappresenta anche in possibili problemi di natura elettromagnetica ma soprattutto di temperature. “La sera e la mattina sono in tanti a cercare un po’ di fresco qui – raccontano. – Fra questa zona ed il centro storico possono intercorrere anche 3-4 gradi di differenza nelle giornate infuocate di questi giorni. Senza contare i tanti animali che ci sono, fra aironi, ibis e insetti”.

Timori che adesso albergano anche fra le stanze del palazzo comunale, dove una delegazione di residenti ha avuto udienza dal primo cittadino proprio questa mattina. Fra i più attivi, oltre a Menichetti e Gazzarrini, anche Sabrina Guidi, Giovanni Menicozzi, Oretta Petri ed altri. “Noi si va fino in fondo – dicono – a costo di fare anche un comitato, se necessario”.

LA POSIZIONE DEL COMUNE

L’attuale legislazione in materia, purtroppo, limita il potere dei comuni al controllo delle procedure abilitative semplificate di propria competenza e alla vigilanza post installazione. Dal punto di vista urbanistico, fino a pochi anni fa la classificazione di un’area come zona agricola sembrava poter limitare qualsiasi uso non rurale, ma oggi la normativa, di derivazione europea, considera tali aree come idonee all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile, specie se in contesti ad alta presenza industriale come il nostro, limitando il potere decisionale dei piani regolatori comunali. Ancor più compatibili con le zone agricole, secondo la norma, sono considerati gli impianti ‘agrivoltaici avanzati’ (cioè alti da terra, ndr). “Durante l’incontro – spiega il primo cittadino – ho specificato che tali impianti non sono ideali né condivisi dalla nostra amministrazione per la nostra zona agricola e che questa amministrazione farà tutto quanto in suo potere per verificare in sede istruttoria tutte le condizioni per limitare più possibile l’impatto ambientale sul nostro territorio”. “Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità – dice il sindaco Roberto Giannoni – per governare questo fenomeno – ma è evidente che oggi gli enti locali non hanno strumenti sufficienti per incidere fino in fondo. In molti casi i procedimenti seguono iter autorizzativi sovracomunali, e questo limita la capacità di scelta delle comunità. Per questo continuiamo a chiedere con forza regole più chiare e maggiori tutele. Siamo a favore della transizione energetica, ma non può essere calata dall’alto, senza equilibrio e senza attenzione al valore del paesaggio e dell’agricoltura, che rappresentano una parte fondamentale del nostro territorio.

L’agrivoltaico avanzato, il quale prevede che sotto ai pannelli alti da terra si debba continuare l’attività agricola almeno per l’80 per cento della produzione prima dell’installazione gode di una legislazione molto facilitata e impedisce alle amministrazioni comunali di opporsi alla realizzazione pur comprendendo a pieno le preoccupazioni degli abitanti circostanti. Gli abitanti della zona interessata – continua Giannoni – mi hanno comunicato che si riuniranno in un comitato cittadino avvalendosi di un legale per tutelare le proprie abitazioni che sono in un contesto agricolo di interesse storico, noi come amministrazione seguiremo da vicino, vista anche la condivisibile preoccupazione dei residenti, l’iter autorizzativo mettendo al primo posto la tutela del nostro territorio”.