“Sentiamo la paura nell’aria”, è gelido l’autunno in conceria

Rientro dalle ferie a rilento e neppure le Fiere hanno spinto gli ordini. Cgil "disponibile a trovare soluzioni con gli imprenditori ma salvaguardando la forza lavoro"

“Il rientro dalle ferie va più a rilento di quando ci siamo andati, in ferie”. C’è “una grandissima preoccupazione” perché “sentiamo la paura nell’aria”. E’ questo, in estrema sintesi, l’autunno in conceria e nel Distretto del Cuoio che racconta il segretario provinciale FilcTem Cgil Loris Mainardi. “Non ci sono allarmi da lanciare – ci tiene a precisare -, non siamo a questo punto e speriamo di non arrivarci. Però invito gli imprenditori a non farsi prendere dalla paura, perché se no ci facciamo del male da soli”.

E’ una situazione difficile anche solo da raccontare, che neppure le fiere Lineapelle e Micam sono riuscite ad alleviare: con l’Europa come unica protagonista, il resto del mondo, quello del lusso dai grandi numeri degli Usa e della Cina, per dirne un pezzo, è rimasto fuori. Fermo, in attesa di capire cosa uscirà dalle urne degli Stati Uniti per esempio, ma anche con gli occhi puntati sui contagi, come da previsioni tornati a crescere con l’abbassarsi della temperatura.

Con gli ordini che arrivano con il contagocce, iniziano a circolare voci su possibili riduzioni di organici, estremo tentativo degli imprenditori di non perdere tutto, in questo settore come d’altra parte succede in tutti i settori che non fanno strettamente parte “dell’economia dell’emergenza sanitaria”.

Mentre il Governo sta valutando nuove restrizioni e punta a scongiurare un nuovo lockdown, alcuni imprenditori starebbero valutando di ridurre gli organici per superare questo momento complicato. “Noi – sottolinea Mainardi – siamo disponibili a trovare soluzioni laddove si rendano necessarie, pur che si tenga conto della forza lavoro, che in un distretto come questo è il bene primario. In questa situazione, i tagli al personale non sono la strada giusta”.

Anche perché il Distretto funziona su un sistema consortile e le scelte di uno influiscono sugli altri. Oltre che su una filiera, che aggrega conto terzi e imprese piccolissime, le cui sorti sono strettamente legate alle committenze. L’impossibilità di programmare è il vero cruccio di un settore che lavora in anticipo sulla moda e che, al momento, si trova una filiera poco meno che ferma e senza date sulle quali programmare la ripartenza.

Al momento infatti, in produzione ci sono gli ordini per l’estivo 2021 (che non è il picco alto del fatturato) ma la speranza è riposta sui campioni per l’invernale 2020-2021, che diventeranno ordini solo da inizio anno.

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