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Acqua, bolletta più cara. Sardu: “Tubone da 140 milioni”

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Il tubone, il costo dell’acqua agli utenti (destinato ad aumentare), le infrastrutture della rete idrica sul territorio, gli investimenti per il futuro del Comprensorio, la questione delle condutture in amianto e l’impossibilità di sostituirle. Sono alcuni dei i temi affrontati in un’intervista del Cuoioindiretta.it, realizzata proprio nella sede operativa di Acque Spa al centro direzionale Fermi di Ospedaletto con il presidente della società, Giuseppe Sardu, da anni alla guida della Partecipata.

Al momento un metro cubo di acqua potabile costa poco meno di 3 euro al metro cubo, ci dobbiamo aspettare degli aumenti nei prossimi mesi?
“Nel corso del 2016 la bolletta dell’acqua avrà un aumento di circa il 6,5 per cento e probabilmente altri aumenti scatteranno in futuro. La tariffa e gli aumenti sono stati decisi dall’Ait, l’autorità idrica Toscana composta da tutti i sindaci. Ovviamente sono determinati sulla base degli investimenti fatti e il costo del servizio idrico in Toscana in futuro forse continuerà ad aumentare. Al momento la tariffa è composta in minima parte dalla remunerazione del capitale investito, mentre gran parte va ad abbattere i servizi erogati e a garantire gli investimenti attraverso l’utile. Per miglioramenti ogni anno reinvestiamo in tecnologie e infrastrutture circa 10-12 milioni di euro. L’aumento della bolletta a fronte di una diminuzione generalizzata dei consumi procapite ha due effetti: quello di garantire la possibilità all’azienda di continuare ad investire e quello di calmierare proprio i consumi e ottenere un beneficio in termini ambientali.”
Per quanto riguarda gli investimenti in Valdarno da tempo si aspettano quelli sul tubone. Quali sono i tempi e i capitali che investirete?
“In realtà dei lavori sono stati fatti, altri sono ancora in corso. È chiaro che si tratta di un’opera che deve essere realizzata per step. Il passaggio più delicato sarà quello della realizzazione del collettore che dalla Valdinievole dovrà portare i reflui civili ad Aquarno. Al momento stiamo realizzando il tratto che va da Santa Maria a Monte a Castelfranco per poi arrivare al depuratore, in modo da risolvere la questione dei reflui civili di questo comune. Completare l’opera comporterà un investimento di circa 100 milioni investiti da Acque Spa, mentre 40 milioni saranno stanziati dalla Regione. Il grosso delle risorse a questo punto, dopo aver completato i bracci secondari della rete, ovvero quelli della Valdera e quelli del Comprensorio,  sono per la realizzazione del collettore principale di collegamento con la Valdinievole, il vero tubone. Qui sono appena cominciati gli espropri dei terreni e quindi è ipotizzabile che serviranno ancora 2-3 anni per avviare i lavori, probabilmente ne riparleremo nel 2018. Questo reticolo però permetterà di risolvere definitivamente il problema della depurazione e di allacciare pure tutti gli scarichi al depuratore di Aquarno. In Valdarno infatti non è prevista la costruzione di depuratori nostri, ma utilizzeremo quelli esistenti, in particolare quello di Aquarno a cui paghiamo una tariffa per la depurazione. Anche in questo caso per noi e quindi per i contribuenti è molto più vantaggioso avvalersi di un depuratore tecnologicamente avanzato che andare a realizzarne di piccoli. Il depuratore di Aquarno è in grado di smaltire i reflui prodotti da circa due milioni di utenti civili, quindi nonostante qui si convogliano le acque reflue delle utenze civili della Valdinievole, del Valdarno e parte della Valdera, il depuratore sarà in grado di depurare senza problemi restituendo acque utili per le altre attività”.
Perché avete scelto di non costruire depuratori vostri in Valdarno come nelle altre zone, non sarebbe stato più utile?
“No, non è prevista la costruzione di nuovi depuratori, ma la sistemazione della rete che permetterà a quelli esistenti di lavorare meglio. Noi dall’Ait non abbiamo avuto indicazioni in tal senso che giustifichino investimenti nella costruzione di impianti di depurazione. Continueremo ad utilizzare gli impianti privati per la depurazione pagando la tariffa fissata proprio dall’autorità Idrica Toscana. In molti casi per noi è più conveniente e possiamo, avvalendoci di strutture private, utilizzare tecnologie più efficienti. Per noi gestire i piccoli depuratori infatti non è conveniente e non è sempre possibile garantire un servizio controllato e di qualità”.
Acque è un’azienda che eroga un servizio fondamentale che negli ultimi anni ha sempre chiuso in attivo i suoi bilanci,  in quello pubblicato nel 2014 avete un utile netto di poco inferiore ai 16 milioni di euro. Un sistema quindi che comincia a garantire anche un ritorno economico sugli investimenti. Per i prossimi anni quel è l’obiettivo aziendale di Acque?
“Al momento il principale investimento che stiamo sostenendo è la sistemazione e il potenziamento della rete fognaria in tutti quei territori dove si registra un ritardo infrastrutturale che crea problemi ambientali, anche in Valdarno inferiore. Noi abbiamo ereditato una rete fognaria insufficiente, che aveva molte utenze non allacciate.  In questo momento stiamo lavorando proprio in questo senso, ovvero allacciare le utenze alla rete fognaria con un indubbio miglioramento delle condizioni ambientali e della sistemazione della rete, dove spesso bastano piccoli accorgimenti per garantire una maggiore efficienza, un maggior rispetto ambientale. Questo lavoro che richiede interventi capillari punta ad allacciare quanto più utenze civili possibili da avviare ai depuratori, in particolare in questo caso al depuratore di Aquarno”.
