Nuovo governo, nuove tasse sul gioco

In tempi di manovra lo Stato è sempre a caccia di risorse per coprire le spese correnti e non, tra le quali il costo degli interessi sul debito pubblico

Ormai da anni siamo abituati a vedere aumentare qualsiasi tipo di tassa, oppure a vederne spuntare di nuove dal nulla. Questa volta, l’intervento sarà a tenaglia, perché l’aumento del prelievo fiscale non riguarderà solamente i concessionari di gioco. Lo studio della società specializzata RichSlots.it ha analizzato che per i concessionari di gioco ci sarà un aumento del PREU, che ridurrà al 65% il payout delle VLT (al momento si aggira intorno al 69%). Per i giocatori invece una bella tassa sulla fortuna aumenterà il prelievo dal 12% attuale al 20% su tutte le vincite a partire dai 200 euro in su. Le novità entreranno in vigore dal 15 Gennaio 2020. Per la sola tassa sulla fortuna, la stima di incasso per l’erario si aggira sui 308 milioni.

La soluzione è aumentare le tasse sul gioco

Curioso l’atteggiamento dei vari governi che si succedono alla guida del paese. Da un lato sono sempre pronti a demonizzare il gioco d’azzardo, mortificandolo con delle misure di facciata e di pure propaganda come quelle sul divieto di pubblicità (il cosiddetto decreto dignità). Dall’altro lato sempre pronti a mettere le mani nella cassa dei giochi per far quadrare i conti. A tal proposito giova ricordare che il divieto di pubblicità del gioco legale facilita la confusione tra offerta legale e illegale, a danno del giocatore e anche dello Stato stesso. Vale la pena rimarcare che le Slot da Bar, le cosiddette VLT, New Slot e AWP, fanno incassare allo stato quasi 7 miliardi di euro l’anno, contro i 500 milioni delle Slot Machine Online. Di fronte a questi numeri ci sembra ovvio che lo stato non voglia cambiare davvero le cose, perché le Slot da Bar sono una vera e propria Gallina dalle uova d’oro.

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Il divieto di pubblicità non serve contro la ludopatia

L’aver cancellato la pubblicità del gioco è un errore secondo gli addetti del settore, come dichiarato anche dal direttore di Agimeg: “Un errore per un settore che negli ultimi 20 anni ha fatto molta fatica a rendere netta la separazione tra mercato legale e clandestino. E che solo attraverso un lungo lavoro tecnico e legislativo ha visto togliere gli introiti del gioco dalle casse della malavita per passarli allo Stato”. Soprattutto questa misura è totalmente inefficace per raggiungere l’obiettivo di contrastare la ludopatia. Il gioco online infatti non è la radice del problema, tutt’altro. I sistemi di controllo sui giocatori e sugli operatori del gioco a distanza è permanente e non eludibile, impedendo truffe e l’accesso al gioco da parte dei minorenni. Inoltre il meccanismo dell’autoesclusione e i limiti di gioco più bassi permetto di controllare meglio il gioco compulsivo.

Operazioni di facciata per non cambiare nulla

La vera criticità nel contrasto al gioco d’azzardo patologico è rappresentata proprio dalle Slot da Bar, dove i controlli sono casuali o del tutto assenti e già in passato sono state scoperte vari raggiri ai danni dell’Erario e dei giocatori stessi. Questi apparecchi dovrebbero infatti sempre rimanere collegati a una rete telematica dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, al fine di verificare tra l’altro anche le somme dovute a titolo d’imposta. In passato sono state svelate diverse truffe, consistenti nel mancato collegamento alla rete, evadendo di fatto la tassazione. Il 90% del volume di gioco si concentra su questi apparecchi e per controllare il fenomeno della ludopatia bisognerebbe proprio cominciare da questi. Invece si comincia più comodamente dalle Slot Machine Online, non per ignoranza ma per scelta, perché se poi davvero gli italiani smettessero di giocare alle Slot da Bar quale governo potrà recuperare quei 7 miliardi di euro?

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