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Mainardi (Cgil): “Unificare i depuratori e creare un soggetto di controllo dei protocolli ambientali. Qui è in pericolo il nostro futuro”

Trapela la preoccupazione degli imprenditori per gli effetti sull'economia del territorio dell'indagine della Dda

La paura che l’indagine Keu della magistratura possa in qualche modo trasformarsi in un terremoto economico per il sistema conciario c’è. Nessuno ufficialmente vuole affrontare il problema in attesa che qualcuno faccia un primo passo verso la risoluzione del problema, che del resto le unioni comunali del Pd del Valdarno nella giornata di ieri hanno fatto, ma la questione è ben presente.

Nelle concerie gli imprenditori più o meno grandi non nascondono la preoccupazione scattata dopo che la magistratura ha presentato alla stampa le evidenze investigative raccolte. Non hanno infatti tardato ad arrivare le telefonate degli istituti di credito per capire cosa stessa succedendo e l’impatto che la notizia aveva avuto sul lavoro e sui fatturati. Ma le banche del territorio non sono state le uniche a preoccuparsi, infatti anche gli stessi acquirenti, e a Santa Croce spesso si parla di grandi firme, hanno manifestato preoccupazione per quanto emerso, anche perché il rispetto dei protocolli ambientali e occupazionali da anni ormai rappresenta un buona fetta del valore del prodotto di Santa Croce, mentre l’altra componente intrinseca del prezzo di una pelle è data dalle capacità tecniche dei conciatori e dei loro periti chimici. Insomma il know how del distretto conciario.

Ormai è noto, a Santa Croce una pelle i grandi marchi di sartoria la pagano di più rispetto ad altre aree del mondo dove si fa conceria e quindi il prodotto fatto con quel pellame costa esponenzialmente di più perché su quel manufatto di alta moda grava il costo del rispetto dei protocolli per la produzione in cui rientra anche lo smaltimento dei rifiuti. Se viene meno la certezza di un ciclo produttivo sostenibile anche la sostenibilità del prezzo del prodotto finiti potrebbe vacillare.

Il mondo imprenditoriale e sindacale del Comprensorio sono compatti nel ribadire che le buone pratiche ci sono e sono state rispettate, ma ora è necessario proprio a tutela del Distretto economico fare chiarezza su cosa è accaduto e sopratutto attuare una politica di rilancio rapida ed efficace.

Il primo a prendere in esame il problema forse anche sulla scorta di quanto proposto dalle unioni comunali del Pd è Loris Mainardi segretario della Filctem Cgil Pisa che lancia subito una proposta: “A questo punto nel rilancio del Distretto secondo noi è necessario da subito un passaggio fondamentale, ovvero unificare tutti depuratori del Valdarno in particolare Acquarno con Cuoiodepur, questo passaggi significherebbe un risparmio in termini di depurazione di 5 milioni di euro l’anno. Non solo – continua il sindacalista – adesso sarebbe l’ora visto che qualcosa non ha funzionato nel meccanismo di controllo, di creare un sistema di controllo che possa garantire una gestione corretta dei rifiuti, dando a tutti la certezza del rispetto dei protocolli ambientali. Credo che una soluzione sarebbe andare a creare un meccanismo convocando tutti i soggetti coinvolti, che si faccia carico di verificare e controllare che il ciclo dei rifiuti in una logica di economia circolare sia rispettato”.

Un proposta quella di Mainardi dettata da una logica di coinvolgimenti sia in termini di controllo, ma anche di responsabilità che però punta a un rilancio della credibilità dei percorsi virtuosi che sono stati messi in atto negli anni e che ora rischiano di essere messi in dubbio dai fatti emersi dall’indagine Keu.

“Parliamoci chiaro – aggiunge infatti Mainardi – qui rischiamo di perdere un lavoro virtuoso che è stato fatto negli anni. Per noi della Cgil non è pensabile sostenere il lavoro che non garantisce il rispetto dei protocolli ambientali e meno che mai tollerare, qualora dovesse essere confermata dall’iter giudiziario, la presenza della mafia o in generale della malavita organizzata nel territorio e nel ciclo produttivo. Su questo noi non possiamo che essere intransigenti al di la dei risvolti giudiziari dell’indagine”.

“Ora bisogna – continua Mainardi – isolare chi ha sbagliato, se ha sbagliato, fermo restando il rispetto umano per tutte le persone. Qui purtroppo non possiamo fare finta di nulla perché c’è a rischio il futuro del nostro territorio e della Toscana. Non riuscirei a pensare il Valdarno e la Toscana senza l’indotto del conciario dal punto di vista economico, e quindi ora è il momento di far scattare tutti i meccanismi di autoprotezione che il territorio può mettere in atto in tutti gli ambiti toccati dall’indagine della magistratura”.

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