Nel 2011 c’è stata una perdita di acqua dalla rete di distribuzione che si aggirava intorno al 27 per cento. Questo fu uno dei temi su cui i comitati per l’acqua pubblica proprio nei giorni del referendum dettero battaglia. A distanza di cinque anni qual è la situazione delle perdite?
“Attualmente Acque Spa è riuscita, sulla base del vecchio indicatore con cui era stata stimata la perdita del 27 per cento, ad abbattere le perdite di circa sei punti percentuali, riducendole a circa il 23 per cento. Questo attraverso interventi di manutenzione in cui abbiamo investito molte risorse, ma anche attraverso una gestione più oculata, ovvero abbattendo la pressione con cui viene erogata l’acqua sulla rete e attraverso nuove tecnologie più flessibili. Limitare le perdite in questi anni, dopo che abbiamo ereditato la gestione delle reti dai soggetti precedenti per lo più le aziende municipalizzate, è stato ed è uno tra i principali obiettivi aziendali.  E’ importante limitare le perdite sia in termini ambientali che economici. Perdere parte dell’acqua trattata e pronta per essere distribuita all’utenza significa perdere l’energia e le risorse economiche spese per rendere potabile quell’acqua e per trasportarla. Quell’energia alla fine se ne va con il dissipamento della risorse. In futuro sicuramente la perdita verrà limitata ulteriormente grazie agli interventi puntuali di riparazione sulla rete”.
Negli ultimi tempi vari esponenti politici di opposizione stanno incalzando sulla questione delle tubature in cemento-amianto nel Valdarno inferiore, in particolare proprio nei comuni del Comprensorio. Si parla di decine e decine di chilometri di condutture pubbliche in cui scorre l’acqua che arriva ai rubinetti degli utenti, per molti il timore è che le fibre di amianto possano finire ingerite ed essere nocive per la salute umana. È possibile sostituire questi tubi?
“Sostituire i tubi in amianto comporterebbe un investimento improponibile. Noi ogni volta che interveniamo per una rottura sostituiamo le condutture in amianto con quelle in materiali più moderni come l’acciaio. Questo comporta una progressiva, se pur lenta, riduzione dei tratti in amianto. Per sostenere un investimento del genere però a noi dovrebbe arrivare un input dall’Autorità idrica Toscana, che è composta da tutti i sindaci. Si tratterebbe di un intervento pesante economicamente. Inoltre c’è da tener presente che esiste una legge nazionale che parla dello smaltimento dell’amianto nei tetti, mentre non c’è nessuna legge che parli della sostituzione dei tubi in amianto o che li riconosca come nocivi per la salute umana. Anzi, ci sono studi che fissano un limite di attenzione in 7 milioni di fibre per metro cubo, mentre al massimo in Valdarno sono state riscontrate 70mila fibre per metro cubo. E comunque anche il limite di 7 milioni di fibre non significa che l’acqua è nociva, ma rappresenta solo una spoglia di attenzione”.
Nei prossimi anni le aziende partecipate che gestiscono l’acqua in Toscana dovranno fare i conti con la questione del gestore unico, soggetto introdotto dall’Ait, recepito dalla legge regionale e previsto da quella nazionale. Cosa accadrà per i cittadini e per le aziende, dove merita ricordare che al momento poco meno della metà della quote è detenuta da privati che hanno investito capitali e ora cominciano ad avere una remunerazione?
“Per l’utenza dovrebbe cambiare poco o niente, perché di fatto l’indirizzo politico e la tariffazione sarà sempre decisa dall’autorità idrica toscana che è governata dai sindaci. La questione è totalmente diversa in termini aziendali e di garanzia degli investimenti, mentre la decisione spetterà proprio alla politica in Toscana come prevede la legge regionale e la legge SbloccaItalia che parla in modo abbastanza chiaro. Alla scadenza della prima concessione, che in Toscana sarebbe al 2021, quando ad andare a conclusione sarà la concessione di Publiacque, si aprono tre possibilità. La prima è la meno realistica, ovvero forse è quella di una società in house regionale completamente pubblica, dove il socio privato viene buttato fuori dal pubblico che riscatta le quote e le strutture. Questa ipotesi comporterebbe riportare la gestione dell’acqua sotto il controllo interamente pubblico. L’altra soluzione è quella più ibrida, che prevede la realizzazione di un gestore unico misto con una società partecipata dove il privato continua ad essere socio di minoranza. In pratica significherebbe estendere il modello che già stiamo vedendo a un gestore unico (con la possibilità che una della società esistenti possa diventare il gestore unico ndr). La terza ipotesi, invece, è quella di andare a gara per trovare un gestore unico privato, in pratica il modello che abbiamo visto per la gara del trasporto pubblico. Ovviamente si tratterebbe di una gara europea a cui proprio come è accaduto nel trasporto pubblico locale, potrebbero partecipare società da tutta Europa (e proprio su questo c’è da tener conto che in  Francia esistono due dei principali colossi dell’acqua a livello mondiale, GDF Suez e General des Eaux, che già compaiono nella compagine societaria di molte aziende partecipate toscane come soci di minoranza ndr). Il primo passo in ogni caso comunque spetterà all’Autorità idrica Toscana in ottemperanza della leggi vigenti”.

