Conceria, per la Cgil: “Un contratto dignitoso in un momento difficilissimo”

Mainardi: "C'è stata un'accelerata inaspettata". La lotta al dumping tra gli elementi di novità

“Un contratto dignitoso chiuso in un momento difficilissimo. Un accordo interessante, specie per la parte che riguarda il dumping” (una forma di concorrenza sleale perché i prodotti vengono venduti a un prezzo che non rispecchia i costi di produzione). Così il segretario provinciale FilcTem Cgil Loris Mainardi commenta la firma dell’accordo tra Unic e sindacati sottoscritto ieri 21 gennaio (qui).

Un contratto scaduto nel 2019 e un rinnovo passato per occasioni di scontro anche duri, che porta un po’ di speranza in un momento buio, con il 60% circa degli addetti al lavoro (qui) e in un tempo di crisi con pochi precedenti: poche volte nella storia del Distretto, si erano viste le concerie costrette a chiudere. “C’è stata un’accelerata inaspettata – continua Mainardi -, non è un fatto di poco conto non solo perché questo accordo arriva in un momento in cui era difficile solo immaginarlo, ma anche per gli elementi di novità che introduce, primo fra tutti la lotta al dumping contrattuale“. Il documento infatti, tra l’altro, invita le aziende a utilizzare contratti “regolari” e approvati dai sindacati. “Certo, questo non basta, ma è un primo passo necessario, che andava fatto. In qualche modo, nero su bianco, si rileva che c’è una malattia e si comincia a cercare la cura”.

In analogia con l’attuale pandemia nazionale, bisogna quindi fare squadra lavorando nella doppia direzione di eliminare la malattia mentre si prepara l’economia a riprendere spinta. Con la salute al centro del dibattito mondiale, l’assistenza sanitaria integrativa per tutti diventa una bella vittoria. “Intanto – spiega il segretario – perché i soldi complessivi sono 87 euro: ai 65 si aggiunge l’integrazione sanitaria per tutti, non più solo facoltativa, con la copertura massima dei lavoratori, quella della fascia più alta”, che, a grandi linee, significa persino il rimborso (non sempre totale) delle lenti a contatto, oltre che delle spese mediche. “E’ già previsto il fondo complementare PreviModa, ma l’adesione è volontaria e in questo comprensorio un po’ bassa. Non aderire, però, significa lasciare i propri soldi all’azienda, invece di usarli per la propria previdenza”.

I lavoratori, in sostanza, “non hanno perso niente e quindi tutto quello che abbiamo ottenuto diventa guadagnato. In un anno, per di più, che non si prospetta come particolarmente florido, che sarà un anno di transizione. Si, in questi giorni un po’ più di movimento c’è stato per qualcuno, ma non siamo certi che durerà, non possiamo ancora parlare di tendenza o di nuovo corso, anche perché le richieste di cassaintegrazione da parte delle aziende stanno aumentando: ormai le aziende che non l’hanno attivata o non intendono attivarla si contano davvero sulle dita delle mani”.

In più, l’incertezza resta alta: l’effetto voto negli Usa non si vedrà ancora per un po’ così come quello delle vaccinazioni nel mondo. E ad aleggiare sui lavoratori c’è sempre la fine del blocco dei licenziamenti. Insomma “Restano tutte le incertezze delle quali abbiamo parlato a inizio anno, ma sottoscrivere questo accordo con Unic vuol dire che c’è una serie di imprenditori che ancora crede nel settore e che è disposto a guardare oltre la pandemia”.

Nella logica dell’accordo, qualcosa hanno dovuto cederla anche i sindacati: la flessibilità contrattuale, applicabile secondo la vigente legge al 30% dei lavoratori, passa al 32. “Nella logica del dare e avere che sottende a ogni accordo – per Mainardi – il 2% non è molto, specie se arriva adesso, prima della fine del blocco dei licenziamenti”. Ed è comunque un passo in avanti, che punta alla stabilizzazione dei lavoratori. “Il 32% è in linea con il Ccnl della gomma plastica e per legge, se uso i contratti di somministrazione, posso comunque arrivare al 30% di lavoratori flessibili. Così speriamo di aumentare le stabilizzazioni”.

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