Proroga al blocco dei licenziamenti, salvi (per ora) centinaia di posti di lavoro nel Distretto. Ma “bisogna ripartire entro marzo” sperando nel vaccino

Ma il segretario FilcTem Cgil Mainardi avverte: "Non durerà all'infinito"

Per valutare l’influenza del voto negli Stati Uniti è ancora troppo presto. Intanto, pur con fatica, la Cina è ripartita e i negozi sono stati riaperti, in anticipo sulla corsa ai regali di Natale ma con la voglia di buttarsi alle spalle la pandemia. Mentre la Toscana vive il primo giorno in zona rossa, nel comprensorio del Cuoio è difficile immaginare cosa succederà da qui al 3 dicembre, figuriamoci dopo.

A salvare il Natale dei lavoratori del distretto di Santa Croce sull’Arno, in qualche modo, ci ha pensato però la proroga del blocco dei licenziamenti, fino a marzo 2021. “Una misura doverosa e sacrosanta” per il segretario provinciale FilcTem Cgil Loris Mainardi, che non sarà risolutiva ma che, intanto, ha salvato un numero di posti di lavoro a 3 cifre, almeno stando alla manciata di telefonate informali arrivate al sindacato da imprenditori che dichiaravano esuberi. “Numeri importanti – per Mainardi – capaci di mettere in crisi l’intero sistema Distretto. L’ho già detto, ma lo ripeto: le soluzioni ci sono e i licenziamenti non sono una di queste perché quello che si perde è un know how di conoscenze che non si ricostruirebbe più”.

Una manovra temporanea, però, perché il blocco dei licenziamenti non potrà essere prorogato all’infinito e con il solo mercato cinese ripartito, gli ordini rischiano di restare troppo pochi. “Io non ho una stima precisa, ma ritengo che al lavoro ci siano meno del 60 per cento degli addetti. Non credo che al momento ci sia un’azienda del Distretto che non ha aperta la procedura di cassa integrazione. La misura del blocco dei licenziamenti, però, avrà funzionato se tra febbraio e inizio marzo gli imprenditori iniziano a vedere un barlume di luce in fondo al tunnel. In quel caso, se c’è da stringere i denti ma si può ripartire, allora questa misura ci avrà aiutato”.

Se non fosse così, allora la misura avrà solo rinviato il peggio di qualche mese. La voglia, però, in questo momento è di essere (cautamente) ottimisti, specie ora che il vaccino sembra essere più vicino. “A quel punto – è la speranza – anche le Firme potrebbero decidere di pianificare l’estivo, perché si andrebbe verso la prospettiva di una soluzione” e la voglia di tornare alla normalità che spingerebbe le persone agli acquisti, dopo mesi trascorsi in gran parte tra tute e pigiami. Certo, l’estivo non è la parte più rilevante del fatturato delle concerie, ma dopo questo 2020, sarebbe di certo un’importante spinta a ripartire e anche a mantenere intatta la forza lavoro.

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