“Non possono pagare i lavoratori”, Alia verso gli ammortizzatori sociali anche a maggio

Cgil chiede un cambio di passo e si appella ai sindaci

Alia sarà tra le poche se non l’unica che non riprenderà a pieno le proprie attività dal 4 maggio. La prospettiva fondata per diversi lavoratori, già in Fis dal mese di aprile (circa 350 dipendenti a settimana), è che questo ammortizzatore sociale venga loro prolungato anche per il mese di maggio.

Le componenti Fp Cgil della Rsu Alia hanno chiesto all’azienda che eroga servizi essenziali per il mantenimento dell’igiene pubblica tra Firenze, Prato e Pistoia “che questi lavoratori vengano reintegrati, ma in risposta abbiamo ricevuto una serie di pretestuose obiezioni, secondo le quali sarebbe impossibile farlo. Per noi è inaccettabile. I 2.163 lavoratori di Alia non si meritano di pagare di tasca propria per le pigrizie della direzione aziendale, che attraverso ammortizzatori sociali e sospensione degli appalti abbattono il costo del lavoro”.

La riorganizzazione dei servizi di raccolta nella fase emergenziale, spiegano le rappresentanze sindacali, “ha consentito la continuità dell’attività e la messa in sicurezza dei lavoratori, ora serve una visione per garantire i servizi di igiene ambientale sul territorio che coniughi lavoro sicuro e la sostenibilità aziendale, con il coinvolgimento di tutti i lavoratori. Le misure di contenimento al covid 19 hanno rivoluzionato, insieme all’economia delle nostre città, anche l’organizzazione della raccolta dei rifiuti da parte di Alia nell’area vasta.

I rifiuti sono variati nella loro composizione e localizzazione, ma non sono diminuiti. Ci sono meno carta e cartone specialmente nei centri storici, ma in periferia la quantità di rifiuti è aumentata, con un presumibile aumento dei costi legati allo smaltimento, visto il trend pre emergenza dovuto alle difficoltà impiantistiche. I servizi sono cambiati, con meno spazzamenti delle strade, ma con l’aumento di attività come quelle di sanificazione o come il nuovo servizio di raccolta domiciliare degli utenti positivi in quarantena obbligatoria.

La riorganizzazione dei servizi, nella prima fase emergenziale, ha visto, oltre alla rimodulazione dei servizi di raccolta, anche la chiusura e la sospensione di attività previste dai contratti di servizi tra Ato Toscana Centro e Alia. Si tratta di servizi come gli sportelli Tariffa ed Infopoint, gli Ecofurgoni e gli Ecocentri oppure quei servizi di consegna dei sacchi o di contattazione per la consegna dei kit della raccolta porta a porta nei comuni che dovevano passare a tale modalità, oppure i servizi di prenotazione e ritiro di ingombranti e di conferimento degli abiti usati, così come l’attività degli ispettori ambientali. Tutti servizi per i quali la chiusura ha significato un sacrificio da parte dei lavoratori che hanno subito l’attivazione degli ammortizzatori sociali fino al 4 maggio.

Ora serve un piano per garantire la raccolta in piena sicurezza anche in relazione all’aumento dei carichi di lavoro del porta a porta, serve un controllo del territorio contro gli abbandoni che si registrano numerosi, serve dare risposte ai bisogni dei cittadini attraverso la missione dell’azienda, quella di fare servizi di igiene ambientale appunto, che nel bel mezzo di una emergenza sanitaria sono indispensabili per le nostre comunità.

Ci appelliamo ai sindaci proprietari dell’azienda e facenti parte del direttivo di Ato Toscana Centro perché ci sia un cambio di passo verso questa direzione, con una ripresa dell’attività lavorativa diretta e degli appalti, perché temiamo che ogni sacrificio che oggi viene chiesto, senza un progetto generale, non si tradurrà nemmeno in fantomatici minori costi per i Comuni o tanto meno per le tariffe dei cittadini”.

 

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