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Economia toscana, tra la ripresa generale cuoio e pelletteria soffrono. Marras: “Sosterremo l’export dei settori più colpiti”

Stenta a ripartire il settore moda: i dati dell’Istituto regionale di programmazione economica

Segni di ripresa economica, sempre più marcati ma con riflessi assai più lenti per quanto riguarda il mercato del lavoro. Cresce la domanda internazionale – mentre appare ancora debole quella interna – e l’economia toscana, da sempre vocata all’export, ne approfitta. La produzione industriale regionale, spiega l’Irpet nell’ultima nota congiunturale di luglio 2021, appare infatti in ripresa a rimorchio delle esportazioni. Solo il mercato di filati e tessuti appare, per l’appunto, in crisi, con il segno meno che accompagna comunque anche il settore del cuoio e della pelletteria (rispetto almeno al 2019, – 11 per cento) e, tra i più rilevanti, i prodotti in legno (- 15%), la carta e stampa (-9.9%) e i minerali non energetici (-22 per cento).

Certo, chiarisce sempre l’istituto di programmazione economica della Regione, non vale per tutti i settori. Al comparto Moda (e in particolare per quanto riguarda il settore di tessuti e filati) manca ancora un quarto della produzione che aveva prima della crisi innescata dall’emergenza sanitaria e dalle restrizioni che ne sono conseguite. Anche per questo ad aprile, rispetto allo stesso mese del 2019 (un anno prima della pandemia), la Toscana sconta ancora un ritardo del 4,8 per cento sulla produzione industriale. Ma tolta la Moda, tutti gli altri principali settori hanno recuperato i precedenti livelli produttivi. E c’è anche chi, come le industrie che producono apparecchi elettronici, elettrici, ottici e computer, sono cresciuti a due cifre, del 14 per cento.

Merito per l’appunto dell’export, con le vendite estere toscane che nel primo trimestre 2021, rispetto agli stessi tre mesi del 2020, sono cresciute di più della media italiana (del 14,2 per cento contro il 6,1). La Toscana è la regione con la performance migliore da questo punto di vista. Ma cresce – del 5,87 per cento – anche rispetto ai valori pre-crisi del primo trimestre 2019.
Quanto ad occupazione, mancavano all’appello a marzo 2021, rispetto al 2019, 67mila avviamenti (-26%) e 11mila addetti alle dipendenze (-1%). In particolare la flessione è forte nei servizi turistici (-14,8 per cento sul 2019 e -7,4 per cento sul 2020), nei settori finanziari, il commercio al dettaglio e l’insieme del made in Italy.

Da aprile 2020 a maggio 2021 le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate in Toscana, solo quelle per l’emergenza sanitaria, ammontano a 356 milioni. Tantissime. Basta pensare che dal 2009, primo anno della grande crisi economico-finanziaria arrivata dall’America, al 2014 ne erano state autorizzate ‘solo’ 308 milioni. Rispetto comunque all’anno scorso il monte ore di aprile e maggio di tutti i settori è inferiore, con la sola eccezione dei settori di alloggio, ristorazione e commercio: si tratta complessivamente di 18 milioni di ore in meno di ricorso alla cassa integrazione, pari ad una flessione del 16 per cento.

“Sono molto contento dei dati che arrivano dall’analisi economica e che riguardano già il primo trimestre – commenta il presidente della Toscana, Eugenio Giani – Sul piano della produzione ci sono segnali molto forti di ripresa, superiori in alcuni casi (e di parecchio) anche al resto d’Italia. Sono segnali incoraggianti. Certo non valgono per tutti: ci sono settori ancora in ritardo ed altri, come la moda, che hanno potenzialità di ripresa al momento inespresse. Ma se il trend si dimostrerà stabile, alla fine si rifletterà anche sul fronte dell’occupazione”. Inevitabile il riferimento alla crisi aziendali in corso, a partire da quella della Gkn. “Sono una quindicina – dice Giani – e come Regione le stiamo tutte seguendo nella loro evoluzione”. Poi l’annuncio che riguarda un segmento dell’universo della formazione e istruzione: “Amplieremo gli Its. Hanno dati ottimi risultati sul fronte della veloce occupazione degli studenti e ci investiremo”.

Rincuorato dai dati di Irpet anche l’assessore all’economia della Toscana, Leonardo Marras – “C’è sollievo nel constatare un trend migliore dello scenario che era stato previsto, sebbene – commenta – ancora sia presto per trarre conclusioni e la preoccupazione di uno strappo sociale sul fronte del lavoro è ancora presente”. “È importante – aggiunge – da subito sostenere la propensione all’export, per recuperare terreno proprio nei settori della produzione maggiormente colpiti. Pensiero a parte vale per il turismo, dove dobbiamo attendere che riaprano i flussi dalle provenienze più lontane”

“Dopo molti mesi con tutti i segni negativi iniziamo a veder anche segni positivi e il più importante è quello che riguarda l’export – spiega Nicola Sciclone, direttore di Irpet (l’istituto di programmazione economica della Regione) – Nel primo trimestre è cresciuto di oltre il 14 per cento, più di quanto si osservi nel resto d’Italia o in regioni che hanno una grande capacità di intercettare la domanda estera come Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

“Sull’occupazione – aggiunge – c’è ancora da recuperare rispetto alle perdite avute nel 2020. La cassa integrazione è tornata a flettere, ma non in tutti i settori, come ad esempio quello dei servizi legati al turismo e al tempo libero. Quanto alla moda, sta soffrendo il consolidamento del clima di fiducia che ancora non c’è stato e la domanda interna non ancora tornata ai livelli pre-crisi: di una crisi, vale la pane ricordarlo, che è esogena al sistema produttori e dove la non risoluzione ancora dell’emergenza sanitaria continua ad avere effetti pesanti”.

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