Il contributo di Santa Maria a Monte alla cupola del Brunelleschi

Conferenza alla Rocca a 600 anni dalla prima pietra

Se ne parlerà stasera 7 agosto dalle 21,30 all’area archeologica La Rocca. Ci fu il contributo di Santa Maria a Monte nella cupola del Brunelleschi, che quest’anno compie 600 anni.

“Alcuni santamariammontesi – ricorda il sindaco Ilaria Parrella – furono parte attiva di questa costruzione che introdusse tecniche costruttive innovative grazie alla collaborazione di fior di professionisti e maestranze. In quel tempo Santa Maria a Monte era nell’area di influenza fiorentina. Una personalità si distinse: Piero da Santa Maria a Monte”.

A 600 anni dalla prima pietra stasera 7 agosto ne parleranno Michele Di Sivo dell’Università di Pisa, Matteo Gorini dell’Associazione Cultura Classica, Roberta Barsanti direttore del museo di Vinci, Alexander Neuwhal progettista informatico per la divulgazione storica e Renato Colombai studioso di storia locale.
L’ingresso è libero e gratuito ma occorre la prenotazione per garantire il pieno rispetto delle norme anticontagio al 333-3495168. La conferenza sarà in diretta Facebook sulla pagina Santa Maria a Monte MUSEI.

“Ci sono anniversari che sfidano il tempo, eventi che dirottano la storia. Era il 1420 quando il genio fiorentino iniziò la sua impresa. Costruire la più grande e innovativa cupola del suo tempo, per la cattedrale di Santa Maria del Fiore. Eretta fra il 1420 e il 1434 per la cattedrale di Santa Maria del Fiore, la cupola del Brunelleschi è doppia: è costituita da due calotte ogivali, in pietra e mattoni, tra loro collegate. Ha un diametro di 45,5 metri. E si eleva fino a 116 metri, contando i 22 metri della lanterna in cima. Il peso: circa 37mila tonnellate.

Dopo che gli odiati pisani ebbero progettato la loro Piazza dei Miracoli, infatti,  pace non ci fu per i fiorentini finché non venne messo in cantiere qualcosa di altrettanto grandioso, qualcosa destinato a diventare una meraviglia del mondo. Leon Battista Alberti nel suo trattato De pictura definì il capolavoro di Brunelleschi come un artificio incredibile”.

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