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Coronavirus, “Qualche decina di dipendenti in auto isolamento volontario e senza sintomi dopo Lineapelle”

"Nessuna conceria ha interrotto la produzione e i cali sono dovuti agli ordini", il punto con Conciatori e Cgil

“Sono in auto isolamento volontario e non mostrano alcun sintomo, neppure tosse o raffreddore” i dipendenti di una manciata di grandi concerie di Santa Croce sull’Arno e Castelfranco di Sotto che resteranno a casa per due settimane. Nessuna conceria del Distretto del Cuoio ha in programma di chiudere, neppure per un giorno. Cali di produzione ci potrebbero essere certo, ma per l’altro effetto del Coronavirus, quello che fa male all’economia.

Le persone, invece, stanno bene: qualcuno a casa in malattia ci sarà di certo, ma nessuno al momento collegato al coronavirus. A confermare questa situazione è Alessandro Conforti della Filctem Cgil Pisa per la zona di Santa Croce.

Attesa, cautela e prudenza” sono le parole chiave tra i conciatori, quelli dell’Associazione di Santa Croce sull’Arno e del Consorzio di Ponte a Egola. “Nessun nostro associato – spiega il presidente Michele Matteoli – mi risulta abbia fermato la propria attività. Non ne vediamo la necessità e non abbiamo direttive dagli enti di competenze. Quando le scuole sono regolarmente aperte e non ci sono posizioni diverse per quel che riguarda il Pubblico, iniziative private ci sembrerebbero un po’ affrettate”. Posizione condivisa anche nell’ambito di AssoConciatori, che conferma di non essere a conoscenza di chiusure previste, neppure temporanee.

Anche se nessuno nega che nell’ambiente, del problema si stia parlando, come si fa in ogni ambiente da giorni d’altra parte. Prudenza, quindi, ma niente panico.

Vanno in questa direzione i provvedimenti presi da una manciata di concerie in accordo con le Rsu e i Sindacati. “Il rapporto con rappresentanze sindacali e aziende è costante – conferma Conforti -. Le aziende hanno ritenuto di tenere a casa qualche decina di dipendenti in tutto, soprattutto quadri e impiegati, che sono stati a Lineapelle e che, in nessun caso, manifestano sintomi di alcun tipo. Stanno bene, ma data la situazione generale, si è scelto di essere particolarmente cauti. Se tra 14 giorni non avranno sviluppato sintomi, torneranno normalmente al lavoro”.

A ogni costo. “Per le aziende questa scelta ha un costo: i lavoratori non avranno tagli di stipendio e i contributi saranno versati come fossero al lavoro. Le aziende hanno scelto di non ricorrere alla cassa integrazione, anche perché la misura di tenere a casa i dipendenti non era necessaria. Siccome, però, la loro assenza non incide sul ciclo produttivo stretto e l’attenzione del comparto è altissima, questa manciata di concerie ha fatto questa scelta di auto isolamento”.

Nessuna, però, ha interrotto il ciclo produttivo. “Rallentamenti ce ne sono stati – spiega ancora Conforti -, ma dovuti all’andamento degli ordini. Di questo avevamo già parlato prima che il coronavirus toccasse l’Italia perché è chiaro che un settore che vive di export non può non risentirne. Fosse solo per il fatto che molti grandi marchi di moda hanno chiuso le boutique in China”, perdendo ovviamente fatturato in un Paese molto popoloso e con tanta gente disposta a spendere per il made in Italy di qualità.

E quei facoltosi cinesi non spenderanno neppure passeggiando per le blasonate vie della moda italiane, visto che anche il turismo lamenta disdette e mancate prenotazioni. “Calzatura e pelletteria stanno riducendo gli ordini” aveva detto il segretario provinciale Loris Mainardi presentando gli accordi di Distretto https://www.ilcuoioindiretta.it/economia/2020/02/14/lavoro-firmato-laccordo-di-distretto-tra-sindacati-e-conciatori-2mila-euro-lanno-in-busta/72894/ . “Proprio ora – aveva sottolineato – che la moda riportava la pelle sulle passerelle, anche per le calzature e quindi ci lasciava ben sperare”.

 

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