Artiste, mamme, volontarie e lavoratrici: San Miniato premia le sue donne foto

"Mamma non ha mai smesso di essere fra noi", la figlia ricorda Grazia, prima a ricevere il premio alla memoria

È un 8 marzo in netto ritardo quello ‘fiorito’ quest’anno a San Miniato in un pomeriggio di fine settembre. Eppure Grazia, Silvia, Alma, Elena e Alberta, le cinque donne sanminiatesi dell’anno, meritavano una cerimonia, dopo che il Covid aveva impedito i festeggiamenti e la loro premiazione nel mese delle donne per eccellenza.

Così è avvenuto ieri pomeriggio, 26 settembre, ai Loggiati di San Domenico, con una piccola festa in nome di cinque grandi protagoniste di San Miniato. Cinque figure che si sono spese una vita per gli altri, o hanno avuto successo nei rispettivi mestieri, che sono state selezionate e premiate dalla Commissione Pari Opportunità, alla presenza del sindaco Simone Giglioli e dell’assessora delegata Elisa Montanelli e della presidente della commissione Elise Bianchi.

“Questa è per me – racconta l’assessore alle pari opportunità Elisa Montanelli – la prima edizione di questa cerimonia istituzionale che celebra gli undici anni del premio e, dopo il rinvio a marzo, volevamo in tutti i modi recuperarla non appena ce ne fosse stata la possibilità. Abbiamo voluto individuare persone che spesso nel silenzio, con modestia, con la convinzione che il loro operato rappresentasse un dovere, hanno svolto un ruolo importante nella comunità senza chiedere niente in cambio. Donne che rappresentano un esempio di vita”.

Non tutte presenti, purtroppo, le protagoniste, dato che per la prima volta il riconoscimento, ormai giunto alla decima edizione, ha visto la consegna di un premio alla memoria: parliamo di Grazia Del Chiappa, scomparsa il 17 dicembre scorso dopo una vita dedicata al volontariato (qui). Una storia, la sua, che dopo una vita dedicata al paese e alla sua frazione Ponte a Egola, l’aveva vista protagonista della nascita del Palio del Cuoio. Madre di due figlie, Martina e Anna e moglie di Marco, dirigente della società empolese di calcio femminile, ha fatto si che proprio in quest’ultima realtà prendesse passione la più piccola, che oggi gioca nella squadra in quel gioco che un tempo era considerato solo appannaggio dei maschi.

“Si dice che le persone che non ci sono più continuano a vivere nel cuore di chi a loro ha voluto bene – ha ricordato la figlia maggiore, commossa, nel ritirare la pergamena insieme alla sorella e al padre dalle mani dell’amica e membro della commissione pari opportunità Beatrice Calvetti –. Se è davvero così, allora mamma non ha mai smesso di essere fra noi, fra tutti, che nel suo paese le volevano bene”.

Una cerimonia che è proseguita nel celebrare vite piene di passione e di lavoro, con successi che spesso han corso paralleli al farsi una famiglia. È il caso di Alberta Scardigli, da sempre appassionata di moda, partita da zero anni fa, che è riuscita a trasformare la passione infusa in lei dalla famiglia, la creazione di vestititi, in un mestiere che ha tirato su prima insieme alla sorella e poi l’ha portata alla creazione del suo atelier Alberta Boutique. Un vero e proprio brand che ancora oggi va alla grande e la vede spesso impegnata faccia a faccia con grandi stilisti. “Siate determinate – è il suo messaggio alle giovani donne di oggi, che ha voluto lasciare ricevendo il riconoscimento dalle mani di Manola Guazzini della commissione Pari opportunità – perché se si vuol raggiungere un obiettivo nella vita, per quanto possa apparire difficile, la determinazione è fondamentale”.

L’arte e la durezza delle immagini dipinte da Alma Francesca, hanno proseguito i riconoscimenti. Appassionata d’arte fin da piccola, ha dipinto attimi della sua vita per rappresentare sulla carta ciò che non riusciva a descrivere o dire con le parole. I suoi quadri sono molto spesso dedicati alle donne, volti a raccontare con schizzi, linee e sfumature tutto il dolore della violenza che ancora molte sono costrette a subire dagli uomini. Un percorso personale che Alma ha vissuto insieme al suo lavoro di insegnante. “Fate ciò che più vi piace – ha detto – senza fermarvi mai ai giudizi negativi della gente, perché la vita è una e va vissuta a pieno”.

Con la sua lunga vita all’ombra della Rocca, Silvia Dreassi, 92 anni, è quella che fra le premiate di quest’anno la sa più lunga. Una saggezza che in parrocchia, nel mondo del volontariato e non solo, l’hanno sempre contraddistinta. Uno spirito e una voglia di aiutare gli altri che ha imparato, da giovane, dopo le atrocità della Seconda Guerra Mondiale. Subito dopo la guerra divenne governante per una nobile famiglia sanminiatese, i Capoquadri; un lavoro che le ha dato la possibilità di apprendere come curarsi degli altri. Ancora oggi opera come volontaria alla Misericordia di La Scala.

Famosa fra i bambini di oggi, ma ancora di più fra quelli di ieri che, tantissimi, oggi vivono ancora a San Miniato, è Elena Lotti, pediatra del comune da tantissimi anni. Militante femminista negli anni ‘60, Elena scelse di coltivare una passione che poi si trasformò in un lavoro, svolto per tanto tempo e ancora oggi non come libera professione ma in modo associato, all’Asl, dove tante famiglie ancora oggi la conoscono e le portano i propri figli.

“Tutte donne che hanno dato un contributo importante alle loro famiglie ma anche alla comunità tutta – ha detto il sindaco Simone Giglioli –. Impegno spesso difficile nel trovare un equilibrio, ma che tutte loro hanno affrontato giorno per giorno con successo“.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Cuoio in diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.