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Pmi, 9 mesi di lavoro se ne vanno in tasse: anche nel Cuoio

Le imprese della provincia di Pisa dovranno aspettare fino al 10 agosto, mentre quelle dell’area fiorentina addirittura fino al 9 settembre. Tanto dovranno attendere gli imprenditori prima di poter fatturare per se stessi e per le proprie aziende. Fino ad allora, infatti, tutto il lavoro servirà a sopperire al fisco del 2017. Lo dicono i dati sull’Osservatorio regionale della Cna, che calcola il peso della tassazione di quest’anno sulle piccole e medie imprese al 61,2%, lo 0,3 in più rispetto allo scorso anno.

Una fotografia nella quale rientrano a pieno anche le imprese artigiane del comprensorio del Cuoio, a cavallo tra la provincia di Pisa (in linea con la media nazionale) e quella di Firenze che, al contrario, si colloca al primo posto regionale e tra i primissimi in Italia (con una pressione addirittura del 69,3%). Una difficoltà che nel distretto del Cuoio sarebbe non solo confermata ma addirittura aggravata da altri fattori, a cominciare dalla questione etica fino ad arrivare al peso della burocrazia, come fa notare Graziano Turini, coordinatore della Cna per il comprensorio.
“Nel nostro territorio – spiega – oltre al problema del fisco, i margini sono ancora più ridotti a causa di una concorrenza spesso ai limiti della legalità, con situazioni che generano un effetto dumping sulle imprese. È per questo che il tema del lavoro in nero e della questione etica sta molto più a cuore alle piccole imprese piuttosto che alle grandi firme, i cui prodotti hanno alla base tutta una serie di lavorazioni che garantiscono la qualità del prodotto finito. In tutte queste fasi ci sarebbe bisogno di maggiori controlli. Anche le concerie adesso iniziano a capirne l’importanza, come dimostra la relazione annuale del presidente Franco Donati che mi ha favorevolmente colpito”.
Il secondo fattore, invece, sarebbe quello della burocrazia: “Non si tratta di superare le regole – sottolinea Turini – perché le regole rappresentano una garanzia per le aziende, ma spesso ci troviamo di fronte a regole farraginose e diverse da Comune a Comune. Le aziende del nostro distretto, poi, sono tenute a compilare tutta una serie di carte per vari enti: ogni mese si perdono decine e decine di ore proprio nella burocrazia”.
Due difficoltà, tuttavia, che a detta di Turini potrebbero essere superate almeno in parte conferendo al distretto quella personalità e quella forza decisionale che non ha mai avuto. “Se ad esempio l’erogazione dei contributi regionali passasse dal distretto – suggerisce– potremmo decidere di ammettere solo quelle imprese che rispettano il codice etico”. Da questo punto di vista, quindi, Turini condivide in pieno la proposta lanciata dal sindaco Giulia Deidda di istituzionalizzare il distretto (leggi qui), inteso come nuovo ente nel quale far confluire sia i comuni del Valdarno sia le associazioni di categoria. Un’ipotesi, però, che dovrà passare prima di tutto da un’unificazione tra le due sponde imprenditoriali del Cuoio: “Mi sembra che Deidda abbia colto perfettamente il senso delle cose che diciamo da tempo nel tavolo del distretto – commenta Turini -. Spero però che anche i conciatori alla fine raccolgano l’appello che Donati ha lasciato al suo successore: se vuoi che gli altri semplifichino potresti provare a fare un primo passo in prima persona. Penso quindi che anche i conciatoriabbiano una sfida di innovazione da cogliere”.

 

Giacomo Pelfer

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