Ecovip chiede l’ampliamento e di trattare più tipologie di rifiuti: un progetto da un milione e mezzo di euro

Avviato l’iter per ottenere l’autorizzazione: ora la Regione chiederà i pareri agli altri enti

Un milione e 630mila euro spalmati in un piano quinquennale: questo il costo che la società Ecovip è disposta a spendere se il progetto presentato otterrà l’autorizzazione dalla Regione Toscana. L’azienda di trattamento rifiuti in via Francesca a Santa Maria a Monte ha infatti avviato nei mesi scorsi l’iter burocratico per l’ampiamento e il potenziamento dell’impianto: maggiori quantità di rifiuti e nuove tipologie, sia di rifiuti pericolosi che non. Ma questa è soltanto una parte delle richieste.

Dato che il progetto prevede delle modifiche sostanziali alle lavorazioni e alle autorizzazioni dell’azienda, questo è sottoposto a una Valutazione di impatto ambientale, ossia una procedura amministrativa con cui gli enti preposti (in questo caso la Regione con i suoi uffici competenti), valutano, appunto, gli impatti ambientali di un’opera.

Opera che in questo caso prevede un ampliamento edilizio dello stabilimento ma anche delle funzioni che questo svolge. Ecovip, infatti, richiede l’autorizzazione al conferimento di altre tipologie di rifiuti oltre a quelle che già tratta (allo stato attuale l’azienda è già autorizzata alle operazioni di smaltimento e recupero di rifiuti speciali sia pericolosi che non). L’intento è quello di aumentare la capacità di stoccaggio dei rifiuti già autorizzati al trattamento e di ottenere l’autorizzazione per nuove attività di recupero rifiuti e poter conferire altre tipologie, tra cui anche i liquidi di concia con e senza cromo e gli scarti di cuoio. Ovviamente, a fronte di tutto questo, stanno gli investimenti in nuovi macchinari e impianti all’avanguardia capaci di assicurare un’ottima riuscita di tutto il processo.

Tra le altre cose, il progetto al vaglio degli uffici regionali, prevede anche l’ampliamento della superficie dell’azienda, passando dagli attuali 16mila 800 metri quadri ai quasi 20mila. Questo per costruire anche una nuova tettoia di stoccaggio e selezione e un piazzale scoperto. Non dovrebbero esserci grossi problemi sotto il profilo urbanistico, del rumore e della viabilità vista la posizione piuttosto isolata e lontana dalle abitazioni dell’impianto. Ad ogni modo, tra gli atti a disposizione degli uffici ci sono tutte le specifiche e le conseguenze nei vari aspetti del progetto.

Adesso che la Regione ha tutti i documenti ha richiesto ad altri enti, sia per competenza tecnica (Arpat, Acque e altri) che per competenza amministrativa, di esprimere un parere sul progetto entro il 15 gennaio. Tra gli enti interessanti, oltre al comune di Santa Maria a Monte, quello di Castelfranco di Sotto, coinvolto “a livello di impatti” vista la posizione dell’azienda sul confine tra i due comuni.

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