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Conceria, archiviato il primo giorno con il green pass. “Così si scarica la responsabilità su imprese, sindacati e lavoratori”

Mainardi (Cgil): "Le aziende si sono organizzate, in linea di massima, per un controllo a tappeto nelle prime due settimane"

Per avere il quadro completo della situazione bisognerà aspettare la metà della prossima settimana. Il primo giorno in conceria con il green pass obbligatorio, però, non ha generato grandi problemi né situazioni di anomalie. Ma il primo giorno era piuttosto “facile”, visto che per avere il via libera verde non serve il vaccino ma basta il tampone. Che è difficile fare, però, ogni 2 giorni.

“Nelle nostre aziende, comunque – precisa il segretario provinciale FilcTem Cgil Loris Mainardi – non ci risultano no vax. C’è chi ha paura e aspetta, chi si vaccina ma non a cuor leggero e chi non condivide il metodo green pass, ma davanti a una normativa del Governo non si può che adeguarsi: bisogna recepirla“. Una normativa che prevede, tra l’altro, la possibilità di controllare il 20% degli addetti a rotazione, cambiandoli di giorno in giorno e “a sorpresa”, così che ciascuno sia in parte responsabile per se stesso ma per il bene di tutti.

In linea con una cultura della solidarietà che spesso in questi mesi abbiamo visto emergere prepotente e uscire nonostante il lockdown, pur con le dovute eccezioni. Il tempo per organizzarsi, comunque, c’è stato tanto che “in provincia di Pisa – spiega ancora Mainardi – le aziende si sono organizzate, in linea di massima, per un controllo a tappeto nelle prime due settimane, salvo poi decidere se diradare o mantenere la linea”. Nella speranza forse, di non fermarsi di nuovo e di inserire anche questa procedura nella nuova normalità imposta dal coronavirus.

“In questi giorni i dati offrono un boom di vaccinazioni in Toscana (merito del nuovo obbligo e anche dell’arrivo del freddo che agevola il ritorno in luoghi chiusi e le influenze stagionali, ndr) ma il green pass viene caricato dopo 14 giorni. Quindi la corsa al vaccino di questo periodo, colorerà il pass di verde solo tra un po’“. Nel frattempo l’alternativa è il tampone, gratuito per chi non può vaccinarsi, ma per comprovati motivi medici, non certo etici o “complottistici”.

Un modo per dire insomma, che l’obbligo vaccinale non c’è, ma proviamo a metterlo lo stesso. “Il Governo – ha sottolineato con una nota la Fiom Cgil Firenze, settore diverso ma stesso sindacato – non ha avuto il coraggio di intervenire inserendo l’obbligo vaccinale e i vuoti normativi lasciati dal Decreto Legge hanno generato timori tra le persone, sia vaccinate che non vaccinate, mettendole in contrapposizione tra loro”. Non tutta la Toscana, infatti, si è mossa con la stessa marcia. “Stamattina – scrive ancora la Fiom Cgil Firenze – come temevamo c’è stata qualche difficoltà all’ingresso nei luoghi di lavoro: non tutti i lavoratori si sono presentati o sono entrati in azienda perché privi di green pass.

Il sistema fagocitato dell’effettuazione dei tamponi ha portato a criticità organizzative che incidono sulla vita dei lavoratori. La presenza e l’impegno dei nostri delegati nella giornata odierna sono stati un supporto importante di tutti i metalmeccanici. Tocca ancora una volta al sindacato ricostruire solidarietà”.

“Con questo metodo – fa sintesi Mainardi – si scarica la responsabilità su imprese, sindacati e lavoratori”. Che nel distretto del Cuoio e nonostante tutto, si trovano ad affrontare una quantità di lavoro insperato. “Specie per le aziende più piccole, lasciare a casa un lavoratore sprovvisto di green pass oggi è un problema. E’ vero che può essere sostituito ma è anche vero che veniamo da mesi difficilissimi” e non si può dire no a nessuna commessa.

La riorganizzazione costa, anche in termini di tempo ed “è il datore di lavoro che si deve organizzare”. E’ un sacrificio, comunque, che in questo momento si fa con un certo piacere. “Il vaccino ci ha ridato la libertà dopo i mesi del lockdown. Già dopo le ferie il lavoro è ripartito: prima a macchia di leopardo, per allargarsi velocemente”. Fino alla Fiera, che ha dato “Segnali sull’invernale veramente importanti. Ora, se riparte il turismo internazionale, si riempiono i duty free, che sono voci pesanti nei bilanci”. Insomma, l’effetto vaccino tanto bramato c’è stato, ma quando la pandemia è mondiale, mondiale deve essere anche la risposta.

Di certo il vaccino ha fatto bene al Distretto, che ora tira un sospiro di sollievo. “Abbiamo ancora un po’ di cassaintegrazione, ma veramente poca. La proroga dello sblocco dei licenziamenti al 31 ottobre è stata vera manna per il settore. Poi, ci sono aziende che ristruttureranno, ma saranno poche e molte di queste saranno quelle che avevano problemi già prima del covid, per esempio quelle che avevano perso quote di mercato”.

Il periodo nero, però, per il Distretto conciario di Santa Croce sull’Arno non è del tutto alle spalle. “L‘indagine Keu e gli eventuali rinvii a giudizio avranno di certo un impatto, ma ancora non si può stimare quale (leggi qui). Dobbiamo lavorare bene e andare avanti”.

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