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L’export tiene a galla il calzaturiero, ma dall’inizio dell’anno si sono persi oltre 2mila posti di lavoro

La fotografia del comparto è stata scattata dal Centro studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici

Prosegue la risalita nel comparto calzaturiero, ma i livelli pre-pandemia restano lontani in molti indicatori congiunturali. I risultati più confortanti arrivano sul fronte dell’export, trascinato dalle griffe.

La fotografia del comparto scattata dal Centro studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici è stata presentata nell’ambito di Micam, il salone internazionale delle calzature in corso a Fiera Milano Rho.

In Toscana nel primo semestre 2021 il numero di imprese attive (tra calzaturifici e produttori di parti) ha registrato, secondo i dati di Infocamere-Movimprese, una flessione pari a 31 unità, tra industria e artigianato, accompagnata da un saldo negativo di 600 addetti. Sul fronte dell’export si registra un recupero del +60,1% in valore sullo stesso periodo dell’anno precedente, tra calzature e componentistica (con un -11,5% sui livelli pre-pandemia di gennaio-giugno 2019). Le prime 5 destinazioni dell’export toscano nel primo semestre 2021 sono risultate: Svizzera (+108,3%, che ha così quasi raggiunto i livelli 2019), Usa (+14,1%), Francia (+20,1%), Germania (+23,9%) e Cina (+81,6% e in crescita del +15% anche rispetto al 2019); assieme coprono il 70% dell’export regionale. Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da Inps nel primo semestre dell’anno per le imprese toscane della filiera pelle, si registra una crescita del +3,1% rispetto allo stesso periodo del 2020: sono state autorizzate 10,3 milioni di ore (con un +3178% rispetto alle 313mila ore del primo semestre di due anni addietro).

Sull’andamento dello scenario nazionale è intervenuto Siro Badon, presidente di Assocalzaturifici e Micam Milano: “Gli ultimi dati economici che tracciano il perimetro del nostro settore ci confortano, evidenziando come anche nel secondo trimestre dell’anno emerga un forte recupero nei principali indicatori dopo l’impennata già registrata a marzo. Un rimbalzo legato soprattutto al confronto con mesi in cui le restrizioni imposte ovunque durante il lockdown avevano fortemente condizionato le attività delle imprese, la distribuzione e i consumi. In particolare le elaborazioni del Centro studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici mostrano incrementi a doppia cifra sull’anno precedente: aumentano sia la produzione industriale (+13%) che il fatturato (+22%), oltre alla spesa delle famiglie italiane (+17,4%); fa ben sperare l’export (+31,5% in valore). Allo stato attuale, però, resta ancora elevato il gap coi livelli pre-Covid. Se le vendite estero, grazie al terzismo per le multinazionali del lusso, limitano il divario col 2019 attorno al -5% in valore (ma con un -11% in quantità nei primi 5 mesi), domanda interna, produzione industriale e fatturato restano ancora decisamente al di sotto dei livelli, già peraltro poco soddisfacenti, di due anni addietro (con divari superiori al -15%): per 7 aziende calzaturiere su 10 il fatturato è ancora nettamente inferiore”.

Per quanto riguarda l’export a livello nazionale, trend disomogenei tra i mercati esteri: recuperano i flussi verso la Svizzera, corre la Cina (grazie alle griffe), rimbalzi notevoli per Francia e Usa; male invece Giappone e Regno Unito. Sul mercato interno, dopo un avvio 2021 ancora negativo, segnali confortanti per maggio e giugno, in cui gli acquisti delle famiglie hanno sfiorato i livelli 2019; si attenua l’impennata delle vendite online.

Il lungo periodo di forte difficoltà indotta dall’emergenza sanitaria sta lasciando il segno nei dati occupazionali: 2mila addetti in meno da inizio anno (meno 3mila considerando anche la componentistica); meno 61 i calzaturifici attivi. La Cassa integrazione guadagni nella filiera pelle, dopo il record del 2020, segna nel primo semestre un ulteriore +3,8%, con un numero di ore autorizzate dieci volte superiore a due anni addietro

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