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Smith, per la Fiom è solo speculazione sui lavoratori

Non ci sono motivazioni valide per giustificare la chiusura dello stabilimento di Saline di Volterra del gruppo Schlumberger, la Smith che comporta la perdita di circa 200 posti di lavoro sul territorio pisani. Lo ha detto il segretario regionale della Fiom toscana Massimo Braccini dopo l’incontro avuto all’associazione industriali di Pisa con la direzione dell’azienda.

“Durante l’incontro – dice Braccini – non sono emerse ragioni fondate tali da giustificare minimamente una procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività dello stabilimento di Saline di Volterra. L’azienda non proviene da un disastrato percorso produttivo e da anni di carenze di volumi, ma solo da utilizzo di sporadici ammortizzatori ordinari legati a momentanea flessibilità produttiva. Nello stabilimento vengono prodotti scalpelli triconici di alto valore per la perforazione del suolo legati agli idrocarburi e la giustificazione aziendale riguardo la scesa del prezzo del petrolio e la diminuzione delle trivellazioni, seppur riscontrabile, non trova nessuna condizione tale da determinare una mancata ripresa del settore. Quindi perché l’annuncio di chiusura di uno stabilimento strategico che si è sempre contraddistinto anche nel gruppo per il valore aggiunto, l’alta professionalità dei lavoratori e dei prodotti?”
Il gruppo Schlumberger acquisì nel 2010 il gruppo Smith per oltre 11 miliardi di dollari, prezzo giudicato eccessivo in rapporto al valore, ma in questo modo Schlumberger si confermò ulteriormente leader mondiale nell’industria petrolifera.
“Nello stabilimento di Saline non ci risulta abbiano fatto investimenti, – e questo è da ritenersi un elemento grave da parte della multinazionale, poi la minima riduzione dei volumi, ma magari anche la riduzione delle quotazioni, hanno portato il gruppo a riorganizzarsi in tutto il mondo, – continua il segretario regionale Fiom – ma a nostro avviso le scelte non appaiono legate a valutazioni razionali produttive, ma da logiche di profitto che poi vanno a scapito dei lavoratori e di un’intera comunità. Siamo in un sistema malato, le azioni delle imprese quotate in borsa si rialzano al solo annuncio di licenziamenti, ma questo non è una condizione che durerà nel tempo.
Lo stabilimento di Saline ha tutte le potenzialità, condizioni e capacità per superare questa fase ed essere rilanciato,può essere accompagnato per un periodo con specifici ammortizzatori e nello stesso tempo risentire di investimenti che siamo convinti diano una condizione di ritorno.
Poi Braccini innesca una riflessione su quello che sarebbe l’impatto sociale della chiusura dello stabilimento: ” La chiusura di una fabbrica non è solo impoverimento economico di un territorio,un dramma sociale e umano, ma anche un dramma per la democrazia. Una fabbrica e’ storia collettiva e storie individuali, e’ memoria, luogo di elaborazione culturale. Il Governo è stato chiamato ad intervenire, tutte le Istituzioni, a tutti i livelli, si
sono strette intorno alla lotta dei lavoratori Smith. Noi abbiamo chiesto all’azienda di ritirare la pregiudiziale sulla chiusura dello stabilimento e presentare un piano alternativo. L’iniziativa economica privata deve risentire di regole precise, non può arrecare danno alla dignità di chi lavora, e’ necessario che l’economia svolga una funzione sociale, sia utile all’intera collettività. Non può essere – conclude Braccini – che le multinazionali possano fare incontrastate ciò che vogliono e siano a briglia sciolta, ma al contrario, vanno ricondotte alla sua natura. Come sindacato insieme ai lavoratori stiamo lottando per mantenere aperta l’azienda Smith e nell’interesse generale, manca invece una politica industriale e anche questa vertenza dimostra che il mercato non solo non regola nulla, ma apre la strada ad uno dei peggiori sistemi, se non regolato, della storia contemporanea”.

 

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