Dal decreto flussi, 5mila lavoratori stranieri per l’agricoltura toscana

Coldiretti: "L’apertura delle frontiere agli stranieri rischia però di essere vanificata dal fatto che molti braccianti provenienti da Paesi extracomunitari non possono lavorare in quanto sono vaccinati"

Dal decreto flussi 5 mila lavoratori stranieri per l’agricoltura toscana. Scatta martedì 1 febbraio il primo click day per l’ingresso dei lavoratori stagionali.

Lo rende noto Coldiretti Toscana in merito al Decreto flussi 2022 che ha stimato in circa 5 mila i lavoratori stranieri destinati al fabbisogno delle imprese toscane.

“La possibilità di ingresso è importante – sottolinea la Coldiretti – per salvare i raccolti e garantire con la ripresa dei contagi Covid l’approvvigionamento alimentare in un settore che resta ancora fortemente dipendente dal contributo dei lavoratori stranieri nonostante la crescita di interesse tra gli italiani. In Toscana l’apporto dei lavoratori stranieri è molto importante: sono poco meno di 24 mila, circa il 42% del totale della forza lavoro nelle campagne e del 46% stagionali”.

“Con la piena ripresa delle attività agricole è facile prevedere l’accentuarsi della mancanza di lavoratori necessari nelle campagne in un momento in cui con la pandemia da Covid – continua Coldiretti – si è aperto uno scenario di incertezza, accaparramenti e speculazioni che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali come l’energia e il cibo”.

“In questo contesto – sottolinea la Coldiretti – l’apertura delle frontiere agli stranieri rischia però di essere vanificata dal fatto che molti braccianti provenienti da Paesi extracomunitari non possono lavorare in quanto sono vaccinati con il siero russo Sputnik o con quello cinese Sinovac, che non sono riconosciuti in Italia ed in Europa. Un limite che va superato anche considerando il fatto che un prodotto agricolo su quattro viene raccolto in Italia da mani straniere che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura”.

“Si tratta soprattutto – sottolinea la Coldiretti – di lavoratori dipendenti a tempo determinato che arrivano dall’estero e che ogni anno attraversano il confine per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese, spesso stabilendo delle durature relazioni professionali oltre che di amicizia con gli imprenditori agricoli. Ma per salvare le produzioni Made in Italy occorre anche – conclude Coldiretti – dare la possibilità a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani di poter essere impiegati nei campi attraverso una radicale semplificazione del lavoro agricolo. Un provvedimento che interesserebbe molti toscani in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà”.

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