“Una politica di settore condivisa per non squalificare la filiera”, l’appello della chimica conciaria

"La nostra filiera deve poter mantenere un’etica imprenditoriale e sociale oltre le dinamiche economiche"

“Tutti dobbiamo impegnarci per scongiurare l’interruzione delle filiere produttive, anche nell’interesse strategico del tessuto economico del Paese, rispettando gli impegni assunti con i propri partner, in quanto nessun settore, da solo, può essere in grado di sostenere l’onere finanziario di un mancato rispetto degli accordi tra gli stakeholders della filiera”. Ne è certo Marco Frediani, presidente dell’Unione Nazionale Produttori Italiani Ausiliari Conciari, l’associazione che raggruppa le imprese italiane produttrici di chimica a sostegno della conceria.

Lo scrive in una lettera aperta, indirizzata ai chimici per la concia, ma anche a tutta la filiera conciaria. “In questo momento storico – scrive – stiamo affrontando un’emergenza sanitaria ed economica senza precedenti causata dal covid 19, che sta mettendo sotto stress sia le nostre famiglie che le nostre imprese.
Nel difficile contesto economico finanziario globale in cui oggi ci troviamo, senza punti di riferimento certi, le nostre aziende sono chiamate ad affrontare un periodo che purtroppo potrebbe perdurare a lungo, anche se naturalmente, al par vostro, ci auguriamo un ritorno alle normali attività professionali e personali quanto prima.

Le aziende associate Unpac hanno affrontato per tempo questa situazione emergenziale e, prima della chiusura della nostra filiera imposta per Decreto Legge, si sono premurate di assicurarsi la disponibilità di materie prime di base e intermedi chimici necessari a garantire una pronta e rapida ripartenza nelle forniture.
Per sostenere la ripresa dell’economia della nostra filiera dobbiamo essere uniti concerie, chimici, meccanici e servizi, dobbiamo concretizzare un progetto di sistema a sostegno delle nostre aziende, dobbiamo fare squadra per garantirci le forniture necessarie a cavalcare la ripresa, per essere da subito in grado di portare a termine gli ordini in sospeso così come i nuovi che, ci auguriamo, possano riprendere in modo incrementale e continuativo.

La nostra filiera deve poter mantenere un’etica imprenditoriale e sociale che vada oltre le dinamiche economiche di questa emergenza, sostenendo alla pari clienti e fornitori, in Italia così come all’estero, per poter continuare a fornire e ricevere prodotti e servizi che mantengano alta l’eccellenza e il valore culturale dell’italianità”.

Le aziende associate Unpac, spiega ancora il presidente, “sia quelle a prevalente attività territoriale così come quelle più strutturate, a seguito della decisione governativa di prolungare il fermo delle attività, sentono crescere la preoccupazione per la loro capacità di resilienza, dovuta anche alle esposizioni finanziarie alle quali si troverebbero esposte nel caso di mancato rispetto delle scadenze dei pagamenti da parte dei clienti. Ognuno deve rendersi funzionale alla tenuta del tessuto produttivo, nell’interesse di clienti, fornitori, collaboratori, ottemperando agli impegni assunti nei pagamenti, per mantenere saldi i rapporti cementati in anni di collaborazione bidirezionale che ha contribuito allo sviluppo delle aziende, per non tramutare l’emergenza sanitaria in catastrofe economica.

Mi piace richiamare i contenuti della lettera aperta del 31 marzo di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, spedita al governo, a tutte le associazioni, comprese quelle europee, che ricorda come ‘La tenuta del sistema economico e delle filiere dipende però anche da noi, dalla nostra etica della responsabilità e dai nostri comportamenti”.

Con un appello “a tutti noi imprenditori e imprenditrici nel difendere la dignità delle nostre imprese, nel mantenere in piedi le nostre filiere, nel comprendere che non ci sono scorciatoie per nessuno e che questa sfida epocale la vinceremo insieme, rispettando noi per primi i nostri impegni, per non far crollare il sistema e per non perdere quel bene essenziale del mondo della economia che è la fiducia tra noi: fornitori e clienti.

Mi permetto, da ultimo, una personale riflessione sulla effettiva struttura della filiera, da sostenere unita nelle finalità strategiche e non dispersiva negli interessi delle singole realtà produttive e campanilistiche.
Abbiamo l’obbligo morale e imprenditoriale di analizzare innanzitutto il posizionamento, sui mercati di destinazione, del nostro ‘piede quadro’ di pelle, che a tutti noi ‘da sempre riempie il piatto’, il reale suo fabbisogno da parte dei manifatturieri e soprattutto del prodotto finito, per non disperderci in sforzi e non sprecare energie in produzioni sterili, che andranno solamente ad appesantire i magazzini nostri dei clienti e dei clienti dei clienti.

È nostro dovere non dequalificare le attività industriali interconnesse della filiera, dobbiamo impegnarci ad attivare una politica di settore condivisa, per non alimentare una corsa ad ottenere il prezzo più basso, che potrebbe disgregare tutta la nostra filiera, perché, alla fine, ‘siamo tutti clienti e tutti fornitori’. Fiduciosi nella ripresa delle attività industriali nel breve, siamo consapevoli che la condivisione degli obiettivi di filiera possa essere il fattore aggregante che consentirà la ripresa del sistema produttivo ed economico delle nostre aziende”.

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