Assistenza sanitaria, flessibilità e 65 euro in più: rinnovato il contratto della conceria

Firmata l'ipotesi di accordo tra Unic e sindacati. Il nuovo Ccnl sarà in vigore fino al 30 giugno 2023

Aumenti retributivi contenuti (in virtù dell’attuale difficoltà congiunturale provocata dalla pandemia) e una maggiore flessibilità organizzativa (aumento della percentuale di possibile ricorso a contratti a tempo determinato, inclusa la somministrazione). Con queste modifiche, viene prorogata la scadenza del contratto nazionale della conceria, spostandola da fine ottobre 2022 a fine giugno 2023 e viene introdotta l’assistenza sanitaria integrativa.

E’ quanto prevede l’ipotesi di accordo di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per gli addetti alle aziende conciarie scaduto il 31 ottobre 2019 e sottoscritto in videoconferenza oggi 21 gennaio da Concerie Italiane e dalle organizzazioni sindacali FilcTem Cgil, Femca Cisl, UilTec Uil.

Il nuovo Ccnl, in vigore fino al 30 giugno 2023, è frutto, spiega Unic “di una trattativa intensa, nella quale le parti hanno condiviso l’impegno al dialogo e al confronto costruttivo, al fine di affrontare in maniera coesa l’attuale momento di difficoltà congiunturale causato dall’emergenza covid 19. Una collaborazione assolutamente necessaria, che già durante la prima ondata della pandemia si era concretizzata nella definizione, tra aprile e maggio 2020, di un protocollo comune sulla sicurezza in conceria per contrastare la diffusione del contagio”.

L’aumento retributivo complessivo sarà di 65 euro (livello D2) e verrà erogato in busta paga attraverso 3 tranche. La prima, datata 1 settembre 2021, prevede un adeguamento di 15 euro. La seconda (1 gennaio 2022) sarà di 35 euro, mentre l’ultima (1 agosto 2022) sarà di 15 euro. “Tale quadro risponde anche alla necessità di evitare alle concerie un aggravio finanziario nel corso del 2021, che rischierebbe di rendere ancora più problematica la ripresa del mercato che si auspica possa avvenire quanto prima possibile”.

Per quanto riguarda la flessibilità, l’accordo con le parti sociali prevede l’innalzamento della percentuale di ricorso ai contratti a tempo determinato (compresi i contratti di somministrazione a tempo determinato), al 32%, calcolato come media annua, del numero di contratti a tempo indeterminato in essere in azienda. Il nuovo Ccnl “contiene anche una significativa sottolineatura sul tema della lotta all’assenteismo, vista la dichiarazione di impegno delle Parti a ‘rivedere integralmente l’istituto, qualora, all’esito di monitoraggio in contradditorio nell’ambito dell’Osservatorio nazionale conciario, nel caso dovessero risultare percentuali anomale di assenteismo”.

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