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Ampliamento del PoTeCo, pubblicata la manifestazione d’interesse per le imprese foto

Dopo le indagini della Dda l’iter va avanti per non perdere i finanziamenti della Regione

Hanno tempo fino al 26 aprile le imprese interessate a presentare una manifestazione d’interesse per poi partecipare alla gara per l’affidamento della progettazione dei lavori di ampliamento del Polo tecnologico conciario (Poteco) di Santa Croce sull’Arno.

Il centro di ricerca di eccellenza sarà oggetto di un investimento di tre milioni di euro, ma l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Direzione distrettuale antimafia di Firenze di Giulia Deidda, presidente di Poteco, e di altri attori di spicco coinvolti nel progetto di ampliamento getta qualche dubbio sul futuro. Intanto, c’è chi ha annunciato un’interrogazione per capire “se i previsti finanziamenti da parte della regione Toscana per Poteco subiranno modifiche” e “in merito ai procedimenti di finanziamento in atto relativi all’ampliamento del Po.Te.Co”.

Dubbi destinati a rimanere tali per il momento, visto che da parte dei principali investitori c’è il più stretto riserbo. Intanto, però, le procedure vanno avanti, con l’auspicio che il milione e mezzo di euro che dovrebbe arrivare dalla Regione non subisca alcuna modifica. È stato pubblicato un avviso di manifestazione di interesse per tutte quelle imprese, singole o associate, che vorrebbero partecipare alla procedura negoziata che sarà svolta in una fase successiva in modalità telematica sulla piattaforma Start. La procedura sarà indetta dalla Centrale unica di committenza tra i comuni di Castelfranco di Sotto, Santa Croce sull’Arno, Montopoli in Valdarno e San Miniato, per conto del consorzio tra i comuni per la gestione delle attività e servizi relativi alla realizzazione di strutture e servizi avanzati per l’impresa; consorzio dei comuni che, secondo quanto previsto dall’accordo di programma firmato con la Regione, svolge il ruolo di stazione appaltante, e quindi si occuperà dell’espletamento della gara d’appalto e di tutta l’esecuzione delle opere, fino al collaudo finale.

Nel dettaglio, l’incarico ha per oggetto la progettazione definitiva ed esecutiva architettonica, strutturale e impiantistica, la direzione lavori e operativa, la contabilità e liquidazione dei lavori, nel rispetto di tempi e normative del contributo finanziario della regione Toscana, il coordinamento della sicurezza sia in fase di progettazione che esecuzione, l’aggiornamento della pratica di prevenzione incendi e il coordinamento alla disposizione delle attrezzature, nonché assistenza al collaudo oltre eventuali prestazioni specialistiche necessarie. Tutto questo deve essere svolto nei tempi utili per ricevere i finanziamenti della Regione. “L’intera progettazione suddivisa in progettazione definitiva ed esecutiva – si legge nell’avviso -, incluso il piano di sicurezza e coordinamento, dovrà essere completata entro 90 giorni consecutivi dalla sottoscrizione del contratto”.

C’è tempo fino alle 18 del 26 aprile e le domande (senza necessità di presentare un’offerta in questa fase) devono essere inviate all’indiritto di posta elettronica certificata consorzioserviziavanzati@pec.it con la dicitura Domanda manifestazione interesse Consorzio tra i Comuni.

Il progetto complessivo di ampliamento vale tre milioni di euro, di cui un milione e 600mila dalla regione Toscana. Un investimento pubblico-privato in cui la restante parte sarà coperta, se i piani non saranno intaccati dall’evoluzione delle indagini, dall’Associazione conciatori presieduta da Maila Famiglietti (coinvolta nell’inchiesta) e dal Consorzio conciatori di Ponte a Egola presieduto a Michele Matteoli (completamente estraneo ai fatti).

“Su questo tema non abbiamo voluto togliere nulla, anzi abbiamo investito – così parlava il presidente Eugenio Giani il 15 gennaio scorso, in occasione della firma dell’accordo con i sei sindaci del comprensorio – Il comprensorio è il biglietto da visita della Toscana produttiva nel mondo”. Nella speranza che questo biglietto da visita non si macchi di una brutta nomea, resta da capire se il programma di investimento è confermato: l’80 percento di risorse dovrebbe arrivare, secondo quanto annunciato alla firma dell’accordo, entro il 31 gennaio e, per il momento, non ci sono motivi concreti per credere che ciò non avvenga.

Quei soldi saranno spesi per la creazione di nuovi spazi per la ricerca e per la copertura dell’ampia terrazza al primo piano, dove saranno collocati i laboratori che oggi si trovano al piano terra, dove invece ci saranno le aule per la formazione.

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