Primo Maggio, Parentini: “Economia, leva fondamentale delle nostre vite, non può prescindere dalla ‘salvaguardia’ degli esseri umani”

I sindaci ai lavoratori: "Siamo al vostro fianco per garantire a tutti un futuro dove il lavoro sia sinonimo di dignità"

Primo Maggio senza manifestazioni e senza iniziative di piazza, ma nel Valdarno, nel Comprensorio del Cuoio in molti hanno voluto esprimere la loro posizione nell’universo del pensiero convergente della dialettica della festa die lavoratori. La prima è la segreteria del Pd di Santa Croce Ivetta Parentini: “Il lavoro ed i lavoratori sono un argomento centrale per tutto il Paese. Ce ne sono molti altri che ci stanno a cuore e, per citarne alcuni, la sanità pubblica, la scuola, il welfare nelle sue varie forme sono oggetto della nostra attenzione. In questa occasione vogliamo esprimerci rispetto al tema che domani celebreremo, seppure in forme diverse da come abbiamo fatto negli anni passati.

L’Italia vive di Turismo, Cultura, nella forma di grandi realtà e di piccole imprese ed associazioni e molto altro, commercio, anche piccolo commercio, ristorazione, servizi alla persona ed imprese di dimensioni molto varie. A Santa Croce,  la centralità dell’economia ruota intorno al settore conciario ed alle sue Imprese.
Chiudere le concerie è stato non solo un ottemperare ai decreti della presidenza del consiglio dei ministri, ma è stato anche un rappresentare che l’economia, leva fondamentale delle nostre vite, non può prescindere dalla salvaguardia degli esseri umani. Ringraziamo l’amministrazione che ha seguito con attenzione e solerzia le varie fasi che, in sintesi, chiamiamo Fase 1 e ringraziamo i Sindacati , le Associazioni di categoria e tutte le realtà del settore e della politica che hanno fatto sentire la loro voce. Quando il problema è così grave e tocca, in un modo o nell’altro, tutti i cittadini, è necessario ascoltare tutti per costruire un quadro di insieme che sia il più possibile vicino alle istanze di tutti.

Nella Fase 2, che per il nostro territorio è già iniziata perché la riapertura delle concerie e la loro messa a norma secondo i più recenti decreti legge non può essere fatta da un giorno all’altro, siamo qui a cercare di contare i danni ma anche a sperare nel futuro dei lavoratori e del lavoro e nel dichiarare anche quali sono le istanze di Partito.
Quando parliamo di settore conciario pensiamo ad industrie del territorio che, per la stragrande maggioranza hanno dimensioni medie e piccole e in qualche caso molto piccole. Siamo consapevoli che in realtà si tratta, nel complesso, di un tipo di artigianato molto pregiato che ha un valore economico e culturale. Sappiamo bene che perdere alcuni pezzi di questa collaudata filiera sarebbe un danno per tutto il comparto. La nostra preoccupazione va, quindi, in varie direzioni: in quella di chi, anche per le proprie dimensioni, ha fatto investimenti maggiori ma anche nella direzione di chi, con la sua piccola, a volte piccolissima azienda, ha dato, negli anni, il suo contributo al tutto. Crediamo, come è già stato detto da nostri autorevoli rappresentanti politici, a livello regionale ed a livello di deputati e senatori, che le forme di finanziamento previste dallo Stato dovranno essere varie, veloci, non essere soffocate dalla burocrazia e che sarà necessario, riteniamo ineludibile, che si parli anche di finanziamenti a fondo perduto.

Crediamo che la piccola impresa, per essere incoraggiata a ripartire, a non “tirare giù la saracinesca”, debba poter accedere a finanziamenti a fondo perduto. Certamente con regole e restrizioni ma chiediamo al Governo che dia risposte certe, chiare, veloci su questo tema. I limiti al licenziamento che il governo ha imposto arrivano fino al 31 agosto. Sappiamo bene che anche qui il Governo dovrà trovare delle risposte per chi, dopo quella data, dovesse perdere il lavoro. Non basterà la cassa integrazione, bisognerà che si trovino i modi per non avere un numero di disoccupati che, in moltissimi casi, non potranno convertirsi in altre attività, vista la dimensione di “monocultuta” industriale del Distretto.

