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Tartufo, appello Confcommercio: “Attenti a frodi”

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Provengono per lo più dall’Est Europa e dal Marocco. Novembre tempo di tartufo e, secondo ConfcommercioPisa, anche di truffe. Per questo ha emesso una circolare, dedicata a tutti i pubblici esercizi della provincia di Pisa. Secondo Confcommercio, infatti, il tartufo, “come ogni altro alimento è suscettibile di frodi e deve rispettare le norme in materia di sicurezza alimentare”.

Non un’allerta generico, visto che, come spiega il direttore Federico Pieragnoli, l’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari dell’arena pisana ha “raccolto segnalazioni relative all’ingresso sul territorio nazionale di quantità significative di tartufi provenienti da paesi dell’Est, dal Marocco e a livello locale, la commercializzazione di tartufi di origine cinese e marocchina, di specie botanica del tutto diversa dal tartufo, ma morfologicamente simile e quindi facilmente confondibili”. Per scongiurare questo mercato “illegale” i cavatori, compresi i non professionali, per legge debbono fornire all’acquirente (quindi ristoratori e affini) al momento della cessione del prodotto, un documento di tracciabilità dei tartufi, contenente alcune indicazioni fondamentali: dal nome e cognome del cedente, al numero di tesserino regionale, la data di cessione, la ragione sociale dell’acquirente, il nome scientifico del tartufo ceduto, il quantitativo espresso in grammi, la zona di raccolta. Un documento che va redatto a tutela degli operatori del settore alimentare, che come prevede il regolamento debbono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare”. “Occorre scongiurare l’immissione nel mercato locale di tartufi di incerta provenienza – spiega Daniela Petraglia, presidente di Confristoranti ConfcommercioPisa – che alimentano evasione fiscale e potrebbero essere persino dannosi per la salute. Rispettare la tracciabilità e richiedere questo documento è quindi un obbligo a maggior tutela dei consumatori, degli imprenditori che operano nel settore enogastronomico e di salvaguardia di un prodotto tipico locale di assoluta eccellenza. Occhi aperti per un acquisto sicuro e consapevole”.

 

 

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