 

Gabriele Mori

 

Il tubone quali sono i tempi e gli investimenti sono anni che si parla di questa opera che risolverebbe vari problemi di depurazione. Ma al moment osiamo sempre ai primi passaggi?
“In realtà dei lavori sono stati fatti e altri sono ancora in corso , è chiaro che si tratta di un opera che deve essere realizzata per step. Il passaggi più delicato sarà quella della realizzazione del collettore che dalla Valdinievole dovrà portare i reflui civili ad Aquarno. Al momento stiamo realizzando il tratto che va da Santa Maria a Monte a Castelfranco per poi arrivare al depuratore e questo ci permetterà di risolvere la questione dei reflui civili di questo comune, completare l’opera comporterà un investimento di circa 100milioni che investirà Acque spa mentre 40 milioni invece saranno stanziati dalla Regione. Il grosso della risorse a questo punto dopo aver completati i bracci secondari della rete, ovvero quelli della Valdera e quelli del Comprensorio,  siamo la realizzazione del collettore principale  di collegamento con la Valdinievole, il vero tubone. Qui sono appena cominciati gli espropri dei terreni e quindi è ipotizzabile che serviranno ancora 2-3 anni per avviare i lavori probabilmente ne riparleremo nel 2018. Questo reticolo però permetterà di risolvere il problema della depurazione, definitivamente e allacciare tutti gli scarichi al depuratore di Aquarno. In Valdarno infatti non è prevista la costruzione di depuratori nostri, ma utilizzeremo quelli esistenti in particolare quello di Aquarno a cui paghiamo una tariffa per la depurazione. Infatti anche in questo caso per noi e quindi per i contribuenti è molto più vantaggioso avvalersi di un depuratore tecnologicamente avanzato che andare a realizzare piccoli. Il depuratore di Aquarno è in grado di smaltire i reflui prodotti da circa due milioni di  utenti civili quindi nonostante qui si convoglino le acque reflue delle utenze civili della Valdinievole, del Valdarno e parte della Valdera il depuratore sarà in grado i depurare senza problemi restituendo acque utile per le altre attività ”.

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