Pensiamo ai giovani imprenditori che in questi anni hanno avuto il coraggio di investire nelle loro aziende: lo Stato dovrebbe avere cura di queste realtà. Siamo acutamente consapevoli del fatto che ci sono moltissimi altri lavoratori che sono occupati in attività molto diverse da quelle del settore conciario e che sono fermi da circa due mesi. Pensiamo ai negozi di vario genere del nostro territorio, al fatto che i commercianti hanno fatto magazzino nei mesi scorsi e che ora si trovano con merce invenduta che nella maggior parte dei casi ha una stagionalità che la rende, in qualche modo, deperibile; pensiamo ai ristoratori ed ai numerosi proprietari di bar e pasticcerie del nostro comune. Anche l’asporto a cui sono stati da poco autorizzati non potrà colmare le perdite subite e le perdite che ci saranno in futuro. Abbiamo paura, abbiamo capito bene che il Covid 19 non fa sconti a nessuno, che funziona un po’ come un terno al lotto se lo prendi: e questo non è rassicurante.

Ci vorrà tempo prima di riprendere la nostra vita. Le abitudini della quotidianità cambieranno e molte attività che a quella quotidianità erano legate, ne soffriranno. Chiediamo che gli aiuti non siano temporanei ma che siano distribuiti nel tempo,in quel tempo che sarà necessario per tornare a livelli accettabili. Pensiamo ai tanti che lavorano nel campo dei servizi alla persona. Parrucchieri, estetiste, solo per citarne alcuni. Sono, generalmente, piccole realtà che migliorano la qualità della nostra vita e producono lavoro più che ricchezza. Il nostro pensiero va a tutti loro in questa vigilia della Festa del Lavoro e dei Lavoratori.

Molti hanno equiparato la pandemia ad una guerra ed il periodo che vivremo a un dopoguerra. Il paragone certamente coglie delle similitudini ma sappiamo che ci sono grandi differenze. Arriviamo da tempi di benessere che, nonostante la crisi finanziaria iniziata nel 2008, hanno garantito un benessere ancora diffuso. Questo rende ancora più doloroso il cambiamento di vita che, in molti temiamo ci attenda. La politica si dovrà interrogare sulla necessità di promuovere un diverso modello economico che solo potrà evitare che troppa gente resti, o infoltisca, l’area della povertà.
Chiediamo alla politica, con forza e fiducia ,che di tutto questo si tenga conto. Abbiamo il dovere, mai come in questo momento, di celebrare la Festa dei lavoratori e del Lavoro, seppure dalle nostre case, per ricordare che il lavoro è un diritto e che il lavoro è una strada importante per esprimere la propria dignità di persone”.

I sindaci Gabriele Toti, Giulia Deidda, Simone Giglioli, Giovanni Capecchi hanno notato che per la prima volta non potranno partecipare ai cortei del Primo Maggio perché non avranno luogo. “L’emergenza sanitaria da Coronavirus – hanno detto – che ha colpito anche le nostre comunità si è portata via anche questo, ma non può impedirci di manifestare vicinanza e sostegno ai lavoratori del nostro territorio, perché oggi più mai ce n’è bisogno.

La situazione che stiamo attraversando ha chiesto molti sacrifici alle persone, soprattutto ai lavoratori, donne e uomini che oggi ci ricordano quanto il lavoro sia una priorità per le nostre famiglie. Le categorie che, ad oggi, non sanno ancora quando potranno riaprire sono tante. Le difficoltà che incontreremo da qui ai mesi che verranno non saranno poche, ma vogliamo affrontarle insieme a voi, perché i Comuni sono i presìdi territoriali più vicini, e proprio questa vicinanza è il vero punto di forza e coesione comunitaria.

Ci uniamo allo spirito di questa giornata pensata come riflessione, ma quest’anno lo facciamo con un valore aggiunto: il lavoro espresso dalle lavoratrici e dai lavoratori che in queste settimane hanno continuato la loro attività, nonostante tutto e tutti, loro sono il grande esempio. Coloro che, potendo restare aperti, hanno scelto di convertire le loro produzioni mettendosi a disposizione degli altri a discapito dei profitti, oppure coloro che, fermati dal decreto, hanno volontariamente messo a disposizione lo loro conoscenze e capacità, per aiutare chi non poteva. Ecco, tutti questi esempi, e ce ne sono molti nel Comprensorio, siano l’iniezione di fiducia necessaria a chi, alla fine di tutto questo, un lavoro non sa se ce l’avrà ancora. I loro gesti, l’unione tra le persone, la coesione sociale sia la spinta che, insieme alle amministrazioni e agli organi sindacali, permetta a ciascuno di capire che c’è un modo per preservare il proprio lavoro: fare squadra come stiamo facendo in questa emergenza. Noi sindaci ci siamo, siamo al vostro fianco, insieme ai sindacati, per garantire a tutti un futuro dove il lavoro sia ancora e di nuovo sinonimo di dignità. Buon primo maggio”.  (g.m.)

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