Il 2021 in conceria comincia con qualche azienda in meno, Cgil: “Sarà un anno transitorio”. Ripresa attesa nel 2022

"Solo se ci saranno numeri interessanti di vaccinati nel mondo tra fine febbraio e inizio marzo, diminuiranno gli esuberi ma qualche azione andrà lo stesso intrapresa"

“Ripartiamo come ci siamo fermati”, senza novità dal punto di vista degli ordini e ancora indietro sulla vaccinazione nel mondo. Con la Cina forse un po’ più avanti nella battaglia contro il coronavirus ma comunque ancora lontano da quella serenità e voglia di sperare capaci di spingere i consumi e quindi anche le produzioni. Segno che non basta cambiare il calendario per aspettarsi un anno diverso.

Per il segretario provinciale FilcTem Cgil Loris Mainardi è ancora presto per capire come sarà il 2021 in conceria, sospesi come siamo tra la speranza che la campagna vaccinale mondiale prenda sprint e la preoccupazione per la fine del blocco dei licenziamenti. Ma anche la consapevolezza che il 2021 “sarà un anno transitorio – spiega il segretario – verso quella che speriamo sia una ripresa e un ritorno alla vita normale. Ma quello appena cominciato sarà un anno duro e difficile soprattutto nei primi mesi”.

Mentre si contano già le prime chiusure, in coincidenza con l’anno fiscale al 31 dicembre. “Alcune aziende non andavano benissimo, per altre non c’era ricambio generazionale e così hanno preferito chiudere” piuttosto che stringere la cinghia nell’incertezza assoluta, senza sapere quando riapparirà quella luce in fondo al tunnel. Quattro le aziende, con circa 35 lavoratori in totale, che si sono appoggiate alla Cgil per le procedure, ma altre anche più piccole potrebbero aver fatto la stessa scelta in autonomia.

Con un problema forse nuovo per il Distretto: quello che “adesso è difficile ritrovare, per questo chiediamo gli ammortizzatori”. Perché il blocco dei licenziamenti non può durare per sempre e allora bisogna prepararsi. “Noi stiamo cercando di fare il possibile e facciamo appello alle istituzioni perché mettano in campo provvedimenti capaci di non far perdere posti di lavoro” che nel distretto conciario in particolare, significherebbe “correre il rischio di mettere a repentaglio la struttura stessa del Distretto”.

Perché i segnali pur importanti che arrivano dalla Cina, non bastano certo “a rimettere in modo un distretto come il nostro. Anche quando ci sarà una ripresa, questa sarà a macchia di leopardo e serviranno strumenti per chi resta indietro perché la ripartenza è legata al prodotto e non tutti i prodotti riprenderanno insieme. E, allora, “quello che riparte dopo, deve essere aiutato per arrivare fino alla ripresa”.

Attesa comunque non prima del 2022, almeno quella dai numeri importanti. “Ci sarà un momento di forte fermento che porterà a molti acquisti”, come a recuperare il tempo perso, le occasioni perse di socialità e di shopping, la voglia di rinnovare il guardaroba, di lasciarsi prendere la mano da un po’ di bella futilità, come riscatto a mesi di sobrietà e attesa. “Però non sappiamo quando sarà”. Perché “il vaccino aiuta sul fronte delle speranze, ma il benessere del distretto non dipende solo dall’Italia”. E risultati apprezzabili si potranno avere non prima di settembre, “quando per la nostra produzione parte l’estivo. Forse staremo meglio in salute, ma la produzione sarà bassa, come lo è sempre da estivo”, ma sarebbe pur sempre occasione di ripartenza e, magari intanto, le firme forse pianificheranno un po’ di invernale se parte il vaccino. Per ora, “vaccinare nelle Rsa aiuta la salute ma non l’economia. Sono certo che la salute sia prioritaria, ma è un dato del quale tenere conto”.

Perché al momento, gli esuberi rischiano di essere davvero tanti. “Solo se ci saranno numeri interessanti di vaccinati nel mondo tra fine febbraio e inizio marzo, diminuiranno gli esuberi previsti nel distretto, ma qualche azione andrà lo stesso intrapresa. Noi stiamo cercando ammortizzatori che ci possano dare una mano e agli imprenditori raccomando di nuovo di non aver paura. Io sono moderatamente fiducioso, ma per il periodo da giugno in poi. Per ora non abbiamo ben chiaro cosa succederà dal primo aprile, anche se al momento c’è poco da sperare”. Meglio cercare soluzioni, anche perché è difficile persino contare sui pre pensionamenti, che in un distretto così, spesso raccolgono gran parte del know how.

 

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