Il cibo e la letteratura, un rapporto raccontato dagli scrittori

Il legame tra cibo e letteratura è molto saldo, un mondo che spesso si fonde, con gli autori che utilizzano il cibo come una sorta di veicolo dal potere ancestrale che permette di trasportare indietro nel tempo.

Il cibo della memoria viene visto come una sorta di comfort food, che fa stare bene le persone e a ognuno provoca un effetto macchina del tempo, regalando un sorriso inaspettato nei loro volti.

Ogni persona ha un cibo particolare che determina quest’effetto “macchina del tempo“, come sottolineato da un recente articolo apparso su Repubblica, che è andato a intervistare alcuni nomi noti nel campo della scrittura per indagare quale sia il loro rapporto col cibo.

Chiara Gamberale, fresca autrice del romanzo L’Isola dell’abbandono, sottolinea come il suo piatto dei ricordi risulti essere la polenta, perché ricorda nelle sua mente i periodi delle prime estati, quando si recava in montana in Alto Adige con i genitori, il fratello e le cugine.

Grazie alla passione del padre per le scarpinate sui monti, tutta la famiglia percorreva dei lunghissimi percorsi a piedi, intervallati con delle soste per i pranzi nelle baite locali, dove si poteva consumare dell’ottima polenta.

Nonostante quel piatto non piacesse a tutti, ora la scrittrice sottolinea come il profumo di qual piatto generi ancora un ricordo che porta il piatto ad essere paragonato a uno dei più buoni mai assaggiati.

Per Massimo Carlotto, autore della saga dell’Alligatore e di molti altri romanzi, il piatto della memoria è lo Schizzotto, una focaccia contadina preparata in alcune zone della provincia di Padova e Vicenza.

Preparata in versioni sia dolci sia salate, acquisisce un sapore particolare grazie all’utilizzo di grasso d’oca o d’anatra, un piatto che era preparato dalla mamma dello scrittore, di origine pugliese, che cercava di contaminare quella ricetta veneta con i sapori e prodotti originari della sua terra.

Marco Bonini, attore e sceneggiatore, il suo piatto tipico della memoria lo ha descritto anche in un libro, si tratta della carbonara, preparata da Giulio, che aveva appreso tecniche e regole su come fare la carbonara dalla ricetta tradizionale, come quella riportata da Primo Chef, blog dedicato alla buona cucina che mette a disposizione tantissime ricette buone e salutari.

Per Valeria Montaldi c’è la Fugassa, un dolce povero tipico della sua terra d’origine, il Veneto che era preparato dalla nonna in occasione delle feste.

Un piatto che riusciva a incantare il palato e che sembra ancora di assaporarne il gusto ora, intenso nelle sensazioni e mai offuscante.

Per il premio campiello 2018, Rosella Pastorino, la scelta è pasta con le patate, quella preparata dalla signora Concettina, la cuoca dell’asilo.

Ogni volta che la scrittrice assaggia quel piatto ricorda tale signora, la sua camminata rapida e un po’ marziale, senza ricordarne però viso e capelli, ma solo quell’inconfondibile profumo della pasta che la faceva sentire a casa